BREVETTI VACCINI: “SE NE PARLERÀ AL SUMMIT DI OPORTO”

La proposta di Biden di sospenderli, dona speranza al mondo intero, mentre Big Pharma annuncia guerra. Ma perché non farlo prima?

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L’amministrazione di Joe Biden, tramite la rappresentante commerciale statunitense Katherine Tai, si è schierata dalla parte dell’intera popolazione mondiale, dichiarando il proprio consenso all’ipotesi di una sospensione dei diritti di proprietà intellettuale per quanto riguarda i vaccini anti-Coronavirus. Una scelta clamorosa, che arriva da quello che tradizionalmente è il Paese principe del liberismo, anche in tema di salute pubblica. Un cambio di rotta radicale, dovuto forse anche alla considerazione che la fine della pandemia porterebbe benefici economici ben più grandi di quelli che potrebbero derivare dal semplice arricchimento smisurato delle case farmaceutiche, mentre settori trainanti dell’economia, come il commercio internazionale ed il turismo, sono ancora fermi o fortemente limitati. È evidente, però, che questa svolta non ha fatto felici tutti. I colossi dell’industria farmaceutica, con Pfizer in prima linea, si sono subito posti sul piede di guerra, mentre i loro titoli crollano in borsa.

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A nome della Pharmaceutical Research and Manufacturers of America, Stephen Ubl ha parlato di “un passo senza precedenti che minerà la nostra risposta globale alla pandemia e comprometterà la sicurezza. Questa decisione genererà confusione tra partner pubblici e privati, indebolirà già fragili catene di forniture e alimenterà la proliferazione di vaccini contraffatti”. La protezione della proprietà intellettuale, nella dottrina economica dominante, è ritenuta necessaria in quanto garanzia per le aziende di un rientro economico soddisfacente rispetto agli investimenti in ricerca e sviluppo. Ma di fronte ad una pandemia che si appresta a raggiungere la quota di 3,5 milioni di vittime (limitandosi al dato sottostimato di quelle certificate) in tutto il mondo, e a delle case farmaceutiche che hanno sistematicamente disatteso le promesse fatte sulle forniture di vaccini, un’eccezione alla regola sembra doverosa. Nel mese di aprile, a quattro mesi dalle prime vaccinazioni, i morti giornalieri nel mondo si sono mantenuti su una media superiore ai 10.000.

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I freddi e terribili numeri dicono quindi una verità incontrovertibile: centinaia di migliaia di vite sono andate sprecate per i ritardi nella distribuzione e nella somministrazione dei vaccini anti-Covid. È evidente che le case farmaceutiche proprietarie dei diritti sui vaccini attualmente disponibili non hanno risorse sufficienti per soddisfare la domanda di ciò che è un bene primario, che dovrebbe essere considerato anche comune. Così, di fronte all’apertura americana, e nonostante le proteste di Big Pharma, gli altri Paesi hanno capito che è tempo di discutere la questione. La Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, ha infatti dichiarato: "L’Ue è pronta a discutere di come la proposta degli Stati Uniti per una deroga alla protezione della proprietà intellettuale" dei brevetti "per i vaccini Covid possa aiutare a raggiungere l’obiettivo" di affrontare la crisi globale del Covid "in modo efficace e pragmatico”. Se ne discuterà al summit di Oporto, ma un dibattito del genere all’interno del WTO potrebbe, in realtà, richiedere anche anni. Tutto questo mentre persone che avrebbero diritto alla vaccinazione continuano a morire di Coronavirus, e pochi imprenditori si arricchiscono a dismisura sulla sofferenza altrui.

Giulio Negri

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