ARRIVANO GLI ANTICORPI MONOCLONALI

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In un comunicato datato 5 febbraio 2021, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha reso pubblico il parere della Commissione Tecnico Scientifica (CTS) che sostanzialmente dava il via libera, seppur con alcune limitazioni, all’utilizzo degli anticorpi monoclonali “in via straordinaria e in considerazione della situazione di emergenza”. Un parere reso operativo a tutti gli effetti con il DECRETO 6 febbraio 2021.

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Gli anticorpi oggetto del parere della CTS sono sostanzialmente due: bamlanivimab prodotto da Eli Lilly e la combinazione imdevimab e casirivimab prodotta invece da Regeneron/Roche. Come si legge nel parere della CTS, per entrambi i trattamenti la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha già rilasciato un’autorizzazione per l’uso in emergenza e senza dubbio, tra gli anticorpi monoclonali in fase di sviluppo clinico, questi sono i più progrediti.

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Se da alcuni esponenti del mondo medico-scientifico questi farmaci sono visti come una grande opportunità contro la pandemia, per molti altri “il gioco non vale la candela” sotto diversi punti di vista.

“Noi tutti membri della comunità scientifica non possiamo che attendere le evidenze e basarci sui dati per prendere le nostre decisioni. Poi, naturalmente, esistono le diverse opinioni e le discussioni, che sono l’anima della ricerca e del suo avanzamento” spiega Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO).

“Credo che gli anticorpi monoclonali siano di grandissimo ausilio in questa fase per poter provare a ridurre la mortalità dei pazienti. Sono forse gli unici farmaci in grado di cambiare la storia clinica della malattia, soprattutto nei pazienti più fragili. Sono una sorta di ponte tra la situazione attuale e il momento in cui la vaccinazione avrà finalmente dato i suoi frutti” aggiunge Anelli, che è anche presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Bari.

Vale la pena quindi conoscere le indicazioni dell’AIFA e dare un’occhiata, seppur non esaustiva, ai dati oggi disponibili, anche per capire meglio come muoversi nella pratica quotidiana legata a questi nuovi farmaci e nella quale i medici di base avranno un ruolo determinante.

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Uno sguardo approfondito al parere della CTS.

Il già citato parere della CTS è il risultato della seduta straordinaria della commissione svoltasi nelle giornate del 2, 3 e 4 febbraio 2021 in seguito alla richiesta del Ministro della Salute di “valutare la possibilità di autorizzare o favorire l’utilizzo di terapie promettenti quali gli anticorpi monoclonali”. Per arrivare al parere finale, gli esperti della CTS hanno analizzato le pubblicazioni più recenti sui farmaci in esame e hanno inoltre convocato le due aziende produttrici “con l’obiettivo di acquisire tutte le ulteriori evidenze disponibili in merito ai rispettivi farmaci”.

In sintesi, la CTS ha ritenuto, a maggioranza che “possa essere opportuno offrire comunque un’opzione terapeutica ai soggetti non ospedalizzati che, pur avendo una malattia lieve/moderata risultano ad alto rischio di sviluppare una forma grave di COVID-19 con conseguente aumento delle probabilità di ospedalizzazione e/o morte. Si tratta, in particolare, di un setting a rischio per il quale attualmente non è disponibile alcun trattamento standard di provata efficacia”.

(fonte: Univadis)

Francesco Carta

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