Bauman: l’economia politica dell’incertezza (parte seconda e terza)

Individui, precarietà, relazioni fragili, potere elusivo

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Parte seconda: come pensiamo.

La parte seconda intitolata “Come pensiamo” è composta dai seguenti capitoli “La critica, privatizzata e disarmata”, il capitolo VIII “Il progresso: uguale e diverso”; il capitolo IX “Usi della povertà”; il capitolo X “L’istruzione nell’età postmoderna”; XI “L’identità nel mondo in via di globalizzazione”; XII “Fede e gratificazione istantanea”.

La critica, privatizzata e disarmata. In questo capitolo Bauman affronta il tema del rifiuto del reale dominante nella società. Tuttavia, la crescita delle possibilità di azione nel reale è stata accompagnata anche da una crescita dell’impotenza di agire nella realtà. Il significato della critica nel mondo post-moderno è diverso dal medesimo significato attribuito nella dimensione moderna. In modo particolare la critica della modernità era la critica ad un mondo pesante, definito, confinato. Tuttavia, nella contemporaneità, è difficile articolare la critica in quanto questa risulta essere inevitabilmente associata all’idea di infinito progresso cui ciascuno è chiamato. Tale orientamento al continuo miglioramento ci impedisce di trovare una gratificazione. La modernità è un obiettivo irrealizzato al quale l’essere umano tende attraverso l’azione del trascendersi. Non vi sono enti esterni rispetto ai quali riferirsi per avere dei suggerimenti di carattere comportamentale, quanto piuttosto è l’individuo che deve auto-criticarsi. L’individualismo presuppone l’assunzione completa della responsabilità. Non è possibile attribuire colpe agli altri. L’individuo deve auto-correggersi, auto-valutarsi, auto-punirsi, auto-premiarsi. In caso di fallimento, deve riprovare con maggiore convinzione. La mancanza dell’agorà ha peggiorato la situazione, in quanto lì avveniva un processo di trasformazione del pubblico in privato e del privato in pubblico. Nell’attuale scenario politico la comunicazione massmediatica presenta anche i politici come individui che devono affrontare il loro problemi in modo che la massa possa identificarsi. Il vero potere è sfuggente, sottratto al confronto. Tuttavia, l’unica possibilità per l’individuo di fare in modo che le premesse individualistiche potenziali vengano ad essere attuate nella realtà consiste nell’accedere alla dimensione politica diventando un cittadino. L’individuo per diventare autonomo ha bisogno della società, la quale è però assente. La partecipazione politica rimane l’unica possibilità per rendere reale l’autonomia potenziale dell’individuo.

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Il progresso: uguale e diverso. In questo articolo Bauman affronta il tema del progresso. Il passato è privo di consistenza. L’unica dimensione possibile della storia è il futuro, la storia da scrivere. Tuttavia, esiste una contraddizione tra progresso e storia. Il progresso vuole annichilire la storia, sebbene anch’esso sia relegato all’impegno individuale. È l’individuo da solo che deve emanciparsi ed accedere ad una vita migliore. La fiducia rimane un bene scarso in assenza di appigli (la sensazione che si ha in questo passo è quella dell’individuo che cerca uscire dalle sabbie mobili tirandosi per i capelli). Il progresso viene a sua volta annullato dalla tensione del presente. Le scelte a breve sono l’unico orizzonte dell’individuo nell’economia politica dell’incertezza.

Usi della povertà. In questo capitolo Bauman affronta il tema della povertà. In modo particolare, mette in evidenza i dati relativi alla crescita della diseguaglianza globale. I poveri hanno qualcosa da insegnare alla popolazione lavoratrice precaria. Essi sono liberi dall’incertezza. Tuttavia tale libertà li relega ai margini della società riducendone le possibilità e le aspettative di vita. La flessibilità peggiora la situazione; essa implica che il tempo speso per acquisire competenze potrebbe non trovare mai adeguata remunerazione. Nell’economia politica dell’incertezza gli individui rinunciano all’azione collettiva poiché privi di fiducia nella possibilità di trasformare le sofferenze individuali in problematiche comuni. Inoltre anche l’azione politica è priva di successo in quanto essa viene espletata in luoghi istituzionali privi di potere. Il potere infatti è mobile e locale. La politica è invece relegata nei confini di un territorio. Per risolvere la questione sarebbe necessario costituire delle agenzie globali in grado di contrastare il mercato dei capitali.

