C’ERAVAMO TANTO AMATI…LA PRIMAVERA E I SUOI ADDII

Michee e Chiuri gli “hacker” del fashion system

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La primavera, come l’autunno, sono gli spartiacque del guardaroba, in questi periodi di transizione bisogna riporre capi, accessori e tessuti da cui è doverosa una pausa di riflessione. Anche se siamo in primavera inoltrata, continuo a vedere degli orrori fashion camminare bellamente per strada e la mia voglia di urlare: che no, non puoi più indossarlo è altissima! I c’eravamo tanto amati, ma che in primavera dobbiamo riporre nell’armadio, almeno sino al prossimo autunno, e la seguente affermazione: “ma le temperature sono ancora basse!” non è ammessa come prova a discarico, almeno non per una fashion addicted, la quale deve avere come imperativo categorico: “chi fashionista vuol apparire qualche pena deve soffrire”.

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Sono consapevole di dare un dolore a tutte le addicted del total black, dei marroni, nelle nuance più scure, del bordeaux, ma la primavera è quel periodo di sano detox dal total black e dai toni più cupi che ci farà amare ancor di più il nero, il marrone e il bordeaux quando ritorneremo ad indossarli nel prossimo autunno. Intendiamoci, qui non si parla di abbandonare definitivamente il nero, ma di dosarlo con il contagocce nel proprio outfit, per quanto concerne il marrone e il bordeaux sarebbe meglio lasciarli riposare nel proprio armadio per tutto il periodo primavera-estate. In fondo è una piccola rinuncia, ma imprescindibile, rispetto alla variegata palette colori che abbiamo a disposizione per creare outfit primaverili super cool.

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Per quanto riguarda i tessuti quelli da salutare elegantemente come Queen Elisabetta II, sia per i capi che per gli accessori, sono il velluto, a righe o liscio, il discorso non cambia, il camoscio, il vinile. Ma se per il velluto non c’è alcuna possibilità di vedere la luce nella bella stagione, per il camoscio se declinato nei colori pastello e nelle nuance più chiare può accompagnarci per tutta la primavera. Per intenderci, via libera a delle décolleté in camoscio rosa, per esempio, ma è da escludere la possibilità di indossare delle décolleté in camoscio nero o marrone. Il consiglio che resta sempre valido, se si vuole investire un budget importante sull’acquisto di una décolleté, nera o nude, reta sempre quello di puntare sulle pelle anziché sul camoscio, così da poterla indossare tre stagioni su quattro (tranne se, anche d’estate, non si debba partecipare ad un evento molto formale che richieda la scelta obbligata di una scarpa chiusa).

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Nel variegato mondo delle stampe il tartan e il damascato sono sinonimi di stagione fredda, indossare il tartan nella versione rossa o verde fa scattare nella mente di chi ci guarda una sola parola: Natale. Se siete delle irriducibili della stampa tartan, nella bella stagione, potete optare per la stampa vichy, altrimenti potete puntare su due stampe evergreen della primavera-estate: la floreale e a righe, tres chic anche se presenti nelle stesso outfit, a patto che abbiano almeno due colori in comune. Per intenderci: una t-shirt a righe bianche e blu è perfetta se abbinata ad una gonna o pantalone in stampa floreale che al suo interno contenta anche il bianco e il blu.

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Di caldi sono caldi, di pratici sono pratici e dirgli addio può essere davvero difficile, ma il tempo dei piumini e delle puffer jacket è scaduto. E’ arrivata l’ora del trench super cool, del soprabito, del capospalla in tessuto tecnico, altrettanto caldo, perché isolante, altrettanto pratico. Ça va sand dire che anche i teddy coat e le pellicce, anche in forma di accessori, sono da bandire.

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Anche i cuissardes, che hanno svolto egregiamente il loro lavoro al posto dei bistrattati collant, dovranno abdicare in favore di texani, stivali sotto il ginocchio, tronchetti, preferibilmente in colori chiari o nude.

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Che lo si indossi per necessità o per mero fashion, anche per i cappelli di lana è arrivato il time out, ma la buona notizia è che può essere sostituito da cappellini con visiera o dal più fashionista bucket hat (cappello da pescatore) di cui vi ho già ampiamente parlato nello scorso articolo sui must have di primavera.

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La maison Gucci per i suoi primi cento anni ha voluto “regalare” ai suoi clienti una collezione dal nome: “Gucci Aria”, come aria di rinascita dopo che ci saremo lasciati alle spalle questa maledetta pandemia. Il designer, Alessandro Michele, in novantaquattro outfit, ha ripercorso i fasti e i codici che hanno reso grande la maison della doppia G nel mondo. Per sua stessa ammissione, Michele si trasforma in un “fashion hacker” per riportare il glamour e il sex appeal, lasciato in eredità dalla direzione creativa di Tom Ford negli anni ’90. Ecco che ritroviamo paillettes, trasparenze, velluto, color block, ma c’è anche un omaggio all’hotel preferito da Guccio Gucci, fondatore della maison, il Savoy Hotel di Londra scritto a grandi lettere su capi d’ispirazione equestre. L’operazione di “hackeraggio” continua contaminando lo stile Gucci con quello della maison Balenciaga dalla quale prende a prestito l’ispirazione strutturale dei capi, soprattutto le iconiche spalle a punta, mentre il “tocco Michele” sta tutto nei long dress in pizzo, nell’irriverenza dei tailleur in stile equestre, nella maglia metallica sotto il tailleur più rigoroso.

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Il primo passo verso il futuro con un occhio al passato, a ricordarci quello che era il fashion system prima della pandemia, lo ha fatto la maison Dior presentando durante la Shanghai fashion week la sua collezione pre-fall 2021. E’ stato incredibile vedere la location prescelta, il Long Museum West Bund di Shanghai, colma di persone, tutti senza mascherina. Anche l’allestimento è stato quello dei bei tempi passati, fastoso e fieramente too much, l’austero museo è stato trasformato in una pista da ballo in stile anni ’80 con tanto di moquette maculata, luci, palle stroboscopiche e musica a tutto volume. Anche la designer, Maria Grazia Chiuri gestisce sapientemente un’operazione di “hackeraggio” nell’universo colorato e spensierato che era stato di Elio Fiorucci. La designer ha dichiarato: “È stato molto bello per me tornare al mio primo ricordo della moda, a quando ero giovane e andavo al negozio Fiorucci, per trovare la stessa energia, lo stesso amore, la stessa sorpresa”. La collezione è un inno alla spensieratezza, alla voglia di giocare, di divertirsi, di essere felici, un inno al codice stilistico pop che tutti abbiamo amato nelle creazioni di Elio Fiorucci. La designer abbandona i suoi slogan femministi, il suo impegno nel sociale per alleggerire la vita resa pesante dalla pandemia, una collezione inedita per Dior che ha portato in passerella tessuto metal, tanto maculato, rete metallica, paillettes a specchio, colori pop, elementi che hanno dato nuova linfa ai capi iconici della maison Dior come la bar jacket e l’ampia gonna a ruota in tulle. L’accessorio più cool avvistato in passerella è stato il basco con veletta, l’iconico cappello parigino è rivitalizzato dalla stampa maculata, dalle paillettes, dalla pelle, ma con quel tocco glam-retrò dato dalla veletta. Per tutte quelle ragazze cresciute nel mito di Fiorucci e dei trend nati nella boutique in San Babila a Milano ritroveranno nella collezione Dior capi imperdibili.

T. Velvet

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