ART WORKS IN MOTION

L’Intervista a Marco Bagnoli

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Per secoli la cultura italiana ha esercitato un inconfutabile ascendente sull’arte di tutti i popoli europei.Questa evidente influenza non è, però, a senso unico. Gli artisti stranieri reagiscono agli stimoli provenienti dall’Italia percependoli attraverso il filtro della propria cultura. Dilatano, in questo modo, le potenzialità dell’espressività ed accrescono la possibilità dell’umanità di aumentare la propria conoscenza dell’universo attraverso le arti. Questi rapporti diventano uno scambio dinamico di informazioni culturali e portano arricchimento reciproco.

cms_2111/taccini_eugenio_bagnoli_marco01.jpgMarco Bagnoli è un artista che nel suo percorso creativo riesce a tradurre in un linguaggio estremamente contemporaneo tanto l’eredità lasciata dall’arte del passato quanto le innovazioni portate dalla tecnologia moderna. Egli ottiene così di farci prendere coscienza della continuità della nostra esistenza nel tempo. Crea una multi-dimensionalità della conoscenza nella quale si incontrano i diversi aspetti dei messaggi estetici tramandati dalle diverse realtà.La contemporaneità e attualità del lavoro di Bagnoli si manifesta nella sua ricerca visiva anche nella sua interattività e interesse verso le culture come quella indiana, che erano fino a poco tempo fa considerate troppo distanti.

D- Nella installazione che proponi qui il movimento inizia e finisce sull’immagine della scacchiera . Lo annunci con la poesia di Rumi , ma l’immagine e’ il cardine . Che cos’è per te l’immagine ?

R- Il cerchio non ha modello e questa e’ la sua immagine .

cms_2111/SCANS.jpgD - Come riesci a amalgamare la cultura e l’arte italiana con quella dell’India ?

R - E’ una domanda che resta aperta .Diciamo che l’India e l’Italia sono al centro di due tradizioni , l’oriente e l’occidente , che vengono generalmente poste agli antipodi . Ma non e’ così . Vi e’ una lunga storia di scambi che si è’ fatta sempre più profonda . Ma dobbiamo anche ammettere che oggi , in un mondo destinato a una generica omogeneità , cadono proprio i presupposti di una differenza . Per ritrovare il centro di questa domanda , artisti e ricercatori , devono andare più a fondo . Rivolgersi al senso della parola Oriente come " origo " , orientamento , origine . Che si affaccia oggi con urgenza per dar senso all’azione estetica e al suo appagamento .Sia a oriente che a occidente .

cms_2111/07b_Anti_Hertz,_1979_-B_risol-.jpgD - Fino a che punto e’ importante nel tuo lavoro la tecnologia e la scienza .

R - Traduco la parola " techne " , che in greco antico significa Arte , con tecnica .Ma si potrebbe dire : sapere .Ma vorrei anche dimostrare che c’è un limite in natura al sapere . Quando l’occhio arriva nel fuoco ottico dello specchio parabolico ( parabola ) , l’immagine scompare .La punta del pennello che tenta di raggiungere quel’ immagine riflessa si irradia sul bordo della visione .Penetrandovi ( il rosso) si dilata fino a invaderne il campo .In realtà e’ il Volto che si amplifica fino a che il fuoco dell’oggetto non coincida con il suo .E li ’ l’immagine scompare .

cms_2111/SCANSION10.jpgD - In questa occasione stai presentando un tuo libro molto particolare che nasce dall’idea di un viaggio fisico e interiore nella tua opera artistica . Dunque usi una tecnica tradizionale . Si può essere innovativi anche usando tecniche tradizionali ?

R - Molti anni fa ebbi il merito di incontrare il Dalai Lama ospite dei monaci benedettini della Basilica di San miniato a monte a Firenze . Ma quell’incontro mi era stato preannunciato da un altro avvenuto prima ad Amsterdam e solo tramite un libro . Ecco la sua novità’ ! Erano foto che ritraevano lo sguardo allarmato di Joseph Beuys . L’ artista incrociava lo sguardo del Lama , schivo e incuriosito .Un Oriente in esilio , di fronte a un Occidente che si spiritualizza per allargarsi nella infinita estensione del’ Eurasia ....Un silenzio nel mezzo . Ora nel libro che presento da voi ho raccolto molte pagine per colmare quel silenzio e accoglierlo . E’ una geografia del tempo e all’opposto una storia nello spazio . E siccome si muove intorno a un centro , il monte Kailash , vi ho riconosciuto una forma , una figura che ho chiamato col nome di un mandala . La ruota del tempo.

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D - A partire dal 1988, spesso, utilizzi parabole specchianti nelle tue installazioni. Potresti spiegare la nascita e l’evoluzione della tua filosofia legata all’uso di questo mezzo espressivo?

R - Ti ho indicato la bilancia squilibrata dalla presa di quell’essere schiacciato sotto il suo piede .Egli afferra la ciotola specchiante e la gira verso di noi .Ma chiaramente Pontormo non vi dipinge la nostra figura riflessa . Non sa chi siamo noi . Il ginocchio dorato dell’angelo dimostra la sua essenza apollinea .Siamo fulminati infatti dalla sua bellezza . Annientati dalla visione del Dio e dalla sua domanda : Chi sei ? Lo spazio dell’arte , almeno in occidente , rimane l’unico possibile per affrontare una domanda simile . E forse e’ l’unica tradizione che ci rimane ( intendo tradizione che non sta in un passato da riconfigurare , ma sul filo dell’essere presenti a noi stessi. Anche il Rinascimento a Firenze ha un significato ermetico ed e’ questo il suo valore , non certo l’estetica neo classica .E’ la rinascita che configura l’archetipo del Dio Apollo(l’influenza spirituale) che fa volgere lo sguardo verso il Santuario di Delphi ( il se’ ).

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