Bahamas: muore Chris Cline

Il “Re del Carbone” statunitense

Bahamas_muore_Chris_Cline.jpg

All’inizio del XX secolo, Beckley non era che una piccola città posta a 738 metri d’altitudine sulle ripide montagne del West Virginia, nota principalmente per il clima umido e per le profonde miniere di carbone, il combustibile che avrebbe reso grandi gli Stati Uniti dell’epoca. Fra i tanti uomini che trascorrevano le proprie giornate spaccandosi la schiena nel tentativo di estrarre la preziosa risorsa, tuttavia, ve n’era uno noto come “il signor Cline”, un ambizioso minatore tanto energico ed appassionato da riuscire ad ispirare, tramite la propria opera, un senso di emulazione nella sua famiglia per ben due generazioni consecutive.

cms_13409/2.jpg

Suo figlio, Paul Cline, avrebbe tentato di seguire le orme paterne ma quando, grazie al boom economico degli anni ‘80, ne avrebbe avuto l’opportunità, non avrebbe esitato neppure per un istante prima di acquistare le quote di una piccola società carbonifera. Non per questo, però, Paul rinunciò ad insegnare al figlio Chris il valore del duro lavoro: fin da quando questi aveva appena sei anni lo convinse a riempire sacchi di terra da utilizzare durante le esplosioni in cambio di un penny per ogni sacco. Immediatamente il ragazzo comprese l’importanza di basare la propria vita su una sana etica lavorativa e sul desiderio di essere indipendente, così, finito il liceo - malgrado le attività del padre si stesse espandendo sempre di più - egli decise di iscriversi alla Marshall University, dove frequentò un corso di laurea in psicologia almeno fino a quando, all’età di ventun anni, Paul non decise di cedergli le quote della propria azienda.

Fin da subito fu ben chiaro che il giovane Chris non sarebbe stato il classico proprietario che trascorre la propria esistenza seduto sulla poltrona del suo lussuoso ufficio: per molto tempo lavorò in incognito come minatore al fine d’imparare i meandri e le sfumature del mestiere, così, quando il mondo dell’industria carbonifera non ebbe più alcun segreto per lui, fondò una nuova società di sviluppo energetico, il “cline group”, riuscendo grazie ad apparecchiature all’avanguardia e all’acquisto di importanti concessioni nell’Illinois a guadagnarsi il soprannome di “king of coal”, il Re del carbone, e ad accumulare nel giro di pochi anni un patrimonio stimabile intorno al miliardo e 300 milioni di dollari, in parte reinvestiti in beni sfarzosi come un terreno in West Virginia di oltre sessanta ettari, uno yatch con ben cinque cabine e perfino un sottomarino costruito appositamente per lui da un’azienda specializzata.

cms_13409/3.jpg

Come spesso capita in queste situazioni, Chris Cline non ebbe alcun problema nel condividere con le persone meno agiate la propria fortuna donando cospicue somme di denaro in svariate attività filantropiche, spesso in collaborazione con la chiesa battista (di cui era un convinto fedele) e altrettanto spesso in favore del progresso scientifico e della costruzione di strutture mediche e universitarie in grado di garantire al mondo della medicina quell’evoluzione di cui aveva bisogno; è probabile che la sua sensibilità sull’argomento, in effetti, fosse in parte legata alla tragica perdita della moglie Sabrina nell’87 a causa di un tumore.

