Bonomi: "Il Mes non si usa per questioni ideologiche"(Altre News)

Bombardieri,Uil: "chiediamo Paese diverso"- Autostrade, De Micheli: "A breve stop disagi in Liguria" - Crisi bar e ristoranti, fatturati dimezzati per 1 su 3 - Donne, giovani e professionisti: ecco chi è più esposto al rischio Covid

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Bonomi: "Il Mes non si usa per questioni ideologiche"

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"Abbiamo la possibilità di usare il fondo Mes che vale 37 miliardi per un settore vitale che ha mostrato tutti i suoi limiti e i suoi difetti e non lo facciamo per questioni ideologiche?". Lo ha detto il leader degli industriali Carlo Bonomi intervendo al webinar dei Giovani Imprenditori di Confindustria per i 50 anni del convegno di Rapallo. "Peraltro il Mes - ha aggiunto darebbe la possibilità di liberare risorse da investire in altri capitoli".

"Il presidente dell’Inps, che si è permesso di insultare le imprese e ancora oggi non ha risolto il problema, rimane al suo posto", ha detto ancora Bonomi, criticando le misure varate del governo per fronteggiare l’emergenza covid-19 e, in particolare la cig chiesta da 9 milioni di lavoratori, che per quasi 5 milioni è stata erogata dalle imprese.

Per il decreto rilancio, ha aggiunto, "è appena passato il via libera alla commissione bilancio della Camera, lunedì sarà in discussione, conoscendo le tempistiche possiamo immaginare quando avrà i suoi effetti "E’ una realtà - ha aggiunto - che siamo in un momento storico per il Paese in cui è tornato pericoloso affermare le nostre idee e i nostri valori".

Bombardieri nuovo segretario generale Uil: "chiediamo Paese diverso"

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"Chiediamo un futuro migliore, un’idea diversa di Paese rispetto a quella che abbiamo vissuto fino ad ora: un nuovo modello di sviluppo. Con i Covid abbiamo dovuto giocare in difesa, costretti ad affrontare la tragica crisi che oggi vede milioni di persone in Cassa Integrazione, ma dovremo avere la forza di attaccare, di rivendicare e pretendere un futuro migliore per le generazioni di domani, per i precari, per i lavoratori della Cig Economy, per i lavoratori autonomi". Parte da qui, Pierpaolo Bombardieri nuovo segretario Uil, eletto oggi all’unanimità dal consiglio confederale del sindacato, per disegnare le linee strategiche del suo mandato. Obiettivi che non possono essere traditi; servono risposte, altrimenti, come già lo scorso anno, "siamo pronti a ritornare in quelle piazze", ammonisce definendo il perimetro dell’azione del sindacato: "la riduzione delle disuguaglianze, ormai insopportabili, è la nostra stella polare, il nostro campo di battaglia", dice.

E al governo, in generale alla politica, chiede "più coraggio" contro quello che sembra ormai accomunare paesi ricchi e paesi poveri: "Persone abbandonate, diseguaglianze galoppanti, totale assenza di fiducia nel Governo, nella società, stati egoisti e divisi". Coraggio come quello mostrato dalla Ue che con lo stop al momento del patto di stabilità ha finalmente "compiuto quel cambio di passo atteso da tempo" anche se "è necessario agire in fretta, non possiamo permetterci di aspettare per mesi le lungaggini burocratiche e le beghe tra gli Stati". Sì incondizionato dunque a Mes, Sure e Recovery Fund con cui rafforzare gli interventi anticrisi. Ma ce n’è anche per Confindustria: "noi non chiudiamo le aziende. Siamo noi a chiedervi di tenerle aperte, ma vi chiediamo di rispettare i contratti, i diritti, i lavoratori e le lavoratrici di questo Paese.

