APP USATA DAI CRIMINALI DIFFUSA DA INFILTRATI NELL’FBI

Grande operazione della Polizia Internazionale tra Stati Uniti, Australia ed Europa

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Ironside o Trojan Shield? Entrambi, a onor del vero, un nome è australiano e l’altro è valido per tutto il mondo. E forse è quello più azzeccato, visto che la traduzione sarebbe letteralmente “scudo di Troia”. Esattamente come il famoso cavallo mitologico costruito dagli antichi greci, che per assaltare i nemici si è presentato come uno strumento di difesa e protezione. Millenni dopo la situazione si presenta ma in chiave tecnologica, e risponde al nome dell’app crittografata ANoM. Questa applicazione è usata da numerosi criminali in tutto il mondo per comunicare tra loro in modo discreto, ed era stata loro fornita da agenti infiltrati nell’FBI. Il monitoraggio durato tre anni da parte delle forze dell’ordine, avente come oggetto ben 25 milioni di messaggi su vari piani, ha portato all’arresto di oltre 250 persone tra Australia, Europa e Stati Uniti. Uomini legati ai cartelli di droga sudamericani, triadi asiatiche, organizzazioni criminali mediorientali ed europee conversavano di omicidi, traffici di droga, armi e riciclaggio. Ieri mattina, in una conferenza stampa congiunta, gli investigatori americani e americani hanno rivelato che 9 mila agenti sono stati impegnati in operazioni combinate in giro per il mondo: “Questa operazione è la più sofisticata al mondo contro la criminalità organizzata”.

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Hanno anche rivelato che l’idea di approntare un’app crittografa è venuta a un paio di agenti del Federal Bureau of Investigation nel 2018. A diffonderla nel mondo, come detto, degli infiltrati. E funziona come un virus trojan, da cui il nome in codice: si presenta come una comune applicazione per smartphone ma in realtà permette l’invio di messaggi crittografati e di registrare video. La polizia ha informato che, talvolta, sono stati necessari mesi per stabilire da chi fosse usato con precisione uno specifico dispositivo. Perché più di 11 mila persone in tutto il mondo, di cui 1650 in Australia, si avvalgono di ANoM.

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L’app era installata su cellulari che, svuotati di tutte loro altre funzionalità, erano venduti al mercato nero. E un telefono del genere può essere messo in contatto con un altro su cui era presente solo questa applicazione. Praticamente “un criminale doveva conoscere un altro criminale per ottenere questo materiale”, come spiega la polizia australiana. “I dispositivi sono circolati e la loro popolarità è cresciuta tra i criminali, che avevano fiducia nella legittimità dell’applicazione perché le principali figure della criminalità organizzata ne garantivano l’integrità – ha asserito – fondamentalmente si sono ammanettati l’un l’altro abbracciando e fidandosi di ANoM, e comunicando apertamente con esso, non sapendo che li stavamo ascoltando tutto il tempo”.

Francesco Bulzis

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