ARSIA, 28 FEBBRAIO 1940: 185 MINATORI PERDONO LA VITA

Perché la Storia non dimentichi Michele Maddalena dona alla città Alma Mater Dolorosa

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ARSIA-RAŠA, 3 e 4 novembre 2021

Michele Maddalena, il Portatricolore d’Italia, l’avevo incontrato qualche mese fa …ricordate https://www.internationalwebpost.org/contents/IL_PORTATRICOLORE_D%E2%80%99ITALIA_PER_LA_PACE_E_LA_SOLIDARIETA%E2%80%99_21390.html#.YYfCWWDMKUk.? Quell’intervista mise a dura prova le mie abilità giornalistiche: tante erano le nobili iniziative assunte dal professore (con la determinazione dei suoi 82 anni ben portati) in nome della pace e della solidarietà che feci una gran fatica a rispettare i margini editoriali. Perché evoco quell’articolo? Perché il nostro professore ci salutava facendo riferimento a un suo progetto che all’epoca aveva ottenuto la benedizione di Papa Francesco: Alma Mater Dolorosa, una campana per ricordare il terribile incidente, causato dalla mancanza di misure di sicurezza che provocò la morte di 185 minatori italiani, croati e sloveni. Fu la più grave tragedia mineraria della storia d’Italia, ma il regime fascista censurò la notizia. Solo da pochi anni alcuni è stato infranto il silenzio. Una campana donata a Arsia dal professore. Rinnovando i segni della mia profonda ammirazione assunsi l’impegno di sostenere con passione e spirito di servizio il progetto del nostro Portatricolore d’Italia. In questi giorni ha raggiunto pieno compimento. Maddalena ha fatto ritorno nella sua dimora formiana ieri l’altro, stanchissimo ma felice. L’ho tempestato di telefonate perché in esclusiva per IWP fosse lui stesso a raccontare ciò che tutte le testate nazionali e straniere sensibili all’evento hanno illustrato in reportage dedicati. E sono oggi a dare spazio alle sue parole perché una pagina di storia scritta da chi rende grande il nostro Paese sia consegnata alla Storia. (Antonella Giordano)

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Un’avventura iniziata il 4 agosto 2017, conclusa, per il momento, il 4 novembre 2021. Quel giorno d’agosto, invitato dall’Associazione degli Istriani, andai in Istria, per una prima visita alla miniera di Arsia-Raša dove, il 28 febbraio 1940, avvenne la disgrazia mineraria col più alto numero di vittime Italiane, anche se oltre la metà di etnia croata e slovena. Ne avevo sentito parlare, ma sempre con tanti distinguo. Come fosse qualcosa disgustosa.

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Mi feci spedire un pugno di terra dai Sindaci dei Paesi della Penisola, da dove erano partite le vittime di etnia italiana. Raccolto in una lampada, tipo miniera, portai questo presente a Glorija Paliska, sindaca di Arsia-Raša. Non fu un’accoglienza con la fanfara, ma ebbi l’invito a tornare per il 28 febbraio 2018. Mai avrei potuto immaginare che sarei tornato ancora una volta da solo.

Vanda, mia moglie, sempre poco entusiasta di queste mie avventure, aveva espresso il desiderio di accompagnarmi. Ero al settimo cielo. Come una meterora, sorella morte fu più lesta: Vanda mi lasciò il 26 gennaio 2018, raccomandandomi di non abbandonare quei poveri disgraziati, morti sul lavoro, uccisi dall’ignominia di certi italioti. E, in suo nome, il 28 febbraio 2018, giusto un mese dopo i funerali, tornai a Arsia-Raša con il dono suggerito da mia moglie: un albero di ulivo!

Ancora altro invito. Ma risposi di no! L’albero è stato alloggiato nella locale Scuola Elementare, custodito e coccolato dai bambini. Adesso occorre pensare agli adulti.

E nacque l’idea della campana. Non certamente originale, perché preceduta dalle campane di Marcinelle (162 Italiani), di Monongah (USA, 171 Italiani) e di San Giuliano di Puglia (31 ottobre 2002, l’intera prima elementare di quell’anno: 27 bambini, la maestra e due sfortunate donne, che abitavano a fianco della scuola). Ma doveva anche ricordare il sacrificio di mia moglie. Sulla corona si legge chiaramente: in memoria di Vanda Colucci!