L’istruzione nell’età postmoderna. Bauman riflette sul ruolo dell’istruzione. L’età moderna è caratterizzata dal matrimonio tra potere e conoscenza. I professionisti del sapere sono stati innalzati e posti al centro del quadro istituzionale, talvolta in contrapposizione e competizione con il potere politico. Tuttavia le università appaiono nostalgiche, marginali, periferiche. La formazione professionale tende ad allontanarsi dalle università. L’università ha difficoltà a competere con la richiesta di formazione short on demand. Il titolo universitario può rilevarsi un cattivo affare in termini di costi/benefici nella prospettiva dell’inserimento lavorativo. Il problema dell’università è l’eternità. L’università ha operato nell’ottica del tempo eterno e del progresso, dei concetti distrutti nella modernità e postmodernità. La notorietà ha sostituito la fama. Le università devono trovare un nuovo ruolo nella postmodernità. Per sopravvivere le università devono de-specializzarsi e tornare generaliste.

L’identità nel mondo in via di globalizzazione. Per Bauman la questione dell’identità viene ad essere troppo spesso connessa con il riconoscimento. Nella modernità l’identità è legata all’auto-determinazione. Tuttavia a causa dello svuotamento di significato dei luoghi, per la liquefazione delle relazioni umane, l’identità rimane inaccessibile. L’essere umano sradicato dall’identità ne rimane privo indefinitamente. In cambio ha solo una strada da percorrere nelle sue incertezze e sulla quale troverà relazioni occasionali, incertezza e mancanza di significato. Per coloro i quali cercano posti nelle gerarchie vi è il terrore, la paura che tali posizioni possano scomparire improvvisamente. L’identità rassicura. Anche se essa è d’impaccio a chi vuole fare esperienza della post-modernità con le sue molte forme d’incertezza. La mancanza di presa sul presente impedisce di realizzare delle forme di identità che possano avere significato. La soluzione alla mancata identità, sia come presente, che come proiezione è costituita dallo shopping. Il consumismo riempie fittiziamente la mancanza di identità e prospettive. La

Fede e gratificazione istantanea. La contemporaneità ha delle difficoltà con la dimensione tempo. Il passato viene dimenticato. Il presente è senza controllo. Il futuro è oscuro e altrettanto incerto. La mancanza di significato toglie valore ai giorni. Gli scenari vengono accorciati. Il lungo periodo diventa una opzione indisponibile nei progetti esistenziali della popolazione. Il sistema capitalistico, grazie alla tecnologia, potrebbe rendere ridondante circa i 2/3 della popolazione mondiale. Tale scenario genera incertezza. Nessuna skill, nessuna organizzazione, nessuna gerarchia può resistere a cambiamenti strutturali dei modi di produzione volti a ridurre il ruolo del capitale umano pure nell’aumento della produttività. L’idea stessa della procrastinazione della ricompensa in grado di sostenere il sacrificio presente viene rigettata come priva di valore e validità. Il mondo è shortemista e fatto di beni, servizi e relazioni da consumare velocemente. Tuttavia, l’orientamento alla vacuità potrebbe essere anche la conseguenza della mancanza di possibilità di operare nel cambiamento della realtà. Tale orientamento alla vacuità è rappresentato nell’arte. L’arte ha teso sempre ad essere immortale, eterna. Nella contemporaneità l’arte celebra la caducità, l’assenza dell’eterno.

Parte terza: come agiamo.

La parte terza intitolata “Come agiamo” è composta dai seguenti capitoli: XII “L’amore ha bisogno della ragione?”, XIV “Morale privata, mondo immorale”, XV “I due fronti della democrazia”, XVI “Violenza vecchia e nuova”; XVII “Sugli usi postmoderni del sesso”, XVIII “C’è vita dopo l’immortalità?