E’ l’ora di rinnovare i contratti, privati e pubblici, e di redistribuire la ricchezza", dice all’indirizzo del presidente Carlo Bonomi. E il dettaglio non è ininfluente: "il tema che poniamo è che la ricchezza prodotta deve essere diffusa più equamente. Più la ricchezza è equamente diffusa, infatti, più è forte la crescita economica e produttiva", ammonisce rivendicando "la vocazione partecipativa" del sindacato "dove il conflitto è uno strumento per raggiungere degli obiettivi, ma mai un fine", aggiunge.

E a i cugini di Cisl e Uil rinnova il patto d’azione: "in questi mesi abbiamo lavorato sodo. Abbiamo fatto una unione di fatto e se anche le nostre storie vengono da culture diverse rappresentano la ricchezza culturale e democratica del nostro Paese.Insieme avremo grandi risultati",dice ad Annamaria Furlan e a Maurizio Landini. La strada d’altra parte è quella già tracciata da Barbagallo perchè, rassicura parlando alla base del sindacato "se anche cambia il timoniere, la rotta resta la medesima”. Quella di un sindacato "che incarna i valori del socialismo, della tradizione socialdemocratica europea più nobile, del repubblicanesimo più autentico", che "non insegna ai propri iscritti come votare, autonomo dalla politica ma non indifferente rispetto alle diverse impostazioni di fondo" e che "si colloca sulla sponda progressista di questo Paese contro il nazionalismo esasperato e ogni sovranismo" e razzismo.

Autostrade, De Micheli: "A breve stop disagi in Liguria, non potevamo rinviare controlli"

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“Per la Liguria vogliamo la sicurezza che non accada più quello che purtroppo è avvenuto nel passato: quando è stato pagato un tributo inaccettabile”. Lo scrive la ministra dei Trasporti Paola De Micheli su Facebook.

“I disagi che si stanno vivendo lungo le autostrade liguri - si legge ancora nel post - si esauriranno progressivamente nei prossimi giorni, con la conclusione di un imponente e approfondito piano di controlli delle gallerie e dei viadotti. In una regione dove abbiamo, per la sua conformazione fisica, la più alta concentrazione di gallerie d’Europa, abbiamo deciso di dare la massima priorità alla sicurezza".

"Abbiamo elaborato un piano, nell’ambito delle migliori regole tecniche, per cercare di rendere sostenibili i controlli in un periodo condizionato dal termine dell’emergenza Covid19 e dall’inizio della stagione estiva, che hanno fatto risalire i volumi di traffico. Abbiamo potenziato i treni, abbiamo fatto sospendere alcuni cantieri non autostradali per agevolare la viabilità”.

De Micheli sottolinea di voler “essere chiara su una cosa: non potevamo rinviare i controlli, come qualcuno ci chiede, perché non si può mettere tra parentesi la sicurezza. Possiamo trovare le modalità per accelerare le verifiche e ogni soluzione possibile per limitare i disagi, ma non possiamo accettare il rischio che si ripetano i tragici eventi del passato. Non potevamo non intervenire in una situazione che è il risultato di controlli svolti in passato dal concessionario, e che oggi sono anche oggetto di indagine da parte della magistratura ligure”.

"Quante bugie in un solo post Facebook caro ministro De Micheli - replica il governatore ligure Giovanni Toti - Sostiene che i controlli e i lavori in Liguria devono essere fatti così, subito e tutti insieme. Allora chiedo: se sono così urgenti, tanto da non poter fare una classifica di rischio e affrontare i controlli secondo un programma, mi può spiegare perché avete deciso di farli in questo modo solo adesso e avete lasciato tutto l’inverno passare senza battere ciglio?".

