CASO WRIGHT, PRIME NOVITÀ

L’agente Potter accusata di omicidio di secondo grado

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Omicidio di secondo grado: questa l’accusa riservata all’agente di polizia Kim Potter, che lo scorso 11 aprile aveva fermato l’afroamericano Daunte Wright dando vita alla vicenda balzata agli onori della cronaca. Il 20enne era stato sottoposto a verifica per aver violato il codice stradale nelle vicinanze del Brooklyn Center, una cittadina nei pressi di Minneapolis (Minnesota). Avendo scoperto un mandato di arresto a suo carico, i poliziotti avevano tentato di ammanettarlo; incontrando le resistenze del giovane, Potter gli aveva puntato una pistola alla testa “scambiandolo per un taser”, a detta del capo della polizia di Brooklyn Center. Seppur ferito, Wright era risalito a bordo della sua auto percorrendo un altro tratto di strada, in una fuga disperata, per poi schiantarsi perdendo la vita. In un filmato che ritrae la concitata colluttazione tra Wright e gli agenti, si sente distintamente affermare “gli ho appena sparato” dalla Potter.

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Com’è facile immaginare, memori dell’episodio che coinvolse George Floyd, grandi proteste si sono levate a seguito dell’ennesima uccisione ai danni di un cittadino di colore. Minneapolis è caduta in preda alle proteste, al grido di «Giustizia per Daunte, mettetela in galera!» Non è un caso che sia il capo della polizia di Brooklyn Center sia la stessa Kim Potter abbiano subito rassegnato le dimissioni.

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Cosa si intende per omicidio di secondo grado nel contesto Usa? Questa espressione sta ad indicare un ampio range di situazioni possibili, dall’omicidio volontario non premeditato a quello preterintenzionale. Secondo una rapida stima, la pena massima che potrebbe essere inflitta a Kim Potter è di 10 anni di reclusione.

Leonardo Bianchi

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