Anche la storia moderna ha il suo Monuments Men, ed è un tedesco

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Gallerie Uffizi

“La Germania restituisca a #Firenze il dipinto rubato dai #nazisti”. Appello del direttore Eike Schmidt. Il quadro “Vaso di fiori” di Jan van Huysum fu sottratto a Palazzo #Pitti da soldati della #Wehrmacht durante la Seconda Guerra Mondiale.

Da poche ore, su una delle piattaforme social più visitate, compare questo appello ad opera del direttore della celebre Galleria degli Uffizi di Firenze.

Il testo, che già dalle primissime ore è stato riportato dalle principali testate e agenzie di stampa come notizia del giorno, intende imporsi con forza all’attenzione dell’opinione pubblica, per una questione che da tempo non trova risoluzione nonostante gli svariati appelli da parte dello Stato Italiano.

Certo è singolare il modo in cui il direttore, di nazionalità tedesca, ha inteso dare impeto al desiderio di riavere il prezioso dipinto con lo scoccare del nuovo anno, sta di fatto che, il “Vaso di Fiori” del pittore olandese Jan van Huysum, facente parte del bottino di opere d’arte razziate dai soldati nazisti durante la seconda guerra mondiale, si trova attualmente nelle disponibilità di una famiglia tedesca che fa orecchi da mercante alle reiterate richieste di rimpatrio dell’opera.

Mi sembra un’ottima richiesta – ha commentato il critico d’arte Vittorio Sgarbi ai microfoni dell’AdnKronos – ed è importante che a farla sia un tedesco, consapevole di restituire un’opera d’arte al suo Paese d’origine. Le opere devono stare dove si trovavano originariamente e un cittadino tedesco che abbia il senso della storia non può consentire che resti in Germania una cosa sottratta agli Uffizi”.

cms_11342/2.jpgIl capolavoro oggetto della disputa è un olio su tela cm 47x35 appartenente alle collezioni di Palazzo Pitti fin dal 1824 quando fu acquistato, dal granduca di Lorena Leopoldo II, per la Galleria Palatina appena fondata.

L’opera, del celebre pittore di nature morte, rimase esposta per oltre un secolo nella sala dei Putti, in buona compagnia dei capolavori di altrettanti famosi pittori olandesi del ‘600 e del ‘700.

Nel 1940 l’inizio della guerra rese necessario trasferire le preziosi opere dalla reggia.

Nel 1943, dopo essere stato ospitato nella villa medicea di Poggio a Caiano, il dipinto fu spostato nella villa Bossi Pucci di Firenze. Durante la ritirata, a guerra oramai persa, i soldati tedeschi trafugarono il dipinto, insieme a migliaia di altre opere, per trasferirlo a Castel Giovio in provincia di Bolzano.

Dal momento in cui la cassa che conteneva la tela venne aperta si sa per certo che l’opera finì in Germania dove però se ne persero le tracce.

Solo nel 1991, dopo la riunificazione tedesca, la tela ricomparve, ed è storia recente, una storia squallida fatta di richieste di riscatto al rialzo fino a quando la procura di Firenze non ha aperto un’inchiesta: essendo il dipinto già di proprietà italiana non è in alcun modo alienabile.

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Accanto alla riproduzione in bianco e nero del “Vaso di Fiori” (realizzata da Alinari) simbolicamente esposta dal primo dell’anno nella Sala dei Putti a Palazzo Pitti, compare, ben evidenziato, il cartello con la scritta “rubato” in tre lingue. In italiano, tedesco ed inglese, la didascalia spiega come a sottrarre la tela originale del pittore olandese siano stati i soldati della Wehrmacht:saremo ben lieti di rimuovere questa memoria fotografica quando l’originale sarà restituito agli Uffizi” – ha concluso Schmidt ricordando come la penosa vicenda riacutizza ferite laceranti, ad opera della follia nazista, mai rimarginate.

La Germania dovrebbe abolire la prescrizione per le opere rubate durante il conflitto e fare in modo che esse possano tornare ai loro legittimi proprietari”.

L’appello del direttore degli Uffizi è condivisibile almeno quanto la consapevolezza che non basteranno mai tutti i tesori trafugati e ancora detenuti illegalmente, qualora fossero restituiti per un rigurgito tardivo di coscienza, a cancellare il passato.

Maria Cristina Negro

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