APPUNTAMENTO CON L’ANTICORRUZIONE

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cms_24102/1.jpgChissà se Arpalo avrebbe mai potuto immaginare di essere tramandato ai posteri come l’esempio del primo caso di corruzione di cui si abbia contezza; ed almeno secondo quanto ci viene raccontato dalla storia che, chiaramente, qualcuno ha scritto, raccontandoci di accadimenti che dobbiamo ritenere veri poiché, è lecito supporre, nel 324 a.C. non eravamo ancora nati, e magari non ci saremmo trovati nella Macedonia del tempo che, comunque, può essere migliore della macedonia attuale: e non proprio di quella che si mangia!

Cosa fa Arpalo, tesoriere di Alessandro Magno? Tradisce il suo Signore, lo deruba, fugge, tenta imprese violente verso gli Ateniesi, perde su ogni fronte, ritorna, riceve il perdono reale e, addirittura, viene reintegrato nella posizione di tesoriere; mentre Demostene, l’oratore che aveva tentato di cavalcare l’onda del personaggio corrotto, non riceve il beneficio che aveva ipotizzato per sè.

Ed allora, se ad Arpalo va relativamente male, o non va relativamente bene, a Demostene, che aveva tentato di approfittare dell’occasione per smodata ambizione, va decisamente male; in proporzione forse peggio.

cms_24102/2_1639277164.jpgNel 70 a.C., invece, se a Verre va male per aver depredato la Sicilia per un triennio, per questo ricevendo una condanna ad andare via con solo due navi cariche di tesori, viceversa va certamente bene a Cicerone che, avvocato del popolo comunità e/o pubblico ministero, riesce a far condannare Verre, dando da lì avvio alle sue fortune oratorie e politiche, ma non secondo le sue ambiziosissime speranze.

Da questi esempi, senza fare troppe storie, passando per le tante corruzioni dei costumi e sino quelle elettorali, di cui la Venezia del millecinquecento è madre, ma non nell’accezione negativa che diamo a questa espressione (quando nel Brolo si contrattavano legalmente i voti tra patrizi, da cui i negativi brogli elettorali della nostra epoca), si giunge alla corruzione dei tempi attuali, il cui esempio emblematico, perché si è voluto che così fosse, rimane quello del 1992, Tangentopoli e/o Mani Pulite, quando si è rivelato al mondo un sistema di corruttivo radicato, dando ribalta e notorietà, anche qui, a pubblici ministeri che hanno reso spettacolare la serie di eventi criminosi, ma al contempo dando sfogo ad un’ambizione sfrenata avvalorata, sostenuta e resa pubblica e partecipata da tutti i mass media sino ai giorni nostri.

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La domanda, allora, è questa: non è forse corruzione anche quella di chi impiega l’occasione per diventare un personaggio? O magari per essere eletto? O magari per acquisire cariche di governo e/o para-tali?

Chi è migliore: Arpalo, o Demostene?

Chi è migliore: Verre, o Cicerone?

Chi è migliore: il Corrotto, o Colui che si fa corrompere dall’occasione, tanto ghiotta, quanto irripetibile, di smascherare il Corrotto ed esibirlo, per poi averne tutti i meriti?

cms_24102/4.jpgDa qui, tra la fine del secolo precedente e l’attuale, le convenzioni internazionali sulla corruzione, e poi quelle comunitarie, oggi unitarie, in materia, che hanno imposto al nostro oltremodo resistente legislatore di legiferare tardivamente con una propria legge la prevenzione della corruzione e della legalità nella Pubblica Amministrazione.

Questa Legge, del 6 novembre 2012, impone ad ogni Amministrazione Pubblica di adottare annualmente un Piano Anticorruzione, sempre per un arco temporale di tre anni, attraverso il quale programmi, metodi ed azioni di contrasto alla corruzione, che per la nostra legislazione è un contrasto che deve sostenere l’economia di spesa della P.A., non avendo nessuna declinazione di moralità, ed tanto meno di etica di cittadinanza.

In altri termini, questa legge, che serve a far rispettare altre leggi, altro non fa che imporci il rispetto di regole, certamente giuste ed altrettanto corrette, ma soltanto imponendole; in tal maniera qualificando la corruzione come un delitto appartenente a quelli mala quia prohibita, e non a quelli mala in se, su cui, invece occorre urgentemente lavorare ed insistere.

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In buona sostanza, se il nostro legislatore non comprende che è vitale l’educazione alla legalità, che non muove solo dalle buone regole e dal loro rigore, ma pregiudizialmente parte dallo esempio vicendevole, di cui continuano a cercarsi le tracce.

Giuseppe Salvatore Alemanno

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