L’amore ha bisogno della ragione?. Ragione ed amore sono in contrapposizione. Nel dialogo tra ragione ed amore, vince la ragione e l’amore è ferito. L’amore è mortale. Eppure, in tale mortalità anela all’immortalità. L’amore esige una soddisfazione infinita. La ragione opera con il calcolo dei benefici e dei costi, dei profitti e delle perdite. La ragiona può arrivare a tollerare l’altro. L’amore considera irrilevante la tolleranza e propende per la solidarietà e l’abnegazione. “L’amore significa entrare in relazione con un mistero e accedere alla sua irrisolvibilità” (pag. 213). Tuttavia, l’amore ha bisogno della ragione come strumento.

Morale privata, mondo immorale. La morale precede le regolamentazioni, le leggi, le norme. Nella ricostruzione ideale del processo di genesi della società la comparsa del terzo è un passaggio fondamentale. Il terzo rompe la soggettività dei rapporti duali. Il terzo può infatti giudicare attraverso la legge oggettiva. Nella trasformazione del rapporto duale in società è necessario crescere nel grado di fiducia e di affidamento. Il potere risulta sempre più lontano dalla morale, e dalla politica. Il potere si è emancipato dalla politica. Il potere non ha bisogno di confronto, di dialogo, di dialettica. Il potere si sottrae, è elusivo, sfuggente. Nella sua assenza dialogica manifesta il proprio dominio. Gli Stati hanno poche probabilità di opporsi al capitale globale libero. Infatti in caso di disallineamento i costi per gli stati possono essere molto difficili da calcolare. Quello che il potere richiede allo Stato è di creare sicurezza, i requisiti legali alle contrattazioni, e sistemi giudiziari efficienti. Gli stati sono distretti di polizia strumentali al potere. Al centro del potere c’è il vuoto. La conoscenza, la scienza ed anche la tecnologia sono prive della possibilità di emancipazione del popolo. Non esiste infatti più la definizione di intellettuale organico ad una classe sociale che assume il compito dell’emancipazione. L’intellettuale è al massimo organico a se stesso, autoreferenziale, indifferente nei confronti del resto della società. Non v’è quindi struttura nella società che possa ristorare la morale se non su base individuale, come ulteriore incombenza dell’individuo.

I due fronti della democrazia. La democrazia si fonda sulla trasposizione dei problemi privati in problemi pubblici e dei problemi pubblici in problemi privati. La democrazia traduce il privato nel pubblico ed il pubblico nel privato. La democrazia è sempre relativista. Infatti le assemblee prendono decisioni in base non a ciò che è giusto quanto in base a ciò che è ritenuto giusto. Il potere politico democratico è territorializzato mentre il potere è fluido. La politica per garantirsi il potere deve garantire ai capitali l’esercizio dell’opzione mordi e fuggi o della sparizione. L’agorà ha perso significato. Gli individui continuano ad essere soli anche nell’agorà, pure nell’associazione collettiva.

Violenza vecchia e nuova. Nella lotta per il potere la violenza è strumento ed obbiettivo. L’ordine sociale è frutto della sedimentazione di lotte per il potere. Tuttavia, la legittimazione è l’elemento che fa distinguere la violenza “giusta” dalla violenza come sopruso. Poiché molte violenze sono realizzate in nome della legittimità esse perdono il loro contenuto di violenza e diventano degli strumenti di controllo ed ordine. La negazione dell’uso della forza legittima equivale alla negazione dell’effettività dell’ordinamento. La violenza quindi è la condizione ordinaria della storia che tuttavia viene percepita talvolta come ingiustizia e talvolta come liberazione in relazione al fatto che sia o meno legittimata nella dimensione pubblica internazionale.

