BITETTO E LE SUE CHIESE - LE FIERE (I^)

Non c’è festa senza fiera, non c’era fiera senza festa!

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La benedizione della fiera di Saint-Denis in Parigi, xiv secolo miniatura

Nu fiocche russe ‘nghepe

Ninna nanne e ninna nanne

chèssa fiighij pere na péupe

chiange e raite coume

a la gatte de Sanda Maraij

Ij notte e candene le stélle

e du nan se ijacchij reggitte

vule ste ‘mbrazze sta despettouse

è peghijte pe daij le stélle du cil

Cré ca ij la fire de la Nenzijte

nan si perdénne chiu la chepe

accatte nu bélle fiocche russe

e mittangiuj ‘nghepe

Ninna nanne e ninna nanne

chèssa fiighij ij nu fiure

nu pizzeche e na carézze

qualche iéune ne la v’arrebbe

Pere proprj na ruse sta menénne

la vocche pettete la facce sanghe e latte

le capidde a bucchele a bucchele

bijte a ce l’avavè

Sanda fighij cu fiocche russe ‘nghepe

cré mataine mènze a la fire

vedaime ce qualché iéune

se la pigghij pe zaite e bonanotte

(Dina Ferorelli -Testo inedito in dialetto bitettese)

Un fiocco rosso in testa

Ninna nanna ninna nanna

questa figlia sembra una bambola

piange e ride come

la gatta di Santa Maria

È notte e cantano le stelle

e qui non si può dormire

vuole stare in braccio questa dispettosa

ha scambiato per giorno le stelle del cielo

Domani è la fiera dell’Annunziata

non perdere più la testa

compra un bel fiocco rosso

e mettilo tra i capelli

Ninna nanna ninna nanna

questa figlia è un fiore

un pizzicotto e una carezza

qualcuno la ruberà

Sembra proprio una rosa questa bambolina

la bocca rossa il viso sangue e latte

i capelli con tanti buccoli

beato chi l’avrà in sposa

Santa figlia col fiocco rosso in testa

domani mattina portiamola alla fiera

e speriamo di incontrare qualcuno

che s’innamori di lei e buonanotte

(Dina Ferorelli -Testo inedito, Traduzione)

La musica del tempo segna le tappe della nostra vita, impreziosisce le nostre giornate, custodisce i sogni e come preziosi talismani tiene vivi i nostri ricordi.

Ci sono eventi che non vorremmo dimenticare mai, pietre miliari delle nostre passate stagioni, altri che è bene lasciarsi alle spalle, che ci portiamo dentro come cicatrici vive nella nostra danza quotidiana. Nello scrigno del tempo ci sono i luoghi cari dell’infanzia, quelli in cui ci siamo sentiti amati, il paese, le strade, le antiche voci, l’aria stessa che respiriamo e che continuano ad essere balsamo e miele, presenze indelebili.

Il mio paese, Bitetto è per me tutto questo, vigile come un guerriero, solida roccia, rigoglioso come un ulivo secolare, dove ogni pietra, ogni angolo, ogni maschera affissa alle pareti mi riporta le voci delle persone che ho amato, che ho conosciuto, alcune delle quali ora non ci sono più. Rimangono presenze vive e indelebili in questo abbraccio di note.

Ci sono ricordi che si fanno largo nel buio e vogliono rendersi visibili. Riprendere il loro spazio, parlare al mondo. Tra questi ricordi ci sono i giorni delle fiere.

Le fiere a Bitetto, erano precedute da giorni di attesa, di gioia per la festa da vivere, si aveva la possibilità di uscire, tuffarsi tra la gente, osservare piante e animali, smarrirsi tra la gran quantità di merci, oggetti, nuovi prodotti, speranza di ricevere qualche dono, giocattoli, gustare il “gratta-marianna” (Granita con aromi vari).