Per Aiscat, l’Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori, "le parole della ministra De Micheli sull’impegno del Mit per la sicurezza della rete sono assolutamente apprezzabili. Aiscat e i concessionari italiani sono infatti in prima linea sul fronte della sicurezza della rete e dei controlli. Ad esempio, i nuovi standard di sorveglianza di ponti e viadotti recentemente approvati dal Consiglio di Sicurezza dei Lavori Pubblici non sarebbero stati possibili senza la collaborazione tra Mit, concessionari italiani, istituti universitari. Proprio per questo motivo, chiediamo che la ministra De Micheli si attivi subito per chiarire, in modo definitivo, la normativa relativa ai monitoraggi delle gallerie".

"La realtà sotto gli occhi di tutti - sottolinea poi Aiscat - è che la circolare del 29 maggio 2020 indirizzata dal Mit ad Aspi ha creato un unicum normativo per una sola concessionaria e solo per il territorio ligure, creando drammatici problemi di viabilità. E’ fondamentale eseguire i controlli con il massimo dell’attenzione, come sta facendo Aspi, ma servono regole chiare e pianificazioni sostenibili. Chiediamo per questo alla ministra De Micheli di porre rimedio a questa situazione di totale incertezza normativa: è sufficiente un suo decreto ministeriale che finalmente chiarisca in modo omogeneo e per tutti quali sono gli standard di controllo".

Crisi bar e ristoranti, fatturati dimezzati per 1 su 3

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Smartworking e crollo del turismo travolgono bar e ristoranti: gli 11 milioni di turisti che mancano all’appello e l’1,6 milioni di lavoratori da ’casa’, 500mila solo a Roma, fa crollare il fatturato delle attività: un’impresa su tre registra un calo di oltre la metà del fatturato, e il 21,8%, oltre due attività su dieci, temono la chiusura. Se la situazione dovesse continuare, l’87,5% delle imprese valuterà di ridurre i dipendenti definitivamente. È quanto emerge da un sondaggio condotto tra circa 300 imprese associate a Fiepet, la federazione italiana dei pubblici esercizi aderente a Confesercenti.

Lo svuotamento delle città, d’altra parte, annotano ancora Fieper e Conesercenti, è impressionante: quest’estate mancheranno all’appello, oltre ai circa 11 milioni di turisti stranieri, almeno 1,6 milioni di dipendenti pubblici in smartworking. Un fenomeno evidente soprattutto nelle grandi città: i lavoratori agili a Roma sono quasi mezzo milione, a Milano circa 269mila. "Un quadro che per le imprese è al limite della sostenibilità: se la situazione non dovesse stabilizzarsi al più presto, il 62,1% delle imprese teme di dover rinunciare all’attività."

“La situazione è critica: le attività non possono durare a lungo in questo stato”, commenta Giancarlo Banchieri, Presidente di Fiepet Confesercenti. “È urgente trovare delle soluzioni. In primo luogo, dobbiamo rinforzare e prolungare le misure di sostegno per le imprese e per i lavoratori: il periodo di cassa integrazione sta per finire, e se la fase critica continuerà molti imprenditori saranno costretti a ridurre il numero dei dipendenti. La nostra proposta è di estendere anche alle attività di somministrazione gli sgravi contributivi già previsti per il turismo agli imprenditori che riassumono i dipendenti in cassa integrazione. Così si sostiene chi riapre e lo Stato avrà meno persone in cassa integrazione”.

“La fase del sostegno, però, non può durare per sempre: bisogna dare un orizzonte alle imprese e programmare la transizione. Se per i flussi turistici il futuro è incerto, è invece possibile ed opportuno definire in maniera chiara tempi e modi dello smartworking, nel rispetto delle normative di sicurezza: il lavoro agile è una rivoluzione che avrà un impatto duraturo sui lavoratori, sulle città e sulla struttura stessa dell’economia, e deve essere gestita", conclude.

