ANTICHI CULTI TRADIZIONALI NELLA MEMORIA STORICA TARANTINA - IV^

Riti della Settimana a Taranto: Il Venerdì Santo e il silenzio nel giorno della Passio di Cristo

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Prosegue quest’oggi la rubrica interamente dedicata alla Settimana Santa tarantina, in Puglia, vista e raccontata con occhi diversi.

La processione dei Misteri è una manifestazione religiosa che si tiene il Giovedì o il Venerdì Santo in molte località della Puglia e della Spagna, da cui derivano, che prevede l’uscita in processione di diverse statue o gruppi scultorei ("misteri") raffiguranti vari momenti della passione di Cristo, in particolare la sua crocifissione e morte. L’origine di tali processioni si ritiene possa risalire al XV secolo, ma risulta documentata nella sua forma compiuta, a partire dalla fine del XVI secolo. In molti casi tali statue in legno, in cartapesta o in materiali eterogenei rappresentano opere significative della scultura del XVII e del XVIII secolo. La Croce simbolo del cristianesimo, presente nella nostra vita sin dalla nascita, nei segni del rito del Battesimo, nell’assoluzione nel Sacramento della Penitenza, nelle benedizioni ricevute e date in ogni nostro atto devozionale e sacramentale; fino all’ultimo segno tracciato dal sacerdote nel Sacramento degli Infermi, nella croce astile che precede il funerale e nella croce di marmo o altro materiale, poggiata sulla tomba. Quante e quante volte i nostri occhi si sono posati su un Crocifisso o una semplice croce, in questo mondo distratto, superattivo, superficiale? Quante volte entrando in una chiesa o passando davanti a delle edicole religiose agli angoli delle strade, sui sentieri di campagna o di montagna, o mettendola al collo sia per devozione, sia per moda, i nostri occhi hanno visto la Croce...quante volte sin da bambini ci siamo segnati con il segno della Croce, recitando una preghiera o guardando il Crocifisso appeso alla parete della nostra stanza da letto, iniziando e terminando così la nostra giornata. In tutta la vicenda umana e storica di Gesù, la “Passione” culmina il Venerdì Santo e designa da sempre l’insieme degli avvenimenti dolorosi che lo colpirono fino alla morte in croce. E questo insieme di atti progressivi e dolorosi prese il nome di “Via Crucis”, ossia una pratica “extraliturgica”, introdotta in Europa dal domenicano beato Alvaro, morto nel 1402 e dopo di lui, proseguita dai Frati Minori Francescani presso i conventi a loro dedicati. Nelle chiese è resa nota dalle “14 stazioni”, ossia icone sacre affissi lungo le pareti laterali, oppure lungo i crinali delle Pcolline dove sorgono Santuari, meta di pellegrinaggi; con edicole, gruppi statuari o cappelle, che invitano alla meditazione e penitenza; in ognuna di queste ‘Stazioni’ sono raffigurati con varie espressioni artistiche, momenti della dolorosa “Via Crucis” e Passione di Gesù; espressione di alta simbologia ed arte. Il Venerdì Santo, nella cultura popolare viene anche assimilato al giorno in cui si ricorda l’Adorazione della Croce, che è un momento suggestivo ed importante. Proprio perché la Croce è il supremo simbolo della sofferenza e morte di Gesù, vero Dio e vero uomo che, con il suo sacrificio, ci ha riscattato dalla morte del peccato, indicandoci la vera vita che passa dalla sofferenza. La tradizione ricorda in questo giorno la morte di Gesù, alle tre del pomeriggio, ripercorsa in tutto il mondo con la “Via Crucis” - la “Via della Croce”, o secondo altre culture la “ Via Doloris” – la “Via del Dolore”, che tradizionalmente ricorda il percorso di Cristo con la croce verso il Golgota.

