BREXIT, JOHNSON:“POSSIAMO VIVERE SENZA ACCORDO”

Intanto, i banchieri fuggono da Londra

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L’ora “x” per la scadenza dei negoziati è stata estesa, di nuovo, di un mese. Né i britannici né gli europei hanno interesse nell’avverarsi di una no-deal Brexit che metterebbe in ginocchio il Regno Unito e causerebbe gravi danni anche all’Europa, i cui rapporti con lo Stato d’Oltremanica rimangono, o comunque si spera che rimangano, molto importanti. Così, Boris Johnson e Ursula Von der Leyen hanno fatto un altro tentativo per riavvicinarsi, con l’estensione decisa in un video colloquio avvenuto tra i due, al termine del quale entrambi hanno riconosciuto “l’importanza di trovare un accordo”. Parole concilianti in una situazione tuttavia molto complessa, perché le richieste britanniche vengono considerate abnormi da parte europea, mentre le concessioni che l’UE sarebbe disposta a fare in sede di negoziazione sono viste dai britannici come egoistiche e prive di comprensione verso le necessità dell’Isola.

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Il governo britannico vorrebbe, di fatto, mantenere tutti i privilegi che aveva quando faceva parte dell’Unione, senza però doversi sobbarcare alcuna delle responsabilità che aveva prima della Brexit. E così, nonostante i tentativi di conciliazione tra le parti, più formali che pratiche, il Primo Ministro britannico corre ai ripari, preparando la popolazione alla peggiore delle situazioni: se l’Unione Europea non dovesse accogliere le richieste britanniche, il Regno Unito, ha dichiarato Johnson, “potrà vivere” con questa situazione, e superare i problemi che un no-deal inevitabilmente causerebbe.

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Nel frattempo, vedendo l’esecutività reale della Brexit avvicinarsi, la City di Londra, cuore dell’economia britannica, si sta svuotando sempre più. Secondo una ricerca condotta da Ey, pubblicata da Bloomberg, le società finanziarie hanno già trasferito almeno 7.500 posti di lavoro e asset dei clienti europei per un valore di 1,2 trilioni di sterline, ma si pensa che il fenomeno stia progressivamente accelerando. In poco più di quattro anni dal voto sulla Brexit, si parla di trasferimenti pari a 2.850 posizioni di gruppi finanziari verso città come Dublino, Lussemburgo e Francoforte: una vera e propria fuga di massa.

Giulio Negri

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