Attic grave reliefs and portrait sculpture in fourth-century Athens

For decades, historians of ancient art have discussed the problems of realism, likeness, and similarity in fourth-century B.C.E. portraiture.

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Writing in the late 1920s, Ernst Pfuhl, the Basel archaeologist, and Franz Studniczka, the Leipzig archaeologist, were the first scholars to address this issue seriously. Both used the apparent “realism” and “individuality” of an image as the primary criteria for designating the image as a portrait. Interestingly, despite using identical criteria, these scholars arrived at quite different conclusions.

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Pfuhl regarded the well-known portrait of Aristotle as the first individual portrait, but to prove this hypothesis he was forced to postdate several earlier, realistic heads. As such chronological shuffling ultimately proved impossible, Phful tried to explain realistic physiognomies as part of a typological sequence. Studniczka, on the other hand, regarded the early Sophokles type, the so-called Farnese type, as the first individual portrait.

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Recently, Bernard Schmaltz has returned to the notions of realism and likeness in the late Classical art. He suggested that the head on Greek tombstones presented the individual physiognomy of the deceased and that these heads were, in essence, portraits. This step backward is surprising, since the notion of individual, realistic features in the grave reliefs was explained long ago by the close typological relationships that exist among various different portraits and between portraits and grave reliefs.

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Thus a Greek portrait did not necessarily require a realistic physiognomy. But how then do we label a representation of a historic person as a portrait? Recent scholarship has discerned four distinct aesthetic spheres (often overlapping) within which the individualities and typologies of the late Classical portraits may be discussed: types, realism, individualism, and likeness. Heads like those of Plato, Euripides, or Lysias, for example, probably depend on certain types. In a similar fashion, other portraits that repeat single of multiple motifs blatantly found in other heads on tombstones should also be considered typologically based.

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The elder portrait of Sophokles, and the so-called Porticello head, on the other hand, can be described as realistic. Both images also shown evident and distinct signs of old age. It is important to bear in mind, however, that the same motifs in the fifth-century art were used for mythological and nonspecific figures, like centaurs and pedagogues in tragedy. It is fair, therefore, to speak of realistic types. The portrait of Themistokles, on the other hand – whit his square head , the short full beard, and “boxer ears” – seems quite individualized. With regard to likeness, Klaus Fittschen has shown that there is no way to prove visual correspondence between sitter and sculpted portrait in ancient Greek art.

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Portraits and grave reliefs were closely connected, both in terms of their iconography and as monuments of “individual” representation. There are some distinctions, however, that clearly illuminate the difference in function between the genres. Portrait statues, usually dedicated by the public in public space, did not need to display redundantly the iconography of public life. Grave reliefs, on the other hand – though of course also public monuments – were installed on private land by private individuals.

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For this reason, they seem to have stressed the public role of the man they depict by the use by the use of very particular public iconography. Still, even considering these different spheres of use, the two genres are very closely linked in formal terms. As already noted, portraits preceded and influenced grave reliefs in the development of realistic (but not individualized) physiognomy. In the end, this formal development became a key aesthetic vehicle through which the life cycle of the Aethenian citizen, in particular the stages of old age, was shown in both public portraiture and private funerary monuments.

cms_2047/bandiera_ita.jpgI rilievi tombali attici e la scultura di ritratti nell’Atene di IV secolo.