Era giovane mio padre e giovane la puledra che aveva da tempo pensato di acquistare per il suo lavoro nei campi, alla fiera di marzo, la fiera dell’Annunziata. Avevo 7-8 anni. Lo ricordo rientrare a casa trattenendo tra le mani le redini di Fiamma, io un po’ impaurita, un po’ ammirata. Fiamma aveva un fiocco rosso sulla criniera. Rannicchiata nei miei pensieri per quel fiocco rosso che faceva da spauracchio il giorno della fiera. Divertente ma anche un po’ inquietante, come quello di parlare ai bambini del lupo nero, della befana.

Fui sollevata del ritorno. A quel tempo bisognava insegnare all’albero ad essere ritto sin da piccolo perché, ripetevano i più anziani, “U menghioune s’addrizze acquane ij menunne”. Così sentenziava mio nonno e mio padre, uguale. Il giovane albero è come un figlio e va educato da piccolo a seguire la retta via! Lo si ripete anche adesso.

Cosa centra direte voi, questo fiocco rosso con la fiera. Centra, centra! Ricordo mia madre che forse per gioco, forse per tener fede ai solidi principi educativi ricevuti, raccontava di questa fantasiosa abitudine di mettere in testa ai bambini più monelli, un bel fiocco rosso e di accompagnarli alla fiera, sperando in uno scambio favorevole. Avrebbero ceduto il loro piccolo/a molto vivace in cambio di merci o qualche animale da lavoro. Forse per la mia “normalissima” vivacità sentivo di essere candidata allo scambio! Sapevo però che si trattava solo di un gioco. L’arrivo di Fiamma nonostante tutto, mi sollevò da quella preoccupazione!

Il testo poetico “Nu fiocche russe ‘nghepe” è un simpatico ricordo, di quel tempo!

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Mercanti, fiere e nuove città - Medioevo

Le origini delle fiere

L’origine delle fiere risale a periodi molto antichi, al lontano medioevo; rappresentavano luogo d’incontro e di scambio per contadini ed artigiani. Si potevano acquistare o scambiare merci, animali ed attrezzature utili alla lavorazione della campagna e alla vita quotidiana. Offrivano anche la possibilità di viaggiare, conoscere nuovi paesi e di favorire lo scambio di cultura e idee. Di solito venivano organizzate in occasione delle feste religiose, duravano più giorni e venivano accompagnate da spettacoli, gare, giochi di antica tradizione che erano motivo di attrazione e di divertimento. Si svolgevano anche con l’autorizzazione delle autorità religiose e di solito si tenevano nei pressi delle chiese, successivamente fuori le mura. Si usava ripetere: Non c’è festa senza fiera, non c’era fiera senza festa!

Ciascun Comune nominava un Maestro di fiera che era l’unico responsabile, direttore, organizzatore e amministratore della giustizia e di tutte le controversie, soprattutto legate alle diverse unità di misura in uso a quel tempo. Poteva emanare regolamenti, chiamare notai, cambiavalute e avendo il sigillo della fiera, legalizzava le transazioni e gli scambi.

Nell’Europa del X secolo, la fiera è stata al contempo sintomo e motore di una trasformazione economica nella quale merci, monete e credito iniziavano a intessere un forte legame, con importanti ricadute sulla società. Gli Svevi istituirono molte di queste fiere sia per promuovere scambi commerciali che per favorire condizioni di pace. Durante le fiere i paesi e le città erano luoghi neutrali, liberi da controversie e battaglie, per favorire la libertà e la sicurezza del commercio. I mercanti godevano di speciali salvacondotti e ottenevano l’esenzione da dazi e gabelle, rendendo così più convenienti i prezzi delle merci. Questo favoriva una maggiore ricchezza e consolidava il potere del sovrano.

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Nella cittadina di Bitetto si svolgevano due fiere ogni anno, molto attese e tramandate fino ad oggi. in occasione delle feste religiose dell’Annunciazione e della Maddalena: la fiera dell’Annunziata, il 25 marzo, fiera di primavera e la fiera della SS. Maddalena, il 22 luglio, fiera d’estate. Nel corso del tempo hanno perso le loro caratteristiche commerciali e oggi si presentano come dei grandi mercati, essendo sorti ormai ovunque grandi centri commerciali ed essendo molto diffusa la grande catena di acquisti online. Le fiere rimangono nonostante tutto, eventi della tradizione molto sentiti e attesi dai bitettesi, così come è vivo e sentito il culto per Santa Maria la Veterana o dell’Annunziata e per Santa Maria Maddalena, venerate nelle antiche chiese a loro dedicate.

