Buenos Aires evita la bancarotta

Raggiunto nuovo accordo con i creditori

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L’Argentina si salva in corner: no, non stiamo parlando di una performance dell’eccezionale nazionale calcistica, bensì delle sorti dell’intero Paese latino-americano. Dopo quattro mesi di estenuante e logorante trattativa, il presidente argentino Alberto Fernandez, affiancato dal ministro dell’economia Martín Guzman, ottiene un accordo con i tre principali gruppi di creditori internazionali, Exchange Bondholders, Ad Hoc e Argentina Creditor Committee, a favore della ristrutturazione di un debito pubblico che ammontava a circa 67 miliardi di dollari.
Come riportato da Il Sole 24 Ore le parti sono riuscite ad avvicinare le loro posizioni e un’intesa sarebbe stata trovata nella definizione della sostituzione dei vecchi titoli con nuovi sulla base di un riconoscimento di circa 54,5 dollari per ogni 100 di valore nominale. L’ennesimo ultimatum scadeva il 4 agosto e ora le parti sono al lavoro per la formulazione delle clausole legali. Aspetti tecnici, questi, che non dovrebbero generare ulteriori rinvii.

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Buenos Aires evita così un nuovo default, il nono nella storia del Paese. “Non si può fare più di così” aveva dichiarato il presidente Fernandez, appellandosi al buon cuore dei creditori. “È l’ultimo sforzo che possiamo fare. Chiedo, per favore, che aiutino l’Argentina ad uscire dalla depressione. È impossibile chiedere ad una nazione che ha il 40% di persone povere di fare uno sforzo aggiuntivo”. Il politico crede fortemente nella ripresa dell’Argentina, prospettandosi un futuro più roseo ed economicamente forte: “Dando maggior valore alle nostre esportazioni agricole e riducendo la quota di beni importati, a vantaggio delle produzioni locali, è davvero possibile cambiare il destino del nostro Paese”.

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I numeri della crisi, però, dicono ben altro: l’Argentina, in recessione dal 2018, con un’inflazione altissima nel 2019, è stata ulteriormente colpita e quasi affondata dalla pandemia di Covid-19. L’ultimo dato ufficiale dell’istituto nazionale di statistica argentino risale a maggio 2020 e indica un valore del PIL in percentuale inferiore del 20,6 rispetto a quanto registrato nello stesso mese dell’anno precedente. Il fondo monetario internazionale, inoltre, importante mediatore durante la trattativa, aveva stimato una contrazione dell’economia argentina di 9,9 punti percentuali, nonché gravi perdite nei settori del turismo (-74,3%), dell’edilizia (-62,2%) e dell’industria (-25,7%).

Elena Indraccolo

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