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Alle tre del pomeriggio si celebra la Passione, non una messa, ma le Letture, l’adorazione della croce e la comunione, con le ostie consacrate il giorno prima. Le campane tacciono in segno di lutto in questa giornata. Secondo il rito romano le campane risuonano per l’ultima volta la sera del Giovedì santo, al canto del Gloria della messa vespertina, per poi tornare a suonare a festa durante la Veglia Pasquale. Nel rito ambrosiano, invece, le campane suonano sino all’annuncio della morte del Signore, le tre del pomeriggio del Venerdì santo. La più antica tradizione della Via Crucis risale alle visite di Maria, madre di Gesù, ai luoghi della Passione a Gerusalemme, ma la maggior parte degli storici parte da San Francesco d’Assisi. Rinaldo di Monte Crucis, frate domenicano, racconta la sua salita al Santo Sepolcro attorno al 1294 “Per viam, per quam ascendit Christus, baiulans sibi crucem”, per varie tappe, che chiama “Stationes”. Non per tutti però era possibile il pellegrinaggio in Terra Santa, quindi si cominciarono a rappresentare le tappe del pellegrinaggio nelle chiese. Uno dei maggiori ideatori e propagatori della Via Crucis fu San Leonardo da Porto Maurizio, frate minore francescano. Benedetto XIV, nel 1741, stabilì che non ci potesse essere più di una Via Crucis rappresentata per parrocchia. Nei secoli alle rappresentazioni per immagini si sono aggiunte le ricostruzioni con attori e figuranti. Durante il Medioevo, il fascino di Gerusalemme suscita il desiderio di “riprodurla” anche nelle proprie città: alcuni pellegrini, al ritorno dalla Terra Santa, ricrearono nelle loro patrie i luoghi della Passione, dando vita a veri e propri capolavori d’arte. Tuttavia, la Via Crucis così come la conosciamo oggi, risale a San Bernardo di Chiaravalle, a San Francesco d’Assisi e a San Bonaventura da Bagnoregio, che prepararono il terreno a questa devozione. Al clima di pietà che i fedeli dell’epoca nutrivano verso la morte di Cristo, si deve aggiungere quello delle Crociate, azioni militari che si proponevano l’obiettivo di liberare il Santo Sepolcro dall’occupazione dei saraceni. Col passare del tempo, il sentimento religioso si è intrecciato con il folklore e le tradizioni di ogni luogo, dando così vita a riti e processioni suggestivi in ogni regione d’Italia. Da nord a sud della Penisola, non c’è borgo o città che non celebri la Passione di Gesù con una peculiare manifestazione. Ma è al sud, in Terra d’Otranto che si svolgono le Viae Crucis più particolari. Nella Città dei due Mari, Taranto vi sono ben tre processioni, lente e suggestive. La prima è detta dei “Perdùne”, come erano detti i pellegrini che andavano a Roma per il Giubileo. Hanno la testa coperta da un cappuccio bianco sormontato da un cappello nero, il classico copricapo dei pellegrini che li proteggeva dal sole e dalle intemperie. Pellegrinano a piedi nudi dal pomeriggio del Giovedì fino a notte fonda. A questo punto parte la seconda, quella dell’Addolorata, aperta dal Troccolante, che dà il ritmo suonando la troccola: una tavoletta di legno con una sorta di maniglie di ferro, per percorrere circa quattro chilometri impiegando più di dieci ore. Nel pomeriggio del Venerdì parte la processione dei Misteri, con gruppi statuari e il simulacro del Cristo morto: la sfilata avviene fino all’alba del Sabato Santo. In totale, più di 40 ore di processione continua. In Puglia la Settimana Santa si connota marcatamente per l’attivissima presenza delle Confraternite laicali, sia dal punto di vista partecipativo ai riti che della loro organizzazione. Il movimento confraternale pugliese è davvero imponente. Un gran numero di azioni moralizzatrici sui riti della Settimana Santa mettendo al bando le “sacre rappresentazioni”, manifestazioni di devozione popolare consistenti nella recitazione, in forma di quadri teatrali in movimento, dei testi evangelici, primo fra tutti quelli della Passione di Gesù. Queste “performances” recitative, che solitamente si svolgevano sui sagrati delle chiese, erano anche chiamate “Misteri”. Le “sacre rappresentazioni” furono quindi sostituite dalle processioni organizzate dalle Confraternite in cui i “Misteri” erano però non più persone nel ruolo di attori, ma statue raffiguranti Gesù Cristo, la Madonna Addolorata e i vari personaggi della Passione. Ciò accadde soprattutto nell’Italia meridionale ed il protagonismo delle Confraternite pugliesi durante la Settimana Santa ne costituisce la odierna continuità. Molti sodalizi confraternali hanno specificità e caratteristiche derivanti dal nome o dal titolo. I riti della Settimana Santa a Taranto sono infatti noti in tutta la regione, patrimonio di una tradizione che si tramanda di generazione in generazione e che riesce ad affascinare anche gli agnostici più incalliti. In un clima di profonda emozione, una folla di fedeli e semplici curiosi partecipa ogni anno alle processioni che percorrono la città vecchia e la città nuova: il “Pellegrinaggio del Giovedì Santo”, “La Processione dell’Addolorata” a mezzanotte dello stesso giorno, “La Processione dei Sacro Misteri” del Venerdì Santo. L’incipit dei Sacri Misteri del Venerdì Santo a Taranto, è sancito alle ore 17.00 circa. La Confraternita di “Maria SS. Del Carmine” percorre a piedi scalzi la città per ben 15 ore. Ad aprire la processione è la troccola, strumento come già detto, in legno che produce un caratteristico suono. A seguire, il gonfalone, la Croce dei Misteri, le statue di Cristo all’orto, Cristo alla Colonna, l’Hecce Homo, la Cascata, il Crocifisso, la Sacra Sindone, Gesù morto e l’Addolorata. Tra le statue si sistemano 14 coppie di confratelli, le cosiddette “poste”. Una delle caratteristiche di questo momento è l’esasperante incedere lento, la cosiddetta “nazzicata” che è il dondolio continuo, con cui i confratelli portano sia le statue che i simboli della Passione.

