ANTICHI CULTI TRADIZIONALI NELLA MEMORIA STORICA TARANTINA - I^

Le origini della Settimana Santa a Taranto

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Prende avvio quest’oggi una rubrica interamente dedicata alla Settimana Santa tarantina, in Puglia, vista e raccontata con occhi diversi.

La Settimana Santa a Taranto torna, a gran voce, dopo uno stop di due anni dovuto all’emergenza coronavirus. Quella del 2022 è una ripresa simboleggiata, quest’anno, anche dai lavori di restauro della facciata della Chiesa di San Domenico Maggiore, già Tempio di San Pietro Imperiale nella Città Vecchia del capoluogo ionico, appena ultimati. I riti della Settimana Santa più famosa di Puglia, una delle più importanti d’Europa, sono di nuovo protagonisti a Taranto di un programma religioso e culturale che proprio quest’anno sintetizzerà fede, tradizione pluriennale, musica e devozione popolare nostrana. Le processioni del Giovedì e del Venerdì Santo, organizzate rispettivamente dalla Confraternita Ss. Addolorata e San Domenico e dalla Arciconfraternita Maria Ss. del Carmine, percorreranno il dedalo delle vie della Città Vecchia (giovedì notte del 14 aprile con la processione del simulacro dell’Addolorata) e del borgo nuovo (venerdì 15, fino all’alba di sabato, con la processione dei Sacri Misteri).

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Cristo alla cascata - Cattedrale di San Cataldo

Ma adesso un po’ di storia. Nel Cristianesimo, la Domenica delle Palme è la domenica che precede la Pasqua. In questo giorno si ricorda il trionfale Ingresso a Gerusalemme di Gesù, in sella a un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma. Si tratta del giorno che dà inizio alla Settimana Santa, quella cioè che conduce alla più importante festività del calendario cristiano: la celebrazione della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù Cristo. Una dimensione fortemente teatrale e scenica rimane ancora assai evidente in alcune manifestazioni paraliturgiche che scandiscono la Quaresima e la Settimana Santa in Puglia. La Settimana Santa è una delle ricorrenze dell’Anno Liturgico più sentite in tutte le città della Puglia, dalle più piccole alle più grandi. Sicuramente l’apice delle celebrazioni religiose, per quanto riguarda soprattutto le manifestazioni esterne, si ha nel corso della giornata del Venerdì Santo, in genere con la processione dei Misteri, ma anche il Venerdì antecedente la Domenica delle Palme, quello che un tempo era denominato di Passione o dei Dolori, vede quasi in ogni località una processione dell’Addolorata o della Desolata. In Puglia la Settimana Santa si connota marcatamente per l’attivissima presenza delle Confraternite laicali, sia dal punto di vista partecipativo ai riti che della loro organizzazione.

Quasi sempre le Confraternite più numerose sono proprio quelle legate alla Settimana Santa e si può dire che in alcune città non c’è famiglia nella quale non vi sia un confratello; da ciò si può ben comprendere come siano radicate nei pugliesi le tradizioni di questo particolare periodo dell’anno. Le Confraternite che organizzano i riti della Settimana Santa sono, tra l’altro, anche le più antiche. In Terra d’Otranto, vi sono delle confraternite molto ma molto antiche, alcune delle quali fondate addirittura nella metà del XIII secolo; ben prima quindi della Controriforma seguita al Concilio di Trento, svoltosi tra il 1545 e il 1563, che ebbe una azione moralizzatrice sui riti della Settimana Santa mettendo al bando le “sacre rappresentazioni”, manifestazioni di devozione popolare consistenti nella recitazione, in forma di quadri teatrali in movimento, dei testi evangelici, primo fra tutti quelli della Passione di Gesù Cristo. Queste performing art recitative, che solitamente si svolgevano sui sagrati delle chiese, erano anche chiamate “Misteri”. Le “sacre rappresentazioni” furono quindi sostituite dalle processioni organizzate dalle Confraternite, in cui i “Misteri” erano però non più persone nel ruolo di attori, ma statue raffiguranti Gesù Cristo, la Madonna Addolorata e i vari personaggi della Passione. Ciò accade soprattutto nell’Italia meridionale ed il protagonismo delle Confraternite pugliesi durante la Settimana Santa ne costituisce la odierna continuità. Molti sodalizi confraternali hanno specificità e caratteristiche derivanti dal nome o dal titolo.

