Bonnard dietro le quinte

Di Paola Tassinari (Scrittrice e artista visiva)

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Bonnard, nacque a Parigi nel 1867, fece parte dei Nabis, movimento che si formò a Parigi nel 1888, il termine ha origine dall’ebraico “nebiim”, che significa “profeti” ma anche “ispirati”. Gli affiliati del gruppo, di cui fece parte anche Paul Gauguin, non riproducevano, come gli impressionisti, esattamente ciò che vedevano, ma attribuivano una grande importanza agli elementi decorativi e a un risultato finale che in qualche modo facesse “sentire” più che vedere la realtà, infatti il gruppo si ispirava anche al precedente movimento del Simbolismo. Bonnard era un artista introverso dipingeva soprattutto nudi, vedute dalla finestra e nature morte. Il dipinto nell’immagine sopra, realizzato nel 1929, si intitola “Natura morta con pasticceria”, la pittura è piatta, accostata in forme geometriche quasi pure, dai colori pastellati, il segno è tremolante e palpitante, può evocare sia i settecenteschi trionfi di frutta di Jean-Baptiste-Siméon Chardin, sia le contemporanee bottiglie di Giorgio Morandi in quanto hanno in comune uno stile che potremo chiamare la pittura del silenzio. Chissà, può darsi che le tante finestre, i nudi e le tavole imbandite evocassero in Bonnard lo stesso filo sottile che lega la bellezza del mondo alla sua precarietà: il bello del mangiare e del fare all’amore finisce in fretta e non resta che guardare sconsolati dalla finestra quello che non c’è più. Non ho scelto questo quadro per la bellezza velata dalla tristezza ma perché fra la pasticceria esposta nel dipinto di Bonnard, vi è nell’angolo a destra, un piatto di savoiardi con crema e Alchermes… è forse la zuppa inglese?

La zuppa inglese è un dolce al cucchiaio di crema e cioccolato, con uno strato di pan di spagna o savoiardi o ciambella imbevuta nell’Alchermes. Le casalinghe di un tempo, celavano con cura i segreti della cucina, e ognuna aveva una sua variante di questo dolce, chi aggiungeva croccante, chi una caramella di menta sciolta nella crema al cioccolato, chi della confettura ecc.

Ma perché si chiama zuppa inglese se è un dolce tipico italiano?

Evidentemente gli inglesi in qualcosa c’entrano.

La prima ricetta scritta si trova in “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, di Pellegrino Artusi, pubblicato nel 1891. Sul finire dell’800, la zuppa inglese era diffusa in almeno tre regioni italiane: Emilia Romagna, Toscana e Marche e ognuna di esse ne dichiarava la paternità, ma solo in Emilia e in Romagna la zuppa inglese era già nota nel Settecento.

Nel Seicento, in Inghilterra, era diffuso il trifle, che pare esserne l’antesignano, un dolce con base di pasta, intriso di vino dolce con pezzi di frutta e coperto da crema. Trifle in inglese ha significato di sciocchezza e in francese di inganno mentre in italiano di zuppa, in senso figurato, si dice di guazzabuglio.

Il trifle era diffuso in Inghilterra nel ‘600 perché arriva in Romagna nel ‘700?

Alla fine del XVII secolo, Giacomo II d’Inghilterra si sposò con una principessa cattolica di quindici anni, Maria Beatrice d’Este dei duchi di Modena e Reggio (in Inghilterra nota come Mary of Modena), i due si sposarono prima con rito cattolico poi con una breve cerimonia con rito anglicano per rendere ufficiali le nozze.

La storia di questo re, si intreccia con la Francia, l’Olanda, la Spagna e con Roma in una zuppa dinastica con guerre, assassini, figli legittimi inventati, fughe, colpi di mano, supremazia fra protestanti e cattolici, complotti papali in una confusione generale dovuta all’alternarsi della supremazia della Chiesa anglicana su quella cattolica e viceversa. Così lo stesso Giacomo, fervente cattolico, avallò una legge con cui tutte le persone che ricoprivano un incarico pubblico, civile o militare, avevano l’obbligo di fare il giuramento di supremazia e fedeltà alla Chiesa anglicana, compreso il re, allo stesso tempo ne firmò un’altra simile, ma contraria, in cui chi rifiutava di prestare giuramento e rimaneva fermo nella fede protestante veniva perseguitato con crudeltà.

Giacomo II Stuart è stato re d’Inghilterra, Scozia, Irlanda e re titolare di Francia dal 1685 al 1688, fu l’ultimo sovrano della dinastia Stuart. Durante la guerra civile che portò alla proclamazione della repubblica di Cromwell, Giacomo riuscì a fuggire prima in Olanda, poi in Francia e in seguito in Spagna. Nel 1672 si convertì ufficialmente al cattolicesimo, attirandosi l’ostilità della Chiesa anglicana, barcamenandosi fra la sua fede cattolica e quella protestante dell’Inghilterra, in una serie infinita di cavilli e di complotti.

Nel 1673, quando si sposò con Maria Beatrice, lo scontento nel Parlamento fu tale, che si diffuse la notizia che Maria fosse una spia del papa. Giacomo salì al trono, varando una serie di riforme a favore del cattolicesimo, sostenuto dal papa e dalla Francia, soffocando nel sangue una rivolta capeggiata dal nipote. Nel 1688, la nascita di un erede maschio, (precludeva l’ascesa al trono della figlia di primo letto di Giacomo, Maria Stuarda di fede protestante), aumentò lo scontento generale, si insinuò che il bambino fosse nato morto e che fosse stato sostituito da un altro.

I capi dell’opposizione parlamentare cominciarono a trattare segretamente con il genero del re, marito di Maria Stuart, Guglielmo d’Orange, per favorirne l’ascesa al trono inglese. La cosiddetta Gloriosa Rivoluzione scoppiò nel 1688 e terminò con l’instaurazione di una monarchia costituzionale di nomina parlamentare e con il riconoscimento dei due nuovi regnanti, Guglielmo e Maria Stuart.

Giacomo riparò in Francia, da dove fece un vano tentativo di riconquista al trono.

È probabile che il trifle arrivasse tramite Maria Beatrice d’Este sulla tavola dei duchi di Modena e Reggio, diffondendosi quindi in Emilia-Romagna, poi nel Lazio, le Marche, la Toscana, l’Umbria e in Abruzzo, regioni dove il dolce è considerato tipico, con il nome di zuppa inglese perché metaforicamente ricordava i tragici eventi del guazzabuglio inglese.

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