A proposito di Davis

I Coen la pensano così…

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Che i fratelli Coen siano due registi-autori del tutto originali nel panorama cinematografico americano, è più che conclamato! Che in ogni loro opera sia possibile riscontrare una caratteristica nota di stile che dà peculiarità alla pellicola, è anche questo più che risaputo! Basti ricordare l’espressionistico bianco e nero di L’uomo che non c’era, giusto per fare l’esempio più lampante. In A proposito di Davis (titolo originale Inside Llewyn Davis), invece, la cifra stilistica su cui i Coen basano l’estetica dell’intero film è la luce. L’elemento luminoso, usato con sapienza in tutte le inquadrature e giustamente riconosciuto dall’Academy con una nomination per la Miglior fotografia, è adoperato soprattutto nella variante soffusa.

cms_417/foto_2_n.jpgSoffusa, infatti, è la luce che illumina gli arpeggi di Llewyn Davis (alter ego cinematografico del cantante folk Dave Van Ronk, interpretato dal semisconosciuto Oscar Isaac) nei locali del Greenwich Village newyorkese dei primi anni ’60. Nella penombra si svolge l’audizione del protagonista presso un discografico di Chicago, mentre in controluce è mostrato nel finale l’allora ventenne e debuttante Robert Allen Zimmerman che, di lì a poco, cambiando il suo nome in Bob Dylan, avrebbe sdoganato la musica folk portandola alla ribalta in tutto il mondo.

cms_417/foto_1__n.jpgL’intera vicenda del film, narrata senza clamore e in uno stile minimal, non racconta una vera e propria storia ma mostra solo alcuni giorni della vita di Llewyn che, armato di chitarra, vagabondeggia alla ricerca di un posto dove dormire, perseguitato da una sfortuna che sembra non abbandonarlo mai. A traghettarlo da una scena all’altra c’è un gatto dal simbolico nome di Ulisse. Accanto a Oscar Isaac, si distinguono tra gli altri gli attori Carey Mulligan, Justin Timberlake, F. Murray Abrham e il grande (e mastodontico!) John Goodman. A proposito di Davis è un ottimo tramite per assaporare l’atmosfera del folk americano attraverso canzoni come Hang me, Oh hang me, Please Mr Kennedy e, sui titoli di coda, Farewell di Dylan.

Giovanni Boccuzzi

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