BRASILE, LULA: “SE NECESSARIO, MI CANDIDERÒ”

Prime dichiarazioni dell’ex-Presidente dopo la cancellazione definitiva delle condanne

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"Se necessario, mi candiderò a vincere le elezioni contro un fascista chiamato Jair Bolsonaro, un genocida, che è il maggior responsabile del caos della pandemia di Coronavirus". Non potevano essere più forti le prime dichiarazioni di Luiz Inácio Lula da Silva dopo l’annullamento definitivo deciso dalla Corte Suprema brasiliana delle condanne (che ammontavano a 12 anni di carcere) che l’ex-Presidente e leader amatissimo della sinistra brasiliana stava scontando. Lula si presenta ora, nella sua narrazione, come un martire della democrazia contro il despota Bolsonaro, che aveva fatto Ministro della Giustizia proprio Sérgio Fernando Moro, l’artefice della condanna di Lula nell’ambito dell’inchiesta “Lava Jato”, che vedeva l’ex-leader del Partido dos Trabajadores accusato di corruzione e riciclaggio di denaro. Il socialdemocratico 75enne, che era stato rilasciato nel 2019 dopo ben 580 giorni di carcere, si dice quindi pronto a scendere in campo in prima persona, ma specifica che lo farà solo “se necessario”.

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La priorità, per lui, è riunire le forze democratiche in vista delle elezioni del 2022, per fronteggiare Jair Bolsonaro, volto dell’anti-ecologismo, nostalgico della dittatura militare che terrorizzò la popolazione brasiliana dalla metà degli anni ‘60 alla metà degli anni ‘80 ed idolo dei negazionisti del CoVid-19. I sondaggi nel 2018 affermavano che, se avesse affrontato Lula, che invece fu messo fuori causa per via giudiziaria, l’attuale Presidente brasiliano avrebbe perso con parecchio margine. L’arresto di Lula, però, oltre a gettare un’ombra sul “PT” brasiliano, aveva portato la sinistra a frammentarsi, e alla fine a puntare sulla poco carismatica e non altrettanto amata ex-Presidente Dilma Rousseff, che aveva “ereditato” la leadership del partito da Lula nel 2011, vincendo quelle elezioni sulla scia dell’apprezzamento popolare per quest’ultimo, salvo poi deludere molte aspettative anche a causa della durissima crisi economica.

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Con l’Amazzonia che brucia in maniera quasi costante e si sta consumando insieme alla speranza di un futuro per il Pianeta, con le popolazioni indigene del Brasile che vengono oppresse sistematicamente dall’ultra-destra di Bolsonaro, e con gli ospedali delle zone più povere del Paese che si ritrovano costretti ad intubare i pazienti senza anestesia per mancanza di materiale medico, le elezioni del 2022 potrebbero diventare le più importanti della storia recente del Brasile, e forse tra le più importanti di sempre per il Mondo intero, che piange la progressiva scomparsa del suo polmone verde, insieme alla sua fauna. Non c’è dubbio che in cima alla lista delle priorità dell’attuale opposizione ci sarebbe una revisione radicale delle (assenti) politiche ambientali del Governo Bolsonaro, oltre ad una maggiore disponibilità all’ascolto delle minoranze sociali. Anche se è presto per dire se Lula da Silva si candiderà o se rimarrà nelle retrovie, è certo che la sentenza della Corte Suprema del Brasile, che gli permetterà di tornare alla vita politica, fornirà nuova linfa alla sinistra brasiliana che, da essere una delle più forti del Mondo, si era ritrovata a perdere malamente contro il più improbabile dei candidati.

Giulio Negri

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