Alla scoperta del musico Zyriab

La storia dell’arabo che innovò usi e costumi nella città Cordova

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Nel Medioevo l’impero arabo si estese in gran parte delle regioni mediterranee dall’Asia all’Europa, ma la sua dominazione in questi paesi portò anche grandi innovazioni e conoscenze. Matematici, medici, astronomi e architetti: gli arabi erano riconosciuti all’epoca per le loro ricerche scientifiche, apprese attraverso la traduzione degli antichi testi greci e romani. Ogni città sotto il loro dominio splendeva di colori e di una variegato approfondimento culturale. Ciò avvenne soprattutto nella regione spagnola dell’Andalusia, che all’epoca veniva chiamata Andalus, dove scienze e arte si fusero nella prosperità di città come Siviglia, Granada e Cordova, considerata da tutti la perla araba di quel territorio. Proprio a Cordova, tra i tanti innovatori della cultura araba in occidente, spicca una figura nota forse a pochi, ma che ebbe un ruolo rilevante nell’introdurre nella città andalusa nuovi usi e costumi a dir poco originali per l’epoca, da essere considerato un vero e proprio pigmalione degli aristocratici arabi dell’epoca. Stiamo parlano del musico Zyriab, il cui vero nome era Abu Al Hasan Ali Ibn Nafi.

cms_11145/2v.jpgZyriab nacque in Mesopotamia nel 789. Probabilmente gli fu affibbiato quel soprannome per via della carnagione scura e perché la sua voce ricordava quella dell’omonimo uccello canterino dal piumaggio nero: il merlo. Viveva a Baghdad, una delle città più floride dell’oriente, dove era discepolo del musicista Ishaq di Mosul. Come è accaduto più volte nella storia dei grandi artisti, Zyriab era un discepolo che aveva il dono della voce e riuscì a superare anche il suo stesso maestro. Infatti, Ishaq, per quanto lo ammirasse, provava una profonda invidia nei suoi confronti. Una volta, Harun al Rashid, califfo di Baghdad, amante delle arti, disse a Ishaq di mandargli a palazzo il suo miglior discepolo. Il predestinato fu Zyriab. Ma quest’ultimo, invece di allietare il califfo con le canzoni insegnategli da Ishaq, disse: “so cantare ciò che sanno gli altri, ma so anche ciò che altri non sanno. Se tu vuoi, canterò ciò che nessuno ha mai ascoltato”. Con queste parole Zyriab incuriosì il califfo, che rimase allietato dalle sue canzoni. Il giovane musico si dimostrò un vero talento e non usò il liuto del suo maestro, ma il suo con cinque corde, fatto con materiali alquanto pregiati: corde di seta rossa e budella di cucciolo, con il plettro che era un artiglio d’aquila. Il califfo, incantato da quella musica, chiese a Zyriab di ritornare, cosa che non avvenne mai. Ishaq, venuto a sapere ciò che era successo a palazzo, rimproverò il suo allievo, mostrando tanta invidia per la sua bravura, dicendogli addirittura che avrebbe dovuto ucciderlo per la sua insolenza. Il maestro, però, diede a Zyriab la possibilità di andarsene da Baghdad, perché non aveva più intenzione di rivederlo.

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Il giovane allievo decise di abbandonare la capitale e di andare altrove. Iniziò per lui un lungo periodo in cui errò in diversi paesi quali la Siria, la Libia e l’Egitto. Ovunque andasse nel suo lungo vagabondare, Zyriab era acclamato per la sua musica che, come lui amava dire agli altri, era ispirata da angeli che gli venivano in sogno. Venne poi a conoscenza della fiorente Cordova e inviò una missiva ad Hakam I, emiro della città, per essere accettato al suo palazzo. Trascorsero alcuni mesi e arrivò la tanto attesa risposta perché, secondo la leggenda, l’emiro di Cordova aveva fatto un sogno che riguardava lo stesso musico. Quando Zyriab giunse a Cordova si ritrovò in una città ricca di splendore, voluta così dall’emiro Abd al Rahman II. Infatti quest’ultimo, quando aveva ereditato il regno dal padre, aveva portato grande ricchezza in tutta la città, facendo edificare palazzi ed edifici imponenti, volendo superare la grandezza di Baghdad, favorendo la produzione della seta, l’arte e la cultura. Rahman era molto amato dai suoi sudditi, anche perché favoriva la tolleranza religiosa nei confronti dei cristiani. Quello fu per Cordova un periodo florido. Zyriab ebbe un forte rapporto di amicizia con Abd al Rahman che, senza nemmeno averlo sentito cantare, dopo il quarto giorno dal suo arrivo, gli donò anche un palazzo e una servitù. Successivamente anche l’emiro rimase incantato dalla voce di Zyriab. Il musico trovò in Cordova la sua nuova casa. Lo straniero venuto dall’oriente portò a corte non solo la sua musica ma anche nuove mode, per l’epoca molto innovative. Infatti, introdusse il gioco degli scacchi, insegnò agli aristocratici di Cordova l’utilizzo dei calici di vetro invece delle coppe dorate per degustare meglio il vino. Inoltre, insegnò alla servitù di servire le portate ai banchetti in un certo ordine: antipasti, zuppe, pesce, carne e infine dolci accompagnati da liquori. Zyriab è da considerarsi quindi l’ideatore di uno dei primi menù della storia. Introdusse a corte anche gli asparagi.

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Per quanto riguarda l’abbigliamento, Zyriab suggerì ai nobili di vestirsi con colori chiari in estate e scuri nei periodi più freddi. Consigliò anche tagli di capelli corti con zigomi scoperti e l’uso di alcune creme per la pelle. Introdusse alcune superstizioni che ancora oggi perdurano nell’immaginario collettivo: la paura del numero tredici, quella degli specchi e la certezza che i bambini che giocano con il fuoco fanno la pipì a letto. La fama di Zyriab lo portò a fondare scuole di musica e di bellezza, dove insegnava a tutti le nuove mode di cui era portatore. Nonostante fosse sempre a contatto con la corte dell’emiro, non volle mai entrare in politica, perché il potere non gli interessava.

Francesco Ambrosio

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