CASO ZAKI, OGGI L’UDIENZA SULLA CARCERAZIONE

È stata anticipata rispetto a gennaio. Rilasciati gli esponenti della ONG con cui collaborava, tra cui il direttore esecutivo

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Nuovi sviluppi sulla questione di Patrick Zaki, il caso che sta interessando praticamente tutto il mondo. A dispetto delle aspettative dell’opinione pubblica, e anche del diretto interessato, si terrà già quest’oggi l’udienza sul rinnovo della custodia cautelare dello studente egiziano dell’università di Bologna, detenuto in Egitto da circa dieci mesi. Tale seduta avrebbe dovuto tenersi a gennaio, ma secondo quanto segnala un tweet di EIPR si è deciso di anticipare il momento topico. L’Organizzazione non governativa per cui lavorava il ventinovenne come ricercatore negli studi di genere ha espresso la speranza che il giovane venga scarcerato. L’ONG traccia un parallelismo tra lo studente e i tre dirigenti della stessa Iniziativa egiziana per i diritti personali, traduzione del nome originale Egyptian initiative for personal rights, rimessi in libertà due giorni fa. La suddetta speranza è condivisa da molti, a quanto si legge in giro per il web, dato che si vorrebbe evitare un “caso Giulio Regeni bis”, con la morte del ricercatore italiano che ancora grida giustizia.

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Per comprendere appieno la questione occorre fare un passo indietro, precisamente di due settimane, quando fu avviata una serie di arresti, tra cui quello di uno dei pezzi grossi dell’organizzazione no-profit: Gasser Abdel Razek, direttore esecutivo, per cui erano state disposte due settimane iniziali di custodia cautelare in carcere. Modalità riproposte anche per altri suoi due colleghi: il direttore amministrativo Mohamed Bashir e il responsabile dell’unità di giustizia penale Karim Ennarah. Razek e Bashir erano stati prelevati dalle loro abitazioni al Cairo da agenti entrati senza bussare, mentre Ennarah si era fatto desiderare: era in vacanza con la famiglia a Dahab, nel sud del Sinai, da dove ha dovuto obbedire alle disposizioni di custodia cautelare di quindici giorni.

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Le reazioni erano state composite: mentre la Francia si diceva “preoccupata”, dall’Egitto hanno mantenuto la via del silenzio. O quasi: “Si esprime profondo rammarico per la difesa di un ente che opera illegalmente nel campo del lavoro civile, visto che l’EIPR è un’organizzazione registrata con degli scopi ma che di fatto svolge altre attività”. Alla fine la custodia cautelare dei tre non è stata rinnovata, stessa conclusione che in molti si auspicano anche per Patrick Zaki.

Francesco Bulzis

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