Nel corso della sua attività professionale, ad ogni modo, il nostro protagonista non fu certo estraneo alle difficoltà, come quando nel 2012 un attore di scarso successo di nome Vivek Shah minacciò di uccidere i membri della sua famiglia se non avesse ottenuto in cambio tredici milioni di dollari. O come quando il sempre crescente fervore dei movimenti verdi rischiò di condizionare le politiche statunitensi al punto da ridimensionare totalmente l’utilizzo del carbone e, di conseguenze, delle industrie che facevano di esso la propria principale fonte di guadagno. “Mi piace pensare di essere parte del più economico rifornimento d’America” rispondeva Cline a chiunque lo accusasse di provocare inquinamento e danni ambientali al pianeta, sottolineando che, malgrado tutti gli svantaggi, il carbone rimaneva sempre una fonte scarsamente dispendiosa e questo, in un certo senso, rappresentava anche la sua forza; sebbene evidentemente nulla di tutto ciò si rivelò sufficiente per persuadere i gruppi sociali affezionati al tema dell’ecologismo ad abbandonare le proprie battaglie.

Consapevole del fatto che innanzi a simili minacce le parole non sono sufficienti, Cline decise d’influenzare l’unica persona che avrebbe potuto realmente aiutarlo nella sua ardua battaglia: il futuro presidente degli Stati Uniti d’America. Non sapendo tuttavia chi avrebbe vinto le successive elezioni, decise dunque di comportarsi come qualunque uomo pieno di soldi si sarebbe comportato in una situazione del genere: finanziando ogni candidato possibile. Il nostro protagonista elargì preziose donazioni agli allora aspiranti presidenti Jeb Bush, Marco Rubio e, il vincitore, Donald Trump, rispetto al quale peraltro era un affezionato vicino di casa dal momento che entrambi possedevano delle lussuose ville in Florida, nel Nord di Palm Beach. Sono in molti a sostenere che è stata proprio l’influenza di Cline a convincere il tycoon ad adottare politiche estremamente flessibili nei confronti delle aziende carbonifere, revocando ogni restrizione voluta dai propri predecessori.

cms_13409/4.jpg

Tutto sembrava andare per il meglio per l’ambizioso uomo d’affari, eppure nemmeno il denaro può proteggerci da un fato crudele e spietato. Nella giornata di ieri, durante un volo di ritorno dalle Bahamas dove si era concesso una breve vacanza, Cline è morto in un incidente su un elicottero insieme ad altre sette persone tra cui il pilota e la sua figlia maggiore, Kameron. Sebbene le dinamiche del disastro, nonché le sue cause, debbano ancora essere definitivamente chiarite, numerosi sono stati i messaggi di cordoglio da parte della comunità statunitense: “abbiamo perso una superstar” ha twittato il governatore del West Virginia Jim Justice, “era un uomo lungimirante, aveva un tocco da Re Mida” gli ha fato eco il Presidente dell’associazione nazionale del carbone Bill Raney.

In seguito a quest’inaspettata scomparsa il nostro protagonista lascia tre figli, un impero che ora dovrà in fretta trovare un nuovo erede e, cosa forse più importante, la consapevolezza di quanto in questa vita ogni cosa sia temporanea… anche la ricchezza più sfrenata.

Gianmatteo Ercolino

Tags:

Lascia un commento



Autorizzo il trattamento dei miei dati come indicato nell'informativa privacy.
NB: I commenti vengono approvati dalla redazione e in seguito pubblicati sul giornale, la tua email non verrà pubblicata.

International Web Post

Direttore responsabile: Attilio miani
Condirettore: Federica Marocchino
Condirettore: Antonina Giordano
Editore: Azzurro Image & Communication Srls - P.iva: 07470520722

Testata registrata presso il Tribunale di Bari al Nrº 17 del Registro della Stampa in data 30 Settembre 2013

info@internationalwebpost.org
Privacy Policy

Collabora con noi

Scrivi alla redazione per unirti ad un team internazionale di persone dinamiche ed appassionate!

Le collaborazioni con l’International Web Post sono a titolo gratuito, salvo articoli, contributi e studi commissionati dal Direttore responsabile sulla base di apposito incarico scritto secondo modalità e termini stabiliti dallo stesso.


Seguici sui social

Newsletter

Lascia la tua email per essere sempre aggiornato sui nostri contenuti!

Iscriviti al canale Telegram