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Simulacro dell’Addolorata della processione del Venerdì Santo

Nella Città di Taranto la Settimana Santa comincia ufficialmente quando ci si scambia i ramoscelli d’ulivo durante la Domenica delle Palme e tocca il suo culmine durante due processioni: quella dell’Addolorata del Giovedì Santo e quella dei Sacri Misteri del rispettivo Venerdì Santo. I primi riti della Settimana Santa ebbero luogo a Taranto nella seconda metà del 1500, in piena dominazione spagnola. Gli Spagnoli, dunque, gli Aragonesi, portarono nella Città dei Due Mari le loro usanze dell’epoca, comprese quelle pasquali. A differenza di ciò che accade oggi, essi avevano luogo solo la mattina del Venerdì Santo e a parteciparvi erano tutte le confraternite di Taranto, non solo quelle principali di San Domenico e del Carmine. Piccola particolarità era resa dal fatto che, ogni confraternita che peregrinava ai sepolcri in Città Vecchia, aveva a capo un suo “troccolante”, il confratello che agita la “troccola”, uno strumento di legno dal suono particolare, un caratteristico “trac-trac” dal quale potrebbe derivare il termine, attualmente ancora in uso. Dato il singolare suono che provocava la troccola dell’epoca, gli abitanti della città vecchia lamentarono il frastuono. Nel 1708, secondo quanto si evince da un documento custodito nell’Archivio di Stato, il vicario capitolare proibì l’uso delle troccole durante la processione del venerdì mattina, venendo incontro alle lamentele degli isolani tarantini.

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Troccolante nei pressi dell’Ex Conveto di San Francesco in Città Vecchia

La processione dei Misteri un tempo si svolgeva, quindi, nella città vecchia di Taranto; poi, per cause non meglio definite, si decise di spostarla nel borgo nuovo. A capo di entrambe le processioni c’è sempre il troccolante, a cui spetta il compito di chiudere i riti tarantini il sabato mattina: giunto al termine “nazzicando” (cullandosi con i piedi scalzi) davanti alla Chiesa del Carmine, bussando tre volte con la punta del suo bastone, detto “bordone”, sulle ante chiuse, in un’atmosfera di silenziosa e profonda commozione. Questo è uno dei momenti più significativi e affollati di tutta la processione. Secondo una nota storica, il troccolante della Processione dei Misteri viene incappucciato solo dopo aver varcato il sagrato della Chiesa del Carmine; successivamente, gli viene posto anche il suggestivo copricapo. Da fonti storiche accreditate si evince che la nascita ufficiale delle due processioni, Sacri Misteri e Addolorata, si ebbe esattamente nel 1703, quando Don Diego Calò, nobile locale, ordinò alle maestranze napoletane di realizzare le statue del Cristo Morto e della Madonna Addolorata, assai suggestiva. Una volta giunti a Taranto, entrambi i simulacri ebbero dimora presso una cappella gentilizia, ma non si sa se in quella del palazzo di famiglia, ubicato proprio agli inizi di Via Duomo, oggi demolito, o in quella della Chiesa di Sant’Agostino. A farcelo supporre è la presenza dello stemma dei Calò anche in questa struttura, raffigurante un albero di frutta attorno al quale è avvinghiato un serpente che cerca di addentare uno dei pomi. Fatto sta che Don Diego Calò, da allora e per tutti gli anni e gli eredi a seguire, radunò le confraternite di Taranto per la processione del Venerdì Santo, limitata all’epoca soltanto al Gesù Morto e all’Addolorata. Nei secoli successivi si sarebbero aggiunti alla processione altri simulacri, raffiguranti i momenti più significativi della Passione e Morte di Gesù. Accadde poi, nel 1765, che Francesco Antonio Calò, discendente di Don Diego, diede una svolta a questo rito, donando le statue che componevano la processione alla Chiesa del Carmine e conferendo ad essa il compito di perpetrare la tradizione locale Tarantina, inaugurando così una longeva e araldica devozione popolare.

(Servizio fotografico a cura del nostro fotocinereporter Roberto Pedron)

Vincenzo Ludovico

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