Ordinata nel marzo 2019, la campana è stata fusa il 14 dicembre 2019. Venuta alla luce esattamente un mese dopo, fu sottoposta a un accurato trattamento di bellezza, come si addice a una signora d’alto rango. Il 12 febbraio 2020, con la benedizione del Santo Padre, divenne Alma Mater Dolorosa.

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Roma, Sala Nervi, benedizione Alma Mater Dolorosa

Di ritorno dal Vaticano, fermata a Formia e Mignano Monte Lungo. Il 22 febbraio 2020, partenza per Arsia-Raša, dove sarebbe giunta dopo una peregrinatio attraverso quei Paesi del Friuli che hanno avuto vittime in miniera, sia a Arsia che a Marcinelle.

Il 25 febbraio 2020 entra in scena il Covid 19. Il sindaco di Gorizia dichiara lo stato di assedio e si barrica in casa, senza avvisarci. Poco male. L’indomani, 26 febbraio 2020, tappa a Trieste. Ci accoglie il vescovo nel Seminario Diocesano. La corsa è finita? Affatto!

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Improvviso e solo, come un pellegrino d’altri tempi, si presenta Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste: cambio di programma! Alma Mater Dolorosa deve essere ricevuta come persona d’alto rango. E via, di corsa, si forma un corteo improvvisato di macchine col sindaco in testa. Pochi minuti e l’ingresso trionfale nella piazza dell’Unità. Covid o non Covid, Alma Mater Dolorosa deve essere ospitata nella Casa Comunale. E, il Covid non deve prevalere!

Dall’Istria, intanto, non giungono notizie rassicuranti: «Si può entrare, ma si esce solo dopo la quarantena!». La mia decisione è altrettanto rapida: personalmente posso restare in quarantena, ma non posso obbligare i due tecnici della ditta Marinelli! Per cui si torna a casa! E la campana?

Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste, spalanca le porte della Casa Comunale e Alma Mater Dolorosa viene alloggiata sotto la lapide che ricorda gli uomini illustri della Città Alabardata. Vi è restata dal 26 febbraio 2020 al 2 novembre 2021.

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Quel giorno, alle ore 14.10, dopo una veloce attraversata di quasi tre quarti della Penisola Italiana, il furgone della ditta Marinelli giunge a Trieste. Incredibile, ma vero, c’è un nutrito capannello di persone che aspetta. L’amico Mario Caporale, console regionale dei Maestri del Lavoro è in grande spolvero e, senza perdere tempo, espone il labaro dell’Ente. Non posso fare a meno di sorridere. Ma anche di pensare alle tante manovre sotterranee contro il sottoscritto, reo di aver realizzato quello che a tanti non è mai riuscito. Noto la presenza della delegazione venuta da Arsia-Raša, capitanata dall’amico Tullio Vorano; l’attenta presenza di Livio Dorigo, particolarmente interessato alla campana; defilato e discreto c’è anche Rinaldo Racovaz. Ma su tutti svetta la poliedrica Carla Pocecco. Una vera trottolina che dirige l’intera operazione. Grazie alla disponibilità della redazione desidero porgere i miei più sentiti ringraziamenti al sindaco Roberto Dipiazza. Voci maliziose mi hanno riferito che le sue visite alla campana non sono state tanto sporadiche. E che, spesso, lo hanno visto carezzarla.

Particolare curioso: mentre i tecnici della ditta Marinelli stavano preparando l’attrezzatura per il prelievo e spostamento della campana, sono entrato nella sala che, per ben 19 mesi, ha ospitato Alma Mater Dolorosa.

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Volevo vederla come l’avevamo lasciata: una regina sul trono! Sorpresa! Quattro signore la stavano accarezzando. Una, addirittura, aveva gli occhi lucidi. Non si crederà, ma mi sono allontanato. Ho avuto la netta sensazione di essere entrato in un’agape tra signore.

Sono rientrato poco dopo, accompagnato dalla signora Daniela Mohorović, presidente della Comunità degli Italiani “Giuseppina Martinuzzi”, di Albona, alla quale, per motivi burocratici (un privato, per giunta straniero, non può fare doni a un Ente pubblico. Sarà vero?), devo donare Alma Mater Dolorosa.

