CANDIDI SOGNI CANDIDE SPERANZE

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Quando ovunque sovrasta il silenzio e ogni cosa resta avviluppata dal grande freddo non è facile pensare a come sarà il tempo della fertilità, il tempo della pienezza dei frutti.

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Giocherellare con un seme nella mano che anticipa qualcosa che verrà, che certamente si compirà, ma che ancora non si vede, non si può vedere: promessa di un inedito che accadrà spontaneamente e soltanto al tempo giusto.

Giusto è lo spazio di un quaderno bianco, colmo di fogli vuoti, per raccogliere frammenti di vita che divengono veri quando incontrano, abbracciano i giorni che passano, quando tessono relazioni e vissuti che non si ripetono uguali, che durano, che non si offrono mai in modo scontato, prevedibile.
Tutto inizia fragile, piccolo, inevidente. Tutto passa attraverso il tempo della sosta, la stagione delle domande, il coraggio della ricerca, la sfida del sogno, la fermezza del proposito.

Chi siede al tavolo per tracciare le prime linee di un grande disegno reca già dentro di sé ciò che troverà forma e dettaglio solo dopo lunghi tempi di lavorazione. Immaginare già compiuto qualcosa che non si può ancora toccare con mano è la condizione di fattibilità del sogno stesso.

Non si tratta di cercare qualcosa di ideale ma di avere, di coltivare, di alimentare, nel cuore e nella mente, un ideale, un sogno, un progetto.

Continuiamo a sognare, a sperare durante tutto il corso della nostra vita. Ognuno conserva dentro di sé un cassetto magico che apre quando vuole, quando sente di dover uscire dalla realtà. E quello che esce non è solo fantasia, immaginazione oppure desideri ad occhi aperti che non si realizzeranno mai, ma è la sostanza di cui è composto il proprio cuore.

Nei sogni ci sentiamo sicuri, i protagonisti siamo sempre noi e scegliamo in che tipo di luogo collocarci, cosa e con chi fare e l’indicatore, la freccia che seguiamo è il cuore.

Ogni cassetto è diverso in ogni persona, così come è diverso il suo cuore.

Molti dicono che bisogna guardare la concretezza delle cose e non fantasticare. Perché non si è più bambini...

Ogni inizio di un nuovo anno, però, ci spinge a coltivare pensieri nuovi, a proporci obiettivi esigenti, a intraprendere percorsi inediti.

Verrà certamente il tempo della prova, non mancheranno le paludi della tristezza e dello sconforto, si conosceranno scoraggiamento e fatica, ma non potrebbe essere altrimenti: è la vita, la nostra vita!

Chi vive di timore o di esitazione, alla fine, vede la propria vita dissolversi proprio tra quelle mani che la volevano trattenere, custodire, proteggere.

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E’ rischio la vita. Ma soprattutto sogni, desideri, progetti che si esprimono in un movimento continuo di cambiamenti. Quegli stessi mutamenti che leggiamo ripetersi nell’avvicendarsi delle stagioni.

Così è la vita: luogo e tempo di semina e di raccolto; luogo di lavoro; tempo di attesa e soddisfazione, tempo di cura attenta, responsabile, operosa; tempo di progettazione e di realizzazione; luogo per alimentare e custodire sapori e valori che danno gusto e profumo nuovo al succedersi mai uguale di notte e giorno, di freddo e caldo, di sospensione e compimento.

E’ un’esistenza fatta di simboli e di affetti, di ritorni e di riti, che costellano di luce e di magia proprio quelle notti lunghe che noi tutti conosciamo.

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Notti d’inverno.

Penetrando il cielo profondo e oscuro, la vita invita ad uscire dal proprio piccolo comodo rifugio, a guardare lontano , forse alla ricerca di una traccia, di un segnale che porti conferma e conforto al proprio cammino, per continuare ad inseguire sogni e progetti.

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Non è facile riconoscere il respiro profondo della speranza che trascende la provvisorietà, l’oscurità del quotidiano. Spesso il futuro intimorisce o quantomeno preoccupa. Eppure, la vita si distende nella ferialità, nel succedersi instancabile di piccoli avvenimenti, di speranze nuove, una successiva all’altra.

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Nella consapevolezza dei giorni, si illuminano gli abissi dell’anima, si alimentano di colori mai visti, di promesse coltivate, di parole gelosamente custodite nel silenzio: chi ha visto sorgere il sole può sperare, anche in piena notte, che l’indomani torni a brillare il giorno.

(Servizio fotografico realizzato da Marina Tarozzi)

Fausto Corsetti

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