BULLISMO,LA RETE COME PERFETTA CASSA DI RISONANZA DELL’ASSENZA DELL’ALTRO

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cms_27715/1.jpgAnno nuovo problemi vecchi. La scuola, una tra le più importanti e, forse proprio per questo motivo, vituperate agenzie di socializzazione, torna a fare i conti con il bullismo e con tutte le appendici legate a un fenomeno che sembrava poter scemare attraverso efficaci azioni in comune messe in campo da scuola e famiglia. Secondo l’Osservatorio “Bullismo e Cyberbullismo”, condotto da Skuola.net assieme alla collaborazione di Citroën Italia, che ha intervistato 3.000 ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 19 anni nell’ambito del progetto “RispettAMI”, andando a considerare solo gli ultimi mesi dello scorso anno scolastico, 1 alunno su 5 ha raccontato di aver subìto almeno una delle numerose forme di prevaricazione legate al generale fenomeno del bullismo. Nell’ultimo trimestre delle lezioni, il 13% dei ragazzi intervistati ha confessato di essere stato vittima di episodi occasionali, mentre il 7% ha parlato di vessazioni sistematiche. Il bullismo è un aspetto che desta molte preoccupazioni sia tra i genitori, sia nel corpo insegnante a causa in particolar modo delle sue matrici nelle quali si dipana, come l’attacco, per esempio, all’aspetto, all’identità sessuale e all’etnia della vittima.

cms_27715/2_1664683360.jpgSecondo la ricerca infatti tra le forme di bullismo maggiormente messe in atto vi è il cosiddetto “body shaming”, ovvero il denigrare i difetti fisici o le eventuali disabilità della vittima. Vi è poi l’attacco all’orientamento sessuale e infine non mancano i pregiudizi di natura razzista. Non solo. Il bullismo sembra essere diventato sempre più una anche forma di oppressione psicologica e fisica sempre più presente nella vita dei ragazzi e comincia a colpire fasce di età particolarmente deboli e molto giovani: sono in particolare i preadolescenti e i giovani adolescenti della fascia d’età 11-16 anni, ovvero il 22% del campione, ad essere stato vittima di attacchi di bullismo negli ultimi mesi. Vi è poi una questione di genere di cui tenere conto, con le ragazzine ad essere esposte maggiormente al cosiddetto “body shaming” rispetto ai coetanei maschi, un tipo di attacco, ricordo, che colpisce l’aspetto fisico e che proprio per questo non sorprende sia una forma di aggressione verbale maggiormente coinvolgente per il sesso femminile. A complicare ulteriormente il quadro, già di per sé devastante sotto il profilo psicologico, arrivano e si palesano, in ambito soprattutto digitale, nuove forme di attacco alla propria persona, tra queste vi è il cosiddetto “orbiting” (ne è stata vittima il 35% dei giovani intervistati), ovvero l’abitudine di praticare una sorta di controllo esterno sui propri profili social da parte di un ex partner, che attraverso commenti e reazioni, provoca turbamento (in quasi 3 ragazzi su 10), rabbia (1 su 4) e tristezza (1 su 5).

cms_27715/3.jpgUn’altra forma ben più invasiva riguarda poi la circolazione sul web, senza il proprio consenso, di materiali intimi, spesso estorti, da parte di un ex partner. E’ il cosiddetto “non consensual sharing”, ovvero una delle manifestazioni e ramificazioni del “revenge porn” in cui si è imbattuto, almeno una volta, il 14% degli intervistati. Il digitale dunque è ancora sul banco degli imputati, il luogo/non luogo dove sfociano sotto forma di hate speech e shitstorm forme di violenza coltivate primariamente sui banchi di scuola. Non è una semplicistica questione di associare un fenomeno a una specifica tecnologia come causa/effetto del bullismo, ma è piuttosto una mancanza di senso che può provenire solo ristabilendo l’esperienza con l’altro. Per il filosofo ceco Vilèm Flusser vivere a stretto contatto con i dispositivi digitali porta con sé l’ “atrofia delle mani”, ovvero l’era digitale ha segnato il definitivo passaggio dalle cose materiali a quelle immateriali, da un’assenza di distanza che ha fuso assieme pubblico e privato, comunicazione pubblica e comunicazione privata. Oggi tutti siamo immersi in una dilagante “cultura dell’indiscrezione e della mancanza di rispetto” tipico di un reflusso comunicativo in cui “ognuno è, insieme, trasmittente e ricevente, consumatore e produttore” (Byung Chul-Han, n.d.r.). È lo spazio della falsa simmetria dell’azione comunicativa, delle voci indistinte prive di contegno, in cui domina l’ira, la rabbia, l’odio per il diverso, il non allineato, in una forma del tutto paradossale di medium dell’eguaglianza, a creare l’urgenza di un approccio al digitale ma in generale alla vita, maggiormente strutturato all’incontro, al confronto, allo scontro con l’altro.

Andrea Alessandrino

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