CAOS SULLA RIPRESA DEL CALCIO IN EUROPA

SPADAFORA: “FOSSI NEI PRESIDENTI PENSEREI AL NUOVO CAMPIONATO”

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Ormai il danno economico e sociale che ha colpito il mondo del calcio è evidente e noto a tutti. Colpa di una pandemia che, ad oggi, non ha risparmiato alcun paese. Ma ciò che spaventa maggiormente è il futuro del calcio, perché questo virus certamente modificherà gli equilibri e il modo di fare sport. Lo scenario che si prospetta nel mondo del calcio, dunque, non è roseo, così come non lo è il presente. Effettivamente se oggi si dovessero sospendere i campionati si andrebbe incontro ad una crisi socio-economica di proporzioni colossali che potrebbe addirittura mutare anche il panorama geopolitico del calcio, in Italia come nel resto del mondo. Per questo motivo, ma anche perché non esiste il rischio zero – per cui qualcuno vorrebbe tornare in campo - si cerca di salvare il salvabile e di riprendere a giocare a qualsiasi costo. Ma il coronavirus non molla ed è chiaro che giocando al calcio, che è uno sport di contatto, comunque aumenterebbero le probabilità di contagio.

E così, mentre i vertici del calcio spingono per giocare, le autorità governative e sanitarie propendono, invece, per lo stop definitivo.

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Non ha dubbi, a tal proposito, il Presidente del Comitato Medico FIFA, Michel D’Hooghe: “Il calcio – ha dichiarato il medico belga al Daily Telegraph - non è la cosa più importante della vita. Dovremmo tornare a giocare non prima della fine di agosto o di inizio settembre. Bisogna evitare il ritorno del virus, che non è impossibile. Dobbiamo essere prudenti e la salute deve prevalere sull’aspetto economico”.

Parole chiare e precise che non lasciano dubbi sulla pericolosità del virus e sulle decisioni da prendere in merito. Ma il Presidente D’Hooghe entra più sul pratico a proposito dei comportamenti dei calciatori: “Come si può - riferisce al The Times - mantenere la distanza sociale mentre si gioca? E poi sputare in campo potrebbe essere pericoloso. Bisognerebbe proibirlo come soffiare il naso, magari con un’ammonizione”.

Consigli utili da prendere in considerazione anche nei protocolli di garanzia sanitaria. Ma queste ulteriori parole testimoniano, se mai ce ne fosse bisogno, che non giocare sarebbe la cosa migliore da fare. Di qui i dubbi, le indecisioni, le aspre polemiche e i forti contrasti che accompagnano e caratterizzano i rapporti tra i protagonisti e i vertici del calcio – da un lato - e le autorità governative dall’altro. Ma questo è ciò che accade un po’ dappertutto.

In Italia, per esempio, si attende l’accordo sull’ultima stesura del protocollo – quello, per intenderci, con le modifiche apportate dal Comitato Tecnico Scientifico che coadiuva il Governo – prima di dare il via libera alla ripresa degli allenamenti previsti per il 18 maggio. Ma si sta facendo solo un tentativo perché la strada è in salita.

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Stiamo temporeggiando - ha precisato al programma Omnibus su La7 il Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora – per dare una possibilità ancora al calcio di ripartire. Se non si vogliono incertezze si può seguire la strada che hanno scelto la Francia, l’Olanda e altri paesi che hanno fermato tutto. Sinceramente vedo il sentiero per la ripresa del campionato di Serie A sempre più stretto. Personalmente se fossi nei presidenti penserei soprattutto ad organizzarmi per riprendere in sicurezza il nuovo campionato. Detto ciò, sarei un folle a demonizzare il calcio anche perché le tasse che versa allo Stato consentono di alimentare il fondo con cui finanziamo tutti gli altri sport”.

Ma le diversità di opinioni e l’incertezza regnano anche in Europa. In Francia e Olanda, per esempio, i campionati sono stati definitivamente sospesi, mentre slitta a metà o fine maggio la ripresa del campionato in Germania – ma si attende l’ufficialità della Cancelliera federale, Angela Merkel. In Spagna, invece, gli allenamenti di gruppo dovrebbero riprendere il giorno 11 maggio e se tutto dovesse andare bene il campionato potrebbe ripartire a fine giugno, mentre in Inghilterra si attende ancora una settimana prima di dare il via libera agli allenamenti di gruppo.

Insomma, in Europa in assenza di una strategia comune, regna il caos.

(Foto da adnkronos.com Fotogramma e raisport.rai.it Getty Images – si ringrazia)

Rino Lorusso

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