BREXIT: UN’EPOPEA INFINITA

Approvata legge anti no-deal, no al voto anticipato

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“La Storia Infinita” di Michael Ende, in confronto, sembra una favoletta.

Nuovi, e ancora una volta abbastanza clamorosi, sviluppi si sono verificati nella questione Brexit, che non sembra trovare una via d’uscita, in attesa della sospensione dei lavori parlamentari voluta dal Primo Ministro Johnson.

Quella che voleva essere una mossa del Premier per aggirare il Parlamento britannico ed avere mano libera nelle contrattazioni sulla Brexit, si è verificata, come prevedibile, una scelta azzardata, un all-in che in realtà somiglia più ad un bluff smascherato. Infatti, i Parlamentari, e non solo quelli di opposizione, hanno reagito, dando un’accelerata netta alle discussioni. Una vera e propria rivolta interna al gruppo conservatore si è verificata: ben 21 deputati dei Tories hanno infatti votato con l’opposizione la legge anti no-deal (pur consapevoli che per questo sarebbero stati espulsi dal partito), e diversi esponenti di spicco si sono dimessi. Tra questi, persino Jo Johnson, viceministro e fratello di Boris. A quel punto, il Premier, sconfitto in Parlamento ma in testa nei sondaggi, è passato al contrattacco, presentando la mozione di scioglimento delle Camere e proponendo il voto anticipato per il 15 ottobre, a sole due settimane dal 31 ottobre, giorno in cui si dovrebbe verificare l’uscita dall’Europa dell’UK. Questa, però, richiedeva una maggioranza di 2/3, ed il “no” di Corbyn l’ha immediatamente affossata. Il Presidente ha definito la scelta del leader laburista “un insulto codardo alla democrazia”: detto da chi ha cercato di mettere la museruola al Parlamento più antico del mondo su una questione delicata come la Brexit, risulta se non altro curioso.

C’è anche da dire che il “no” ad elezioni anticipate non è definitivo: Corbyn ha infatti affermato che non vede l’ora di un’elezione per “sbattere fuori questo governo”. Prima, però, le opposizioni vogliono assicurarsi che la legge anti-no deal passi anche alla Camera dei Lord.

Intanto, il governo ha già messo in programma per lunedì un nuovo voto per l’anticipazione delle urne.

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Ma cosa contiene la legge anti-no deal approvata dai Comuni?

Prevede il rinvio, pari a tre mesi, della scadenza del 31 ottobre, legato però, per via di un emendamento Labour, alla possibile approvazione di una versione dell’accordo di Theresa May. Questo esclude di fatto l’opzione di nuovo referendum.

La politica britannica si trova ora in una situazione paradossale: un Presidente senza maggioranza, ma in testa nei sondaggi; un Parlamento nel caos, che continua a negare un secondo referendum, così come il no deal, ma allo stesso tempo non riesce a trovare un accordo convincente, mentre durante le sedute si parla di provvigioni di beni di prima necessità; un’opposizione che non vuole arrivare a fine legislatura, ma neanche andare subito al voto; un Paese intero letteralmente spaccato in due tra brexiters e remainers. Adesso, la rivalutazione degli accordi dell’ex-premier Theresa May, che erano stati più e più volte bocciati.

Al momento tutto può ancora accadere, ma una cosa è certa: la situazione britannica dovrebbe servire da monito a tutti i Paesi dell’Unione e alla politica in generale. Quando si portano avanti promesse impossibili, basate su fake news, attacchi ingiustificati e populismo, i risultati possono essere disastrosi per tutti. Oggi, la democrazia più antica del mondo vive una crisi senza precedenti per colpa di un voto referendario espresso da chi non aveva le corrette informazioni, non per colpa propria, ma per colpa della politica stessa, troppo impegnata a scaricare le colpe agli altri, e troppo poco volenterosa nel risolvere i problemi.

Giulio Negri

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