Allarme salute

Taranto reclama la sua dignità

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Nella società contemporanea la salute è considerata un bene sociale, che va garantito ad ogni essere umano, senza distinzione di etnia, religione, opinione politica e condizione economica. Il benessere di un individuo tuttavia è strettamente legato alla salubrità del luogo in cui lavora e dell’ambiente in cui vive. In quest’ottica la salute diventa un bene collettivo, da tutelare e salvaguardare, cioè, nell’interesse di tutta la società.

Taranto è una città situata nella regione Puglia nel sud est della penisola, dal ricco patrimonio storico, culturale ed artistico. Città dalle origini antiche, considerata la capitale della Magna Grecia. Grazie alla sua posizione, in passato così come oggi, la città ha rivestito una grande importanza strategica. Ospita infatti due porti: uno commerciale ed uno militare.

Senza dover fare la cronistoria di ciò che ha riguardato questa città, in merito allo sviluppo industriale, facciamo riferimento alle varie leggi secondo cui bisognava avviare disposizioni urgenti a tutela della salute, dell’ambiente e dei livelli di occupazione in casi di crisi dello stabilimento industriale di interesse strategico nazionale.

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Secondo la Corte Costituzionale si prevedono percorsi di risanamento ambientale per la salute e dall’altro il diritto al lavoro, diritti entrambi garantiti dalla Costituzione.

La società ex-Ilva, oggi Mittal Arcelor, pertanto, avendo una denuncia penale in atto a causa del disastro ambientale, avrebbe già dovuto da tempo evitare comportamenti illecitamente lesivi della salute e dell’ambiente. La dispersione degli inquinanti ha comportato irrimediabilmente un aumento della mortalità.

Dati allarmanti emergono da un’indagine che si è sviluppata ad opera dell’associazione italiana di epidemiologia nel Sin (sito di interesse nazionale) di Taranto e pubblicato dalla rivista Ecotoxicology and Environmental safety. È stato rilevato che sono più di 600 i casi di bambini malformati - nati fra il 2002 ed il 2018 - a causa dell’inquinamento. Si è osservato inoltre che in questi ultimi anni sono aumentati i casi di tumore al polmone, il mesotelioma della pleura e di malattie dell’apparato respiratorio. Tanti sono inoltre i casi di tumore del sistema linfatico, i linfomi non Hodgkin che colpiscono la fascia d’età che va dai 5 ai 9 anni.

Taranto più volte ha cercato, attraverso varie rappresentanze dei cittadini e delle forze politiche sensibili al problema dell’inquinamento, di sensibilizzare l’attenzione dei governanti, non solo a livello nazionale, ma anche e soprattutto nel contesto europeo.

Si possono citare quei paesi europei - come Bilbao, nella Ruhr, o Pittsburgh - dove sono state chiuse le fonti inquinanti e si è avviato un processo di rinnovamento industriale per cui si è passati alla conversione ecologica.

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Ma la città jonica continua ad essere calpestata con danni ingentissimi sulla inerme popolazione e sull’economia. Si assiste impotenti alle continue emissioni di veleni nell’aria, quali le polveri sottili e l’anidride solforosa. Il rapporto ARPA parla chiaramente della stretta connessione tra l’inquinamento prodotto dalle emissioni industriali e la mortalità, nonostante provvedimenti ed interventi ancora marginali.

Il diritto europeo ed il diritto internazionale si appellano dunque al “principio di precauzione” secondo il quale “gli Stati hanno degli obblighi di diligenza da rispettare. Innanzitutto quelli di adottare degli strumenti normativi, amministrativi e politici che garantiscano un’adeguata gestione del rischio anche in quelle situazioni in cui, in assenza di prove certe, si ravvisano minacce per l’ambiente che non debbano essere oscurati dalla necessità occupazionale e di sviluppo economico”.

Gli obblighi europei ed internazionali in materia di tutela dell’ambiente, della salute e dei diritti umani della popolazione di Taranto spingono il Governo italiano a monitorare, vigilare ed adottare una normativa europea che istituisca un Duty of care per lo stabilimento siderurgico così come è previsto per tutte le imprese registrate nei Paesi membri dell’Unione.

A Taranto però non si muore solo per questo!

Proprio nei giorni passati, a causa dell’impetuoso vento che si è abbattuto sulla cittadina jonica, un giovane operaio è stato scaraventato, senza via di scampo, da una gru dell’ex- Ilva, così come era accaduto nel 2012 ad un altro operaio.

É partita, come si può immaginare in questi casi, un’indagine circa la responsabilità correlata al discorso manutenzione.

Ester Lucchese

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