Per molte decadi, gli storici dell’arte antica hanno discusso le problematiche del realismo, della somiglianza e della similarità nella scultura ritrattistica di quarto secolo a.C. In alcuni scritti della fine degli anni venti del XX secolo, Ernst Pfuhl, archeologo di Basilea, e Franz Studniczka, archeologo di Lipsia, sono stati i primi studiosi ad approfondire seriamente la questione. Entrambi hanno usato l’apparente realismo e l’individualità di un’immagine come criterio primario per designare l’immagine come ritratto. Molto interessante notare come, nonostante l’uso dello stesso criterio, gli studiosi siano giunti a conclusioni sostanzialmente differenti. Pfuhl ha osservato il ben noto ritratto di Aristotele come il primo ritratto individuale, ma per provare questa ipotesi è stato costretto a postdatare i volti “realistici” di molti anni. Nel momento in cui tale rimescolamento cronologico in definitiva si è rivelato impossibile, Pfuhl ha cercato di spiegare come le fisiognomiche realistiche siano parte di una sequenza tipologica. Studniczka, d’altra parte, ha osservato il primo-ritratto di Sofocle, il cosiddetto tipo-Farnese, come primo ritratto individuale. Recentemente, Bernard Schmaltz (1999, 2002) è ritornato alle nozioni del realismo e della somiglianza nella tarda arte classica. Ha suggerito che le teste sulle lastre tombali greche presentano la fisiognomica individuale del deceduto e che questi volti erano, in essenza, ritratti. Questo passo indietro è sorprendente, dal momento che la nozione di individuale, e le caratteristiche realistiche nei rilievi tombali, è stato spiegato tanto tempo fa dalle vicine relazioni tipologiche che esistono tra i vari differenti ritratti e tra questi ultimi e i rilievi tombali. Quindi, un ritratto greco non necessariamente rispecchiava una fisiognomica realistica. Ma, in che modo si poteva definire la rappresentazione di un personaggio storico come un ritratto? Gli studiosi contemporanei hanno distinto quattro differenti sfere estetiche (spesso sovrapponendole) all’interno delle quali le individualità e le tipologie dei ritratti della tarda età classica sono oggetto di discussione: tipi, realismo, individualismo e somiglianza. Volti come quelli di Platone, Euripide o Lìsia, per esempio, probabilmente appartengono a certi tipi. Allo stesso modo, altri ritratti che ripetono motivi singoli o multipli largamente trovati in altri ritratti e tombe dovrebbero anche essere considerate come base tipologica. I ritratti del Sofocle anziano e del cosiddetto ritratto di Porticello, d’altra parte, possono essere considerate come realistici. Entrambe le immagini mostrano evidenti e distinti segni dell’età adulta. È importante avere in mente, comunque, che gli stessi motivi nell’arte del V secolo erano usate per figure mitologiche e non specifiche, come i centauri e i pedagoghi nella tragedia. È corretto, comunque, parlare di tipi realistici. Il ritratto di Temistocle, d’altra parte – con la sua testa quadrata, la barba corta e le “orecchie da pugile” – sembra abbastanza “individualizzato”. Riguardo la somiglianza, Klaus Fittschen (1988) ha dimostrato che non c’è modo di provare una corrispondenza visiva tra la rappresentazione della figura seduta e il ritratto scolpito nell’arte greca. I ritratti e i rilievi tombali sono strettamente connessi, sia in termini di iconografia che come monumenti della rappresentazione “individuale”. Ci sono alcune distinzioni, comunque, che mostrano chiaramente la differenza di funzione tra i generi. I ritratti delle statue, di solito destinate ad uno spazio pubblico, non necessitavano di mostrare ridondantemente l’iconografia della vita pubblica. I rilievi tombali, d’altra parte – sebbene fossero anche monumenti pubblici – sono posizionati in luoghi privati da committenti privati. Per questa ragione, sembrano sottolineare il ruolo pubblico dell’individuo rappresentato dall’uso di una particolare iconografia pubblica. Ancora, considerando anche queste differenti sfere d’utilizzo, i due generi sono strettamente collegati in ambito formale. Come notato precedentemente, i ritratti influenzano e precedono i rilievi tombali nello sviluppo di una fisiognomica realistica (ma non individualizzata). Infine, questo sviluppo formale che diventa un veicolo estetico chiave all’interno del ciclo di vita del cittadino ateniese, nei particolari momenti della vita adulta, è mostrato sia nella ritrattistica pubblica che nei monumenti funerari privati.

(Tradotto dal saggio di Johannes Bergemann, Attic Grave Reliefs and Portrait Sculpture in Fourth-Century Athens, in Early Hellenistic Portraiture. Image, Style and Context, Cambridge, 2007, pp.34-46.)

Domenico Moramarco

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