Brevi cenni storici

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Bitetto riuscì dapprima ad ottenere il permesso di organizzare un mercato domenicale nell’ottobre del 1393, privilegio concesso dal re Ladislao d’Angiò Durazzo (1377-1414, figlio di Carlo II e di Margherita di Durazzo, re di Napoli dal 1386, all’età di dieci anni, sotto la reggenza della madre).

Da quando siano state effettivamente istituite le due fiere a Bitetto, non è possibile stabilirlo con certezza. Alcuni riferiscono di aver visionato la pergamena con cui Federico II ne autorizzava l’istituzione, nel mese di Marzo la prima, ma non sono pervenuti documenti originali. Uno dei primi documenti che ne confermano lo svolgimento è una petizione rivolta dall’Universitas di Bitetto al suo feudatario, Lorenzo de Attendolis al fine di ottenere lo spostamento della fiera, da marzo a luglio e il prolungamento della stessa. Il 14 marzo 1431 venne emanato un documento di risposta che confermava le immunità e le franchigie sulle merci e autorizzava lo svolgimento della fiera dalle ore 20 del giorno 21 luglio fino alla stessa ora del 28 luglio. Non sono chiare le ragioni di questo cambiamento. La fiera aveva la durata di una settimana e il Governatore pro tempore cedeva i suoi poteri al Mastro Mercato perché garantisse ordine e corretti rapporti di compravendita. Alla diffusione delle date provvedevano i banditori che si spostavano in tutta la provincia per informare i cittadini e i venditori interessati.

La fiera di luglio divenne una delle fiere più importanti del territorio. Non c’era più solo la compravendita degli animali, ma si proponevano vari tipi di merci, attrezzature per il lavoro, per la casa, per tutte le necessità della vita, olio, vino, mandorle, come risulta dalla redazione degli atti notarili dell’epoca. Bitetto era un centro viario nevralgico, si trovava sulla via che collegava la strada del mare alla zona della Murgia, da Bari a Cassano per proseguire per Altamura. Giungevano a Bitetto, per condurre i loro affari, acquirenti non solo dei paesi limitrofi ma anche da Venezia, Firenze. Portavano seta, spezie, profumi in cambio dei prodotti del posto, da esportare in Italia e in Europa. Vi sono vari documenti notarili che lo testimoniano, tra cui si ricorda il contratto stipulato tra Ciccus de Cefalo di Bitetto e Giovanni Strozzi di Firenze, residente a Trani, agente di Giovanni degli Albizzi. (Alberto Grohmann, Le fiere del Regno di Bari in età aragonese. Napoli 1969).

Nel 1844 una relazione del sindaco Michelangelo Abruzzese conferma lo svolgimento della fiera della Maddalena dal 21 al 28 luglio e riferisce dello smarrimento della pergamena e di altri documenti attestanti i privilegi che in passato erano stati attribuiti alla città. Della fiera della Veterana, che si svolge il 25 marzo, non sono stati rinvenuti documenti significativi. Le due fiere rimangono eventi molto sentiti della tradizione bitettese.

In qualche circostanza la fiera di primavera veniva spostata di qualche giorno, se la data coincideva con i riti della Settimana Santa.

Il centro del paese era invaso dalle merci che erano poi sistemate lungo tutto Corso Garibaldi, detta anche la strada di Santa Maria che portava alla chiesa di Santa Maria La Veterana. Fervevano anche i preparativi religiosi, sia con la celebrazione delle SS. Messa sia con la precessione dell’immagine dell’Annunziata, conservata in una teca di cristallo.

(Continua)

Dina Ferorelli

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