BUFERA IN ARRIVO PER SPOTIFY

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Si pensava che Microsoft sarebbe stata l’ultima delle Big Tech a porre fine alla lunga lista di licenziamenti che hanno aperto questo 2023, ma invece anche Spotify ha recentemente annunciato dei tagli al personale. A dare l’annuncio è stato Daniel Ek, CEO e co-fondatore del colosso della musica in streaming, che in un messaggio ai dipendenti ha comunicato: “Sono stato troppo ambizioso ad investire oltre la nostra crescita dei ricavi. Sarebbe stato insostenibile nel lungo termine in qualsiasi circostanza, ma in questo contesto sfidante chiudere il gap sarebbe ancora più difficile. Come diciamo nel nostro slogan ‘il cambiamento è l’unica costante’, per questo motivo, continuo a ribadire che la velocità è la strategia fondamentale per un’azienda. Ma la velocità da sola non basta. Dobbiamo anche operare con efficienza. Sono queste due cose insieme che alimenteranno il nostro successo a lungo termine. Per allineare i costi, abbiamo preso la difficile ma necessaria decisione di ridurre il nostro numero di dipendenti. Nelle prossime ore si svolgeranno conversazioni individuali con tutti i dipendenti interessati”.

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La riorganizzazione del personale colpirebbe il 6% dei 9.800 dipendenti impiegati a livello globale, ovvero circa 600. Inoltre ai dipendenti verrà riconosciuta un’indennità di licenziamento media di circa cinque mesi, accompagnata dal perdurare per tutto il periodo dall’assicurazione sanitaria. Daniel Ek ha poi annunciato una riorganizzazione anche ai vertici di Spotify, con Gustav Söderström e Alex Norstrom, rispettivamente “chief freemium business officer” e “chief research & development officer”, che diventeranno copresidenti e Dawn Ostroff che ha deciso di lasciare il ruolo di “chief content & advertising business officer” di Spotify e per facilitare la transizione assumerà il ruolo di consulente senior.

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Anche il colosso di Stoccolma così come le altre big tech, ha vissuto durante la pandemia un periodo economicamente florido: all’aumento di introiti e di personale del 2020 e del 2021 sono però seguiti il calo delle entrate pubblicitarie e il conflitto Russa/Ucraina, che ha fatto sorgere un quadro finanziario instabile. Dal 2019 Spotify ha investito oltre un miliardo di dollari nei podcast, tra software di creazione e diritti di programmi popolari come The Joe Rogan Experience e Armchair Expert.Tuttavia le azioni sono crollate del 66% lo scorso anno quando gli investitori spazientiti si sono chiesti quando avrebbero iniziato a vedere i rendimenti e l’azienda gli ha risposto che l’attività sarebbe diventata redditizia entro i prossimi 2 anni. Infatti, al momento la capitalizzazione di mercato di Spotify è di circa 18 miliardi di dollari, un valore ben lontano dal febbraio 2021 quando aveva sfiorato i 70 miliardi di dollari.

Francesco Maria Tiberio

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