A LONDRA L’APPELLO PER L’ESTRADIZIONE DI JULIAN ASSANGE

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L’avvocato James Lewis, che rappresenta gli Stati Uniti, ha presentato lo scorso 27 ottobre una nuova richiesta di estradizione per Julian Assange dalla Gran Bretagna, sostenendo che le preoccupazioni sulla salute mentale del fondatore di WikiLeaks non dovrebbero impedirgli di affrontare la giustizia degli Stati Uniti. Il cinquantenne australiano è ricercato negli Stati Uniti con 18 capi di accusa penali, inclusa la violazione di una legge sullo spionaggio, dopo che il suo gruppo ha pubblicato migliaia di file segreti classificati e cablogrammi diplomatici nel 2010.

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In un documento contenente le argomentazioni, presentato alla corte e diffuso ai principali organi di stampa, si afferma che gli Stati Uniti hanno fornito alla Gran Bretagna "un pacchetto di assicurazioni" per rispondere alle perplessità del giudice. Il team di avvocati statunitensi ha anche assicurato che “l’amministrazione americana potrà acconsentire al trasferimento di Assange in Australia per scontare qualsiasi pena detentiva inflittagli", si legge nel documento. I sostenitori di Assange si sono radunati fuori dal tribunale dalle prime ore della mattina, inneggiando "Libero Julian Assange", prima che arrivassero suo padre e Stella Moris, sua compagna e madre dei suoi due figli. Assange, che nega qualsiasi illecito, è detenuto nella prigione di Belmarsh. Ci si aspettava che apparisse tramite collegamento video, ma alla corte è stato detto che non si sentiva abbastanza bene per farlo. L’udienza è l’ultima tappa di una battaglia legale che infuria dal 2012. WikiLeaks è diventato famoso quando ha iniziato a pubblicare vaste raccolte di documenti militari riservati e cablogrammi diplomatici statunitensi che, secondo gli Stati Uniti, mettono in pericolo vite umane. Poco dopo la Svezia ha chiesto l’estradizione di Assange dalla Gran Bretagna per accuse di crimini sessuali. Dopo aver perso una causa contro l’estradizione nel 2012, l’attivista si è rifugiato nell’ambasciata ecuadoriana a Londra dove è rimasto prima di esser trascinato fuori nell’aprile 2019.

Assange è stato quindi incarcerato per aver violato le condizioni di cauzione britanniche, anche se il procedimento svedese contro di lui era stato archiviato e le autorità statunitensi hanno chiesto la sua estradizione. Il 4 gennaio scorso, un giudice britannico ha rigettato la tesi dei difensori di Assange secondo cui l’intero caso era di natura politica e costituiva una pesante violazione della libertà di parola; ha però sostenuto che il fondatore di WikiLeaks non avrebbe dovuto essere estradato perché i problemi legati al suo stato di forte prostrazione mentale lo avrebbero esposto al rischio significativo di suicidio in una prigione degli Stati Uniti.

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I sostenitori Assange vedono il giornalista australiano come un eroe anti-establishment che è stato perseguitato per aver svelato e diffuso pubblicamente i risultati delle azioni degli Stati Uniti e di numerose potenze occidentali in tutto il mondo, soprattutto in Afghanistan e Iraq. Essi ritengono inoltre che, una volta posto sotto la custodia degli Stati Uniti, la vita di Assange sarebbe messa in grave pericolo e le eventuali responsabilità circa la sua incolumità sarebbero fatte passare di conseguenza come frutto di gesti autolesionistici o incidenti.

Carlo Coppola

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