Albania: giovani in protesta contro uno Stato che non sa difenderli

Si moltiplicano gli episodi di violenza contro gli adolescenti

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In questi giorni, i giovani e gli studenti albanesi stanno protestando contro la violenza sugli adolescenti, alla luce di alcune incresciose vicende che li hanno visti protagonisti. Il primo caso è stato quello di una ragazza di 15 anni, violentata per più di due anni dal custode della sua scuola nonché dal suo vicino. Due anni di terrore e bullismo, in cui l’aguzzino condivideva i video delle violenze con i suoi amici e consentiva loro di abusare della ragazza. Due anni di terrore, in cui la povera quindicenne ha dovuto convivere non solo con l’umiliazione e il dolore fisico e psicologico, ma anche con l’angoscia di sentirsi costantemente minacciata: spesso il suo sguardo incontrava la frase “Benvenuta all’inferno, baby” sulle pareti. Neppure le sue docenti hanno avuto il coraggio di denunciare e, per di più, anche il figlio di una di loro l’aveva violentata. Nessuno, nel paesino a pochi passi da Tirana in cui la ragazza risiede, ha sconfitto l’omertà sino ad alcuni giorni fa, quando il figlio trentasettenne dell’aguzzino ha deciso di accompagnare la ragazza nella stazione di polizia e ha denunciato insieme a lei il fatto. A quel punto per il violentatore è scattato l’arresto, con grandi proteste e indignazione da parte di associazioni, giornalisti e politici per quanto accaduto sotto gli occhi della comunità.

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Un’altra vicenda che ha sconvolto l’opinione pubblica consiste in un violento scontro tra la polizia di Tirana e un adolescente, anche in questo caso quindicenne, colpevole di non aver seguito il percorso contrassegnato, mentre si muoveva in bici nel periodo del lockdown, e di aver “tagliato” attraversando un parco. Dopo averlo fermato quattro poliziotti lo hanno massacrato di botte, come si vede nel video girato da uno di loro. Nei giorni successivi il direttore generale della Polizia di Tirana, Ardi Veliu, ha mostrato in parlamento alcune scene di un film in cui recita la madre dell’adolescente aggredito, alludendo al fatto che il figlio di un’attrice, per di più cresciuto senza padre, non potesse essere null’altro che un “maleducato”. Una mossa che ha scatenato migliaia di post contro la Polizia di Stato sui social e altrettanti articoli sulle principali testate albanesi. Per tutta risposta, in una conferenza stampa il primo ministro Rama non solo non si è scusato con il quindicenne e con sua madre, ma ha addirittura preso le difese del direttore di Polizia della capitale. Ciò confermerebbe le voci diffusesi sul conto di Veliu, secondo cui avrebbe stretti legami con la politica albanese, tali da renderlo particolarmente potente e influente.

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Non è passata nemmeno una settimana che, sempre a Tirana, in una stazione di Polizia è stata molestata una tredicenne. La giovane si era recata presso gli uffici per denunciare le violenze subite nell’orfanotrofio dove viveva e un poliziotto ha abusato di lei. In questo caso la Polizia non ha avuto nulla da contestare, e l’agente in questione ha rassegnato le dimissioni. Ma dallo Stato ci si aspetta di più: gli adolescenti dovrebbero trovare nelle istituzioni pubbliche - e in particolare nella Polizia - dei reali difensori dei loro diritti, piuttosto che degli aguzzini. Le manifestazioni di protesta, destinate a protrarsi anche nei prossimi giorni, sono nate proprio dall’iniziativa di due quindicenni indignate per quanto accaduto alla loro coetanea (di cui sopra). La guerra contro la violenza non finisce qui…

Marsela Koci

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