Sugli usi postmoderni del sesso. Esiste una relazione tra sesso e manipolazione culturale. Al centro vi è l’erotismo, sorto dalla distinzione tra sesso inteso come piacere e procreazione. L’erotismo tuttavia non è un fatto innaturale, quanto piuttosto trova sostegno e conforto nella dotazione naturale. Tuttavia, esso può anche avere un valore economico. Tale valore però viene assegnato all’erotismo attraverso una specifica azione di manipolazione culturale: esso diventa merce. Per accedere a tale merce è prevista la presenza di una adeguata forma fisica, richiesta per poter accedere al collezionismo di esperienze erotiche. La mancanza di forma fisica è considerata come malattia, come mancanza di energia, di vigore, di capacità di godere dell’esistenza, di avere delle relazioni ed emozioni intense. Non vi è un limite superiore all’essere in forma. Essere in forma è un andamento senza limite sottoposto ad una continua attività di miglioramento e di perfezionamento. La forma fisica è un orizzonte in movimento al quale l’individuo tende. Lo sforzo di mantenersi in forma diventa quindi anch’esso fonte di ansia e depressione. Del resto tale tensione all’infinito è anche tipica dell’esperienza sessuale che non offre mai pieno appagamento, quanto piuttosto un orizzonte di piacere infinito che l’individuo deve conquistare allenandosi, imparando, seguendo consigli e ricette. Sotto il profilo riproduttivo il sesso è porta dell’eternità. Due esseri mortali generano l’immortalità. Si tratta evidentemente di un mistero. Scrive Bauman: “Un essere mortale viene amato come fosse immortale e viene amato da un altro essere mortale in una maniera accessibile solo agli esseri eterni” (pag. 285). Anche l’esperienza erotica rifugge dalla stabilità per poter meglio comprendere il cambiamento del mondo. Il sesso liberato dall’amore diventa realtà episodica.

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C’è vita dopo l’immortalità?. Bauman riflette sull’immortalità nella contemporaneità. Scrive Bauman: “Come la luminosità della luna, quella della vita è solo un riflesso del sole: il sole dell’immortalità” (pag. 297). Credere all’immortalità dell’anima è facile. L’immortalità del corpo è invece assai più difficile da provare. Il corpo è necessario all’anima. L’anima vive nell’eternità. Eppure, è solo nella vita con il corpo che l’anima può guadagnare l’eternità. Di seguito Bauman analizza quelli che chiama i “ponti” all’immortalità concludendo che effettivamente tali ponti risultano essere sempre più evanescenti. Vi sono due tipologie di ponti: i ponti per pochi ed i ponti per molti. I ponti per pochi sono passaggi all’eternità per individui dotati di eccellenti qualità e talenti. I ponti per molti sono passaggi all’eternità per la massa della popolazione in genere associati all’idea di famiglia e di appartenenza gruppale. Tuttavia, entrambe le tipologie di ponti per l’eternità sembrano essere inutili nella contemporaneità. Infatti, il ponte per i talentuosi è reso vuoto dalla preferenza della popolazione per la notorietà a dispetto della fama. Il secondo tipo di ponti, ovvero l’appartenenza alla famiglia, alla comunità, alla nazione risulta essere impossibile da realizzare per la presenza dell’individualizzazione della società.

Conclusioni. Il libro di Bauman è certamente in grado di cogliere degli elementi caratterizzanti la contemporaneità ed in modo particolare l’incertezza. Il concetto di incertezza nel lavoro, nelle scelte politiche ed economiche, nelle scelte erotiche e relazionali, ed anche nelle proiezioni di sé nel futuro, è dominante. Si tratta certamente di un elemento tipico della “condizione postmoderna”. Tuttavia, è difficile dire se tale incertezza sia stata veramente creata dalla classe dirigente o se piuttosto la classe dirigente non abbia sfruttato un andamento all’incertezza ch’era presente nell’evoluzione dei sistemi sociali e politici a seguito dell’introduzione della tecnologia e nel cambiamento dei sistemi di produzione. Infatti, il passaggio dal sistema dell’industria al sistema dei servizi ha certamente flessibilizzato il mondo del lavoro e creato incertezza. E quindi con molta probabilità la tecnologia ha un ruolo essenziale nella definizione del nuovo ordine globale. Il libro di Bauman è quindi molto rappresentativo delle problematiche della postmodernità per quanto effettivamente vi sia una sottovalutazione del ruolo della tecnologia nel cambiamento dei sistemi produttivi e nella creazione della società individualizzata.

Parte prima http://internationalwebpost.org/contents/Bauman:_l%E2%80%99economia_politica_dell%E2%80%99incertezza_(Parte_prima)_18256.html#.Xw5TaSgzaR8

Angelo Leogrande

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