Donne, giovani e professionisti: ecco chi è più esposto al rischio Covid

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Sono soprattutto donne, professionisti ad elevata istruzione e giovani ad essere maggiormente esposti a rischio contagio da malattie infettive respiratorie come il Coronavirus che, nonostante il rallentamento della presa epidemica nel nostro Paese, continua a rappresentare una minaccia. Sono i luoghi di lavoro, del resto, gli ambiti più rischiosi: non solo perché frequentati da una quota importante di popolazione ma, soprattutto, per il tempo che vi si trascorre. L’esposizione al contagio risulta poi differente in funzione dell’attività professionale svolta. È quanto emerge dal report della Fondazione studi consulenti del lavoro ‘Lavorare ai tempi del Covid-19: il rischio contagio tra gli occupati italiani’, elaborato sulla base di 5 fattori di rischio a cui sono esposti i lavoratori (frequenza dei contatti con altre persone; interazione con pubblico; lavoro al chiuso; vicinanza fisica ad altre persone; frequenza esposizione a malattie e infezioni). Le donne che potrebbero essere contagiate sono 4 mln 345 mila e rappresentano il 44% delle occupate. Di questa percentuale il 21,6% svolge una professione a rischio contagio molto elevato e il 22,4% elevato. Valori che risultano di gran lunga più alti di quelli che si riscontrano tra gli uomini (svolge un lavoro rischioso per il contagio il 16,4% degli occupati).

Anche i giovani, del resto, sono più frequentemente occupati in lavori a stretto contatto con il pubblico (commercio, ristorazione) e pertanto presentano una maggiore possibilità di contrarre il virus: tra gli under 35 il 35,1% svolge una professione ad altro rischio, mentre nelle altre fasce d’età la percentuale si riduce attorno al 27%. Il livello di istruzione è un altro fattore distintivo correlato al rischio, rilevandosi più alto nelle classi di istruzione più elevate: il 40,9% dei laureati (di questi, il 22,9% con rischio molto elevato) contro il 27% dei diplomati e il 20,9% di quanti sono in possesso del diploma di scuola media.

Passando alla classifica delle professioni più a rischio, in testa vi sono quelle legate alla salute: medici (308 mila), infermieri, radiologi, esperti di diagnostica (736 mila) e professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali, come massaggiatori sportivi, operatori sociosanitari, assistenti di studi medici (258 mila). A seguire, gli specialisti delle scienze della vita come farmacisti, biologi, ma anche veterinari (150 mila) e professori della scuola primaria (485 mila).

Poi, gli operatori della cura estetica (277 mila), tecnici dei servizi sociali (88 mila), figure addette ai servizi personali e assimilati come baby-sitter, badanti, addetti alla sorveglianza bambini o assistenza personale (492 mila) e assistenti di viaggio (19 mila). Ad essere esposti, inoltre, gli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione, professori di scuola secondaria e post-secondaria, addetti all’accoglienza e all’informazione della clientela, specialisti dell’educazione e della formazione e, infine, il personale addetto agli sportelli e ai movimenti di denaro.

Lo studio si focalizza poi sulla distribuzione dei lavoratori per area geografica, evidenziando come, nonostante il contagio abbia interessato maggiormente il Nord Italia, il potenziale di diffusione tra i lavoratori è più alto al Sud dove, vista la concentrazione di determinate professioni, ben il 31,3% degli occupati risulta esposto contro il 28,5% del Centro e il 26,5% del Settentrione.

"I datori di lavoro non devono abbassare la guardia. È fondamentale anche nei mesi a venire assicurare il contenimento del contagio nei luoghi di lavoro attraverso la riorganizzazione degli spazi e l’adozione di misure precauzionali che tutelino la salute dei lavoratori", dichiara il presidente della Fondazione studi consulenti del lavoro, Rosario De Luca.

"Contemporaneamente, però, è necessario salvaguardare anche i datori di lavoro virtuosi, che, pur avendo attuato tutte le norme necessarie ad impedire il contagio, possono essere soggetti alla responsabilità penale, con il pericolo di vedersi riconosciuto il proprio comportamento lecito solo alla fine del procedimento", conclude il presidente.

Redazione

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