ANTICHI CULTI TRADIZIONALI NELLA MEMORIA STORICA TARANTINA - III^

Riti della Settimana a Taranto: Il Giovedì Santo e la sua “Mater Dolorosa”

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Prosegue quest’oggi la rubrica interamente dedicata alla Settimana Santa tarantina, in Puglia, vista e raccontata con occhi diversi.

Il Giovedì Santo è il giorno in cui si fa memoria dell’istituzione del sacerdozio (messa crismale che si celebra in ogni cattedrale del mondo cattolico) e della SS. Eucarestia (messa della Cena del Signore, in tutte le parrocchie). Ma è anche la notte dedicata alla “Mater Dolorosa”: la madre delle lacrime mariane. Alla mezzanotte tra il Giovedì e il Venerdì Santo ha inizio il Pellegrinaggio della B.V. Addolorata. La statua della Vergine è portata in processione dalla Confraternita di Maria SS. Addolorata e San Domenico. Il corteo religioso parte dalla Chiesa di San Domenico in città vecchia e raggiunge alle prime luci dell’alba la città nuova. La durata complessiva di questa processione è di 14 ore. I confratelli indossano l’abito di rito composto da un camice bianco stretto in vita e sui polsi un rosario con medaglie a carattere religioso che pende alla destra del camice, una cinta di stoffa nera che pende alla sinistra del camice, la mozzetta di colore nero con il medaglione raffigurante la Vergine Addolorata, un cappuccio bianco calato sul volto tutta la notte con due fori all’altezza degli occhi, un cappello di colore nero calato sulle spalle, una finta corona di spine sul capo e infine scarpe nere e guanti bianchi. La processione è aperta dalla troccola (strumento in legno che produce un caratteristico suono), le pesàre ( gli unici bambini che partecipano alla processione), la Croce dei Misteri, i crociferi, 14 poste (coppie di confratelli), il trono e infine la statua dell’Addolorata portata a spalle da quattro confratelli in abito di rito e da quattro forcelle in abito scuro.

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Un culto, quello dell’Addolorata introdotto nel XVII secolo dal canonico Vincenzo Cosa, devoto della Madonna. La "Troccola", antico strumento ligneo che sancisce il lungo incedere dell’Addolorata, la Santa Vergine afflitta dal dolore per la perdita del figlio. “A Gravame” la marcia funebre, dedicata ad un giovane musicista della banda scomparso prematuramente. Ed ecco il momento, tutto in pochi minuti. L’uscita della Madonna a mezzanotte in punto, il consueto applauso ci invade il cuore, gonfio di mistero e lacrime. Tutti stretti attorno al suo dolore, pronti ad ascoltare la prima marcia funebre della lunga notte. Con il sopraggiungere della "Peregrinatio" Mariana, retta dalla Confraternita della SS. Addolorata e San Domenico della Città Vecchia, la processione con cui tutto cambia, un rispettoso silenzio avvolge il cuore dell’ Isola. Da questo momento tutta la folla si stringe intorno all’Addolorata. La commozione negli occhi di chi l’osserva in rispettoso silenzio è palpabile.

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Questo silenzio che accompagna il passaggio pare un canto corale, una preghiera che ognuno di loro volge alla madonna per chiedere il suo aiuto, la sua protezione. Come una madre abbraccia tutti i presenti, in cerca del suo grande conforto. A metà del XVIII secolo fu eletto padre spirituale della congrega, fondata nel 1670 col titolo di "San Domenico in Soriano", il canonico abate Vincenzo Cosa, che volle introdurvi il culto della Madonna Addolorata, donando la statua che la raffigurava e la relativa "cassa delle robbe". La confraternita ebbe il regio assenso da re Ferdinando IV di Borbone nel 1777 e nello stesso anno si diede un nuovo statuto, che fra le varie regole imponeva che la carica di padre spirituale della congrega fosse un frate domenicano del convento. In seguito alla pratica devozionale dei sette dolori di Maria il sodalizio ricevette nel 1794 dalla Real Camera di Santa Chiara di Napoli il permesso di solennizzare la festa della Madonna Addolorata come "festa grande", con solenne processione dell’antico simulacro. In seguito al prevalere per la devozione all’Addolorata e alla incessante predicazione dei "Servi di Maria in Taranto", i confratelli chiesero all’arcivescovo monsignor Giuseppe Rotondo di poter fondare la confraternita "Maria Santissima Addolorata"; la richiesta fu accolta nel 1870 e il nuovo sodalizio fu aggregato al preesistente di confraternita di San Domenico in Soriano. E fu cosi che, nel 1872, si sancì l’inizio della "Pellegrinatio della Vergine Addolorata" nel cuore della notte del Giovedì Santo, durante il quale i confratelli visitavano gli altari della reposizione, portando in processione il simulacro dell’Addolorata, detta "festa piccola", molto cara alla comunità dell’Isola e del Borgo. Ma il Giovedì Santo è anche il giorno dedicato ai Ss. Sepolcri o Altari della Reposizione. Di Giovedì Santo a Taranto, alle ore 11:00, in tutte le chiese si espone il Ss. Sacramento, custodito in un’urna di legno dorata ed artisticamente lavorata. Le congreghe religiose fanno a gara per abbellire il Sepolcro delle proprie chiese. Fiori e luci a profusione, panneggi rosso-dorati, bellissimi angeli di cartapesta, vasi di grano coltivato nelle tenebre costituiscono l’ornamento dei Sepolcri. In tempi non lontani, l’illuminazione ai Sepolcri veniva fatta con candele e lampade ad olio. Quelle umili luci, le cui fiammelle assumevano, per il popolo, un linguaggio di pietà e di preghiera, ora sono state sostituite dalle lampade elettriche. Solo nella Cattedrale il Sepolcro viene ancora illuminato tutto da candele. Prima le congreghe ornavano i Sepolcri con delle figure (tele) che rappresentavano vari episodi della Passione di Cristo, dovute a pittori locali; poi, tale uso venne a poco a poco estinguendosi.

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I fratelli della Congrega del Carmine vengono chiamati dal popolo “perdune” (perdoni), in ricordo degli antichi pellegrini che si recavano a Roma per ottenere il perdono dei loro peccati. Verso mezzogiorno del Giovedì Santo questi perdoni escono dalla chiesa e a coppie isolate, camminando lentamente, adempiono al rito del pellegrinaggio e dell’adorazione ai Sepolcri di tutte le chiese della città. Nell’incontrarsi per via e nel darsi la muta ai Sepolcri, si fanno ’u salamilicche (dall’ebraico: la pace sia con voi) che in dialetto tarantino significa saluto con profondo inchino. Durante la notte del Giovedì Santo, un fiume di gente si riversa nelle chiese e nelle strade della Città, mentre i pellegrini camminano, tra luci e penombre, fino al mattino seguente.

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Vincenzo Ludovico

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