ANDY WARHOL: MARILYN MONROE

Arte tra noi

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cms_27510/0.jpgOggi lo spazio “arte tra noi” voglio dedicarlo a un personaggio molto particolare che ha rivoluzionato il modo di concepire l’arte: Andy Warhol. Nello specifico, mi riferisco proprio alla sua tecnica: un vero e proprio riporto fotografico che si distacca completamente dal concetto universale di “opera d’arte”, creando un vero e proprio procedimento artistico meccanico. Warhol fu il principale esponente della pop art, ovvero quella corrente artistica che trae ispirazione dai soggetti “popolari”, ispirati alla cultura di massa. Pubblicità, televisione, cinema, ma anche scaffali dei supermercati diventavano, quindi, i veri protagonisti delle sue opere.

Lo scopo era rappresentare i veri bisogni della società e i nuovi oggetti del desiderio, che dovevano essere ammirati anche nei musei.

WARHOL, LA POP ART E LA TECNICA SERIGRAFICA

Andy Warhol è nato a Pittsburgh nel 1928.

Pittore, sculture, fotografo, cineasta e produttore di gruppi musicali cambiò l’idea stessa di artista, che per la prima volta divenne imprenditore di se stesso.

La sua vocazione artistica nacque da piccolo quando, in seguito a una grave malattia, la madre gli regalò l’occorrente per disegnare.

Giovanissimo, iniziò a lavorare a New York come grafico pubblicitario presso alcune importanti riviste dell’epoca come: Vogue, Harper’s Bazar e Glamour.

Ed è proprio dal mondo della comunicazione pubblicitaria che approdò all’arte, elaborando un linguaggio impersonale, volto a rappresentare la realtà in maniera “oggettiva”.

Morì per un arresto cardiaco il 22 Febbraio del 1968.

Come ho detto in premessa egli fu soprattutto uno dei principali esponenti della POP ART.

La parola “Pop” sta per “popular”, popolare, ma ciò non deve trarci in inganno: non significava che l’arte era per il popolo o del popolo, ma era piuttosto un’arte “di massa”, cioè “prodotta in serie” e anche anonima, così che si potesse identificare con la massa quanto più possibile.

Gli artisti appartenenti alla Pop Art rivolsero dunque le loro attenzioni agli oggetti, i miti e i linguaggi della nuova società.

Wharol stesso aveva dato una definizione alla Pop Art:

La bellezza di questo paese consiste nel fatto che l’America ha creato una tradizione per cui i consumatori ricchi comprano in sostanza le stesse cose dei poveri. Sediamo davanti al televisore e beviamo la Coca-Cola, sapendo che il Presidente beve Coca Cola. Liz Taylor beve Coca Cola: perciò pensiamo che anche noi possiamo bere Coca Cola“.

Quello che sicuramente caratterizza le opere dell’autore è l’utilizzo della tecnica serigrafica, anche se in realtà essa ha origini molto antiche. Le prime testimonianze, infatti, si hanno intorno all’anno mille, e riguardano prevalentemente stampe di immagini sulle sete cinesi. Questa tecnica è stata esportata poi in Giappone e nei paesi confinanti per poi approdare in Europa nel XVIII secolo. Warhol porterà in tutto il mondo questo modo di riprodurre immagini, elevandolo a tecnica artistica.

Tutto parte da una stampa, un quadro o un’immagine appoggiata su un telaio. Il tessuto , poi, viene trattato con un processo fotomeccanico in cui vengono otturate le parti prive di disegno. Successivamente i colori saranno applicati sulla tela e lavorati con una lamina di gomma, che permetterà il loro passaggio attraverso la trama e potranno così depositarsi sul supporto cartaceo o qualsiasi altro materiale posto al di sotto.

L’ OPERA: MARILYN MONROE

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Lo scopo dell’artista era quello di rendere l’oggetto raffigurato un’eroina, un successo mediatico senza fine, e quindi convertire la diva del cinema hollywoodiano in un desiderio di massa. L’opera, intitolata Marilyn Monroe, è formata da 9 serigrafie a colori. Il volto di della famosa attrice è ripetuto per ogni modulo con variazioni di colore. Ognuno,infatti, possiede una gamma cromatica diversa e un trattamento specifico.

Il ritratto fotografico viene manipolato da Warhol attraverso un processo di solarizzazione e di viraggio fotografici. L’immagine è quadrata e incornicia in modo stretto e senza lasciare spazi intorno il volto di Marilyn Monroe.

In questo modo ogni particolare senza significato al di là della sua iconicità viene tagliato fuori.

Al centro si trova il modulo con il colore più acceso, intorno, invece moduli che creano una sorta di eco figurativi che incorniciano quello centrale.

Grazia De Marco

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