ASSE USA-CINA, SALE ANCORA LA TENSIONE

Chiamata tra Biden e Xi Jinping, divisi su Taiwan e Ucraina

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È durata circa due ore e venti minuti la chiamata, partita dalla Casa Bianca, tra il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il leader cinese Xi Jinping. Questa è la quinta volta che i due presidenti instaurano una conversazione dall’entrata in carica di Biden. Tema centrale è stata la stabilità delle relazioni tra le due superpotenze, nonostante le crescenti tensioni su Taiwan e la guerra in Ucraina.

Durante il colloquio si è percepito un po’ di attrito tra i due leader a causa di un possibile viaggio a Taiwan il mese prossimo da parte di Nancy Pelosi, la speaker della Camera statunitense. La visita non è stata ancora ufficializzata, ma secondo molte fonti citate dai giornali statunitensi la sua preparazione sarebbe in corso da tempo. Pelosi aveva già mostrato in passato una particolare attenzione per i temi della tutela dei diritti umani e della libertà di espressione in Cina, paese che rivendica la propria sovranità su Taiwan e che non accetta volentieri rapporti diplomatici del governo di Taipei con paesi stranieri.

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La Cina vede ogni visita americana a Taiwan come una violazione dell’accordo che ha contribuito a stabilire legami tra Washington e Pechino mezzo secolo fa, tra cui una promessa americana di cessare le relazioni formali con Taipei.

I militari americani, cinesi e taiwanesi sono tutti regolarmente attivi intorno all’isola; inoltre, questa settimana un gruppo di portaerei da battaglia guidato dalla USS Ronald Reagan è entrato nel Mar Cinese Meridionale, come parte di quella che la Marina ha definito una “operazione programmata”.

Ciononostante, Pelosi ha rifiutato di confermare il suo programma di viaggio, facendo riferimento a problemi di sicurezza. L’itinerario include fermate in Indonesia, Giappone e Singapore, e per il momento Taiwan rimane fuori dall’ordine del giorno ufficiale.

Un altro punto discusso durante la chiamata è quello che riguarda l’ipotesi della revoca di talune tariffe su alcuni prodotti cinesi importati negli Usa, precedentemente imposte da Trump. Questa misura servirebbe a calmare l’inflazione negli Stati Uniti, che non registrava un tasso così alto dal 1981.

È stata sollevata anche la questione import di petrolio russo al fine di imporre un tetto al prezzo di quest’ultimo. In quanto a maggio scorso, Pechino ha registrato un aumento dell’importazione di greggio russo del 55% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, confermando la Russia quale primo fornitore di petrolio della Cina. Gli Stati Uniti avevano avvertito Pechino, nell’ultimo colloquio tra Biden e Xi, di ripercussioni nel caso in cui fossero emerse prove di un appoggio di Pechino a Mosca. La Cina ha sempre respinto i sospetti di Washington, ma non ha mai condannato l’invasione dell’Ucraina.

Marlen Cirignaco

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