CAOS IN YEMEN: IL WFP TAGLIA GLI AIUTI

La Coalizione denuncia la chiusura dell’aeroporto di Sana’a mentre il conflitto continua

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Denuncia dalla Coalizione per sostenere la legittimità in Yemen: l’annuncio della chiusura dell’aeroporto di Sana’a da parte degli Houthi costringe quelli sauditi a ricevere gli aerei di soccorso. In una nota ufficiale si legge che dal 19 dicembre l’atterraggio è interdetto ai velivoli delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali. La Coalizione rivela inoltre di aver effettuato degli attacchi aerei precisi e specifici su obbiettivi militari leciti localizzabili all’aeroporto della capitale dello Yemen. La Coalizione ha anche indicato la rimozione di siti specifici all’aeroporto di Sana’a, in modo tale da favorire l’arrivo degli aerei, conformemente al diritto internazionale e umanitario. In aggiunta conferma che le offensive contro l’aeroporto stesso sono avvenute come risposta alle minacce di bomba contro le città saudite. In parole povere: lo Yemen millanta, l’Arabia risponde.

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Anche per questo il World Food Program o WFP, il Programma Alimentare Mondiale, ha rivelato di essere stato obbligato a tagliare gli aiuti allo stato yemenita: la causa principale è da ascriversi alla mancanza di fondi. “Da gennaio otto milioni di persone riceveranno una razione alimentare ridotta, mentre altri cinque milioni a rischio immediato di cadere in condizioni di carestia rimarranno a razione piena” si legge in una nota ufficiale diramata dalle Nazioni Unite. Gli Accordi di Stoccolma siglati in Yemen, siglati tre anni fa, appaiono quasi un ricordo lontano. Sembra irrisorio ora pensare che avrebbero dovuto rappresentare la prima pietra miliare su cui edificare poi progressi significativi verso un possibile accordo politico tra lo stato yemenita e i sauditi.

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Invece la popolazione civile è ancora sotto il tiro, che sa tanto di Spada di Damocle, dei bombardamenti aerei e scontri su terra sempre più duri. Questo si registra in alcune aree chiave, messe nel mirino in quanto strategiche geograficamente o zeppe di risorse, come soprattutto il governatorato di Marib e la già citata Sana’a. Il capoluogo del governatorato è un esempio eclatante dei danni che il conflitto sta causando: Marib City conta adesso più di un milione di sfollati, in aumento settimana dopo settimana, a fronte dei suoi 40mila abitanti a inizio conflitto. In tutto lo Yemen si contano oltre quattro milioni di civili in fuga, più 100mila sono nell’ultimo trimestre. La situazione è precipitata dopo la disattesa di due elementi fondamentali, che rischiano di avere gravi e impattanti conseguenze umanitarie: il mancato cessate il fuoco e il conseguente dispiegato delle truppe nel porto di Hodeida, e la mancata risoluzione della situazione a Taiz. Se a questo si aggiunge il succitato problema delle provviste presentato dal WFP, si può dire che in Yemen piova sul bagnato. E dal diluvio si potrebbe presto passare alla burrasca.

Francesco Bulzis

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