Sarà la Comunità degli Italiani a donare la campana a Arsia-Raša. La commozione non risparmia nemmeno Daniela, mentre si avvicina alla campana. In silenzio, tocca la campana, la carezza e si allontana. In quel momento ho avuto la conferma di aver fatto una cosa giusta.

Il viaggio verso Arsia-Raša è filato liscio e l’arrivo, nella vasta piazza Pulitzer, è stato salutato con un grosso sospiro di sollievo. Pochi minuti di attesa e si presenta Glorija Paliska, sindaca di Arsia-Raša. Il suo sorriso, accompagnato da un dolce: «Ciao, Michele! Benvenuto! Come va!», suona come la fine di un incubo. Era la quarta volta che venivo a Arsia-Raša. Non ho mai sentito la sua voce. E, ora…

Ho trascorso due giorni ad Arsia-Raša. L’ho incontrata più volte e la sua espressione mi ha lasciato sempre più piacevolmente sorpreso. Cosa è cambiato? Alma Mater Dolorosa! Anche Glorija non smetteva mai di guardarla, carezzarla, leggere la dedica scritta in croato, sloveno, italiano e latino. Per un attimo il mio pensiero è volato alla mattina del 12 febbraio 2020, Vaticano, Sala Nervi.

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Papa Francesco mentre legge la preghiera dei defunti in latino

REQUIEM AETERNAM DONA EIS DOMINE ET LUX PERPETUA LUCEAT EIS REQUIESCANT IN PACE

Rivedo il Pontefice che si ferma davanti la campana e posa il dito sulla fascia centrale. C’è la preghiera dei defunti scritta in latino. Adesso c’è Glorija davanti la campana. Chiede chi siano le persone, i cui nomi sono riportati sulla fascia grande. Cosa rispondere?

Sorrido di cuore quando Glorija vede la bullonatura finale del castello su cui svetta Alma Mater Dolorosa: «Sono belli! Sembrano d’argento! Speriamo non li rubino!». Ormai siamo alla fine dell’operazione. La campana sembra guardarci con espressione di commiserazione. Come può, questa signora di bronzo, capire i nostri sentimenti? Eppure…

Abbracci, baci, pacche sulle spalle, sono il corollario di una lunga favola a lieto fine. Domani ci sarà la cerimonia ufficiale di consegna e accettazione del dono. La cerimonia dei 185 rintocchi avverrà il 28 febbraio 2022. Covid permettendo?

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Vado a dormire letteralmente svuotato. Prima di cedere a Morfeo, davanti agli occhi sfila, come in un film, la lunga fila delle vittime di quella tragedia. C’è anche lui, Arrigo Grassi, doppia Medaglia d’Oro al Valor Civile. Il suo sorriso è luminoso. Come può essere quello di chi ha donato la vita per salvarne dieci. Grazie, Arrigo, per l’esempio luminoso che ci hai donato.

Epilogo: 4 novembre 2021, ore 13.00. Arsia-Raša festeggia il suo 84° compleanno.

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In piazza trovo l’amico Alessandro Lega, Maestro del Lavoro, e Rinaldo Racovaz, nativo di Arsia. Da Mercato Saraceno giunge anche la sindaca Monica Rossi. Non poteva mancare: la miniera volle anche il sacrificio di un suo parente. Grazie, Monica. Ma c’è anche un mio grande nemico: il romanista Maurizio Belvedere. Il suo servizio fotografico è di una preziosità inimmaginabile. Ed io, da adamantino laziale, per ringraziamento l’ho costretto a riportarmi a Trieste.

Intanto Glorija, con la tipica imprevedibilità femminile, decide di fare la cerimonia in piazza, davanti Alma Mater Dolorosa.

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Quando mi vede cerca di nascondere, a fatica, un quadro, che mi consegnerà durante la breve cerimonia commemorativa. Grazie, Glorija! È un bel dono e lo conserverò con lo stesso amore che mi lega a Arsia-Raša. Discorsi, commozione palpabile, qualche luccicone.

Poi, ognuno saluta Alma Mater Dolorosa con un rintocco.

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Appuntamento al 28 febbraio 2022, 82° anniversario della tragedia mineraria.

https://video.ilpiccolo.gelocal.it/locale/ottant-anni-fa-la-tragedia-di-arsia-una-campana-ricorda-i-185-minatori-morti/121944/122407

Michele Maddalena

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