CARLA VOLTOLINA

Storie di donne

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Era una promessa del nuoto. Aveva già vinto diverse gare, e chissà, magari quella sarebbe stata la sua strada. Però era anche molto studiosa e si era iscritta all’università.

Eppure, il destino aveva altri programmi e a causa della Seconda guerra mondiale Carla dovette lasciare nuoto e studi.

Ma era una ragazza forte e determinata, oltre che dichiaratamente antifascista. Per questo si unì alla Resistenza rifiutando però sia le armi, sia la definizione, riduttiva, di staffetta. Lei era un ufficiale di collegamento, oltre che attivissima giornalista nella stampa clandestina. E per queste sue attività una volta fu anche arrestata dalle SS, ma riuscì a salvarsi fortunosamente.

Nel 1944 le fu chiesto di accompagnare a Milano un dirigente del partito socialista, di nome Sandro. Fu amore a prima vista nonostante i 25 anni di differenza, e dopo la guerra nel 1946 si sposarono.

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Per anni Carla lavorò come giornalista per diversi giornali, e poi come giornalista parlamentare presso l’Ufficio stampa della Camera dei Deputati.

Ma a causa della carriera del marito e del suo grande senso etico dovette abbandonare il giornalismo. Carla, infatti, non riteneva corretto continuare a fare la giornalista, non perché ci fosse una legge che lo proibisse, ma solo perché aveva un grande senso dello Stato, e non voleva nemmeno lontanamente porre il marito in una situazione di conflitto di interessi. Anche solo potenziale.

Per questo, ormai cinquantenne, tornò sui libri e si laureò in scienze politiche in psicologia, per poi lavorare come psicoterapeuta specializzata nell’ambito di tossicodipendenze e malattia mentale.

Aveva raggiunto un nuovo equilibrio, familiare, personale e professionale, ma la carriera del marito, ormai anziano, la pose di nuovo di fronte all’ennesima sfida. E forse all’ennesimo sacrificio.

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Perché Sandro, il marito era diventato Presidente della Repubblica, non una cosa da poco. Ma lei Carla Voltolina, non ne voleva sapere di ridursi al ruolo di first lady. Così come non ne voleva sapere di trasferirsi al Quirinale.

E così continuò a lavorare come volontaria lontana da Roma, a Firenze con medici che in gran parte ignoravano chi fosse suo marito. Non ambiva a un ruolo pubblico: “Il mio quirinale è una camera di ospedale con persone che soffrono”.

Ed è giusto ricordare la grande donna che stava non dietro, ma accanto e davanti a un grande uomo, Sandro Pertini.

La Farfalla della gentilezza(Valentina M. Donini)

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