BIELORUSSIA: LA DITTATURA INDAGA LEADER OPPOSIZIONE PER TERRORISMO

Aperta un’indagine su Svetlana Tikhanovskaya

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Il regime bielorusso guidato da Aleksandr Lukashenko ha aperto un’indagine per "terrorismo" contro la leader dell’opposizione Svetlana Tikhanovskaya e altri dissidenti, accusandoli di voler piazzare degli esplosivi e preparare attacchi incendiari a Minsk e in altre città. La donna era già stata accusata dalle autorità bielorusse di "crimini contro il funzionamento delle istituzioni, la pubblica sicurezza e lo Stato".

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Come troppo spesso sta accadendo negli ultimi anni, un regime dittatoriale arriva quindi a rasentare il ridicolo (anche se c’è ben poco da ridere) pur di incriminare in qualche modo i dissidenti, specie quelli di maggiore popolarità. Tikhanovskaya è attualmente in auto-esilio per proteggere l’incolumità dei propri figli, minacciati dal regime contro il quale lei ha deciso di scendere in prima linea dopo l’incarcerazione del marito e Sergei Tikhanovsky, suo predecessore alla leadership dell’opposizione.

Mentre l’amministrazione di Lukashenko, considerato “l’ultimo dittatore d’Europa”, cerca di incarcerare i leader dell’opposizione con accuse pretestuose e assurde, le proteste in Bielorussia proseguono, nonostante siano passati ormai diversi mesi dalle elezioni-farsa al termine delle quali l’uomo che governa il Paese dal 1994 si è auto-proclamato vincitore con l’80% dei consensi, dato ritenuto fasullo dagli osservatori internazionali indipendenti. La repressione violenta delle proteste, ovviamente, procede senza sosta: solo negli ultimi giorni, sono stati registrati oltre 200 arresti di manifestanti, la maggior parte a Minsk. Secondo l’organizzazione per i diritti umani Viasna, molte persone sono state arrestate in modo casuale e sommario, per esempio alle fermate degli autobus, come forma di intimidazione.

Tuttavia, nonostante il regime continui a mostrare i muscoli, i segnali di cedimento ci sono, e sembrano anche piuttosto evidenti. A febbraio, Lukashenko, parlando di un progetto di riforma costituzionale, aveva dichiarato: "Ritengo che il nostro Paese debba rimanere una repubblica presidenziale...senza Lukashenko. Sarà senza Lukashenko, se non oggi, domani o dopo domani. Non importa quanto io sia eroico, verrà il momento”. Parole che, al netto dei termini propagandistici utilizzati, lasciano intuire come il dittatore inizi a rendersi conto del fatto che il corpo sociale è ormai schierato in massa contro di lui, e potrebbe essere complicato per il regime continuare con questo stato di guerriglia perpetua, considerando anche che sulla Bielorussia sono puntati gli occhi dei “vicini di casa” dell’Europa democratica.

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Forse è anche alla luce di questi segnali di cedimento che proprio Svetlana Tikhanovskaya ha promosso attraverso Telegram (l’unico social media che il regime bielorusso non è riuscito a bloccare totalmente) un negoziato con Lukashenko grazie alla mediazione straniera per “uscire in modo pacifico dalla crisi”. La leader dell’opposizione ha affermato che oltre 750mila persone hanno votato a favore di questi negoziati attraverso Internet o tramite la piattaforma Golos.

Giulio Negri

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