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Quel silenzio, terminava al “Gloria” , prima di mezzodì del Sabato Santo, con l’esplosione della gioia, risuonata dalla campane sciolte a festa, dai fiaschi delle sirene delle navi ancorate in Mar Piccolo e di tutte le attività lavorative dell’Arsenale. Nonne, mamme e bambini si affacciavano ai balconi, spalancando le finestre, perché doveva entrare nelle case la “ luce della resurrezione ”. Ora le porte delle case venivano sbattute per scacciare il male, il dolore e il lutto. Ogni lavoro veniva sospeso: i contadini nelle campagne si segnavano, i pescatori delle barche e delle paranze agitavano coppole, cappelli e fazzoletti. Ogni cantuccio di casa veniva battuto con mazze, per rompere oggetti vecchie di creta. Ovunque si sentiva un fracasso assordante, chiudere ed aprire gli usci, abbracci fraterni augurali. Il “silentium”- il silenzio del Venerdì Santo era finalmente finito.

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I^:https://internationalwebpost.org/contents/ANTICHI_CULTI_TRADIZIONALI_NELLA_MEMORIA_STORICA_TARANTINA_-_I%5E_25598.html#.YlZPcshByR9

II^:https://internationalwebpost.org/contents/ANTICHI_CULTI_TRADIZIONALI_NELLA_MEMORIA_STORICA_TARANTINA_-_II%5E_25615.html#.YleIY8hByR8

III^:https://internationalwebpost.org/contents/ANTICHI_CULTI_TRADIZIONALI_NELLA_MEMORIA_STORICA_TARANTINA_-_III%5E_25629.html#.YlldgehByR8

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Vincenzo Ludovico

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