CAPITALISMO E DEFORESTAZIONE IN AUSTRALIA

Come la teoria del Capitalocene pensa all’ecosistema terrestre

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La nostra salute, come individui e come comunità sociale, è profondamente collegata al benessere della natura e alla protezione dell’ecosistema terrestre. La propagazione di malattie infettive, come il Covid-19, e i tragici cambiamenti climatici, dei quali la natura in questo particolare momento storico è diventata soggetto indiscusso, sono un campanello d’allarme dell’errato stile di vita insostenibile al quale sembra ci si sia arresi. Il capro espiatorio capace di cogliere in sé questo male è l’umanità intera, alla quale è in gran parte attribuito il collasso degli ecosistemi naturali. Ma è possibile considerare corretta l’attribuzione delle colpe alle influenze antropiche planetarie? Oramai è certo che l’attività antropica abbia influenzato le trasformazioni dell’ambiente su scala globale, come sostenuto in particolare dalla teoria dell’Antropocene; tuttavia, il concetto di Antropocene deve essere inserito in una serie di considerazioni di natura etica e politica, deve essere politicizzato.

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A sostegno di questo discorso, cito la teoria dell’ecologia-mondo di Jason Moore, storico dell’ambiente e docente di economia politica presso il Dipartimento di sociologia della Università di Binghamton negli Stati Uniti: mediante il concetto di ecologia-mondo, Moore sostiene che la questione reale preveda un approccio relazionale, e che essa rimandi a una commistione originaria tra dinamiche sociali ed elementi naturali, che compongono il modo di produzione capitalistico. Sarebbe allora giusto continuare a parlare di Antropocene negando la disuguaglianza e la violenza multi-specie del capitalismo? Secondo tale teoria, decisamente no! Piuttosto, si dovrebbe iniziare a parlare di Capitalocene, un tentativo di pensare alla crisi ecologica che considera la natura come risorsa, alla quale è stato attribuito un valore economico dai rapporti di potere, di ricchezza e (ri)produzione, dettati dal dominio del capitalismo. Il capitalismo sta condannando a morte la natura stessa, trascinando l’umanità verso la sua distruzione.

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Un esempio lampante ne è la distruzione delle foreste, devastate dagli incendi, convertite in aree per la coltivazione e la produzione di legname e, così, degradate, come sta succedendo in questo esatto momento nell’Australia orientale: "La percentuale di foreste trasformate in coltivazioni e pascoli è aumentata vertiginosamente dopo che sono state abolite le restrizioni nel Queensland e nel New South Wales, ponendo così l’Australia orientale nell’elenco delle aree peggiori al mondo nella distruzione delle foreste", dichiara Martin Taylor, biologo della conservazione del Wwf Australia. Nonostante si siano ripristinate nel 2018 alcune restrizioni, "l’Australia orientale rimane un fronte di deforestazione e questo non cambierà finché non si interverrà per ridurre drasticamente i tassi di distruzione", sottolinea Taylor. Sappiamo quello che deve essere fatto per trovare un rimedio a questa critica realtà, come proteggere le aree di biodiversità, gestire le foreste in modo sostenibile, ripristinare i paesaggi forestali e proteggere i diritti delle popolazioni indigene locali, trasformare le nostre economie per donare alla natura la sua bellezza primordiale; ma se non si farà fronte comune contro il sistema di produzione capitalistico, nulla cambierà.

Nicòl De Giosa

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