ANCORA “FURBETTI DEL CARTELLINO”

94 INDAGATI E 55 ARRESTI A NAPOLI, 2 MEDICI SOSPESI A GORIZIA

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Il paradosso del lavoro in Italia: chi farebbe di tutto per trovare un impiego e chi invece lo disprezza.

Ci risiamo: l’ennesima ondata di assenteismo ha travolto il nostro Paese di “santi, poeti e navigatori”, che sembra però essersi tramutato in un vero e proprio covo di “furbetti” nel corso degli ultimi anni.

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Questa volta, a pagarne le conseguenze è stato un ospedale. Nella mattinata di ieri, i carabinieri dei Nas hanno effettuato un blitz presso il presidio Santa Maria di Loreto Nuovo di Napoli, meglio conosciuto come ospedale Loreto Mare. Per 55 dipendenti –un neurologo, un ginecologo, 9 tecnici di radiologia, 18 infermieri professionali, 6 impiegati amministrativi, 9 tecnici manutentori e 11 operatori sociosanitari – è scattata l’ordinanza di custodia cautelare domiciliare, mentre gli indagati sono in totale 94. Sul personale gravano accuse di truffa ai danni di Ente pubblico e falsa attestazione di presenza, risultato di ben due anni di indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino.

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I controlli sono scattati nel 2015, quando i carabinieri napoletani del gruppo “tutela e sicurezza” hanno impiantato delle telecamere nascoste all’interno della struttura. Dopo le acquisizioni dei primi filmati – in cui già erano emerse situazioni “ambigue”- gli agenti hanno pedinato alcuni dipendenti. Ne è emerso un quadro a dir poco sconcertante: la strisciatura “plurima” era ormai una consolidata routine, di cui usufruivano non solo medici e infermieri, ma anche gli stessi funzionari dell’Ufficio rilevazione assenze e presenze, a cui era affidato il compito di vegliare sui colleghi. Uno degli impiegati di questa sezione “marinava” il lavoro per recarsi in una struttura alberghiera del nolano, dove svolgeva l’attività di cuoco, intascando così due sostanziose paghe. Altri si assentavano per regalarsi una rilassante partita a tennis o qualche ora di shopping, con la spensieratezza di chi non teme di essere smascherato. Ci si copriva l’un l’altro, arrivando a strisciare 20 badge al giorno per colmare i tanti “vuoti” nei turni giornalieri. I più audaci accedevano abusivamente al sistema informatico per accreditarsi delle ore di straordinario. Il danno erariale stimato ammonta a circa 700mila euro, ma a pagarne maggiormente le conseguenze sono stati di certo i pazienti della struttura, abbandonati al loro destino in un luogo che dovrebbe garantire cure e assistenza. Persino il cuoco si dava malato, per poi sbrigare delle commissioni in sella al suo scooter, lasciando i poveri malati in balia della fame. Bastava un sms o una breve telefonata ai colleghi per disertare il lavoro senza subirne le conseguenze, seguendo quella che ormai era diventata una specie di moda all’interno della clinica. “Quasi tutti gli uffici e i reparti sono interessati – conferma il procuratore - Più che di ‘furbetti del cartellino’, parliamo di ‘professionisti del cartellino’. Alcuni dipendenti hanno timbrato cartellini di altri colleghi un numero smisurato di volte: in un caso 443 timbrature, in un altro addirittura 493 nell’arco di tre mesi”. Nelle scorse ore sono stati eseguiti i primi sequestri preventivi a carico di alcuni indagati, per un importo di 300mila euro, quota corrispondente all’ammontare delle indennità per esclusività della prestazione lavorativa in ospedale: parte del personale, infatti, oltre a “praticare” regolarmente l’assenteismo, prestavano servizio presso diverse cliniche private, violando l’esclusività prevista dal contratto stipulato con il Loreto Mare.

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Ma non è finita qui. Dopo il “caso napoletano” ne è spuntato un altro, molto più a nord. All’ospedale di Gorizia due coniugi, entrambi specialisti nel campo dell’odontoiatria, sono stati sospesi dal servizio al termine di alcune indagini condotte dalla Guardia di Finanza locale. Stando alle immagini delle telecamere nascoste e alle foto scattate dagli agenti che li pedinavano, pare che i due avessero l’abitudine di allontanarsi furtivamente dal posto di lavoro – uscendo e rientrando, per precauzione, dalla porta di emergenza – per sbrigare le commissioni in banca, pranzare insieme al ristorante o svolgere l’attività presso il proprio studio privato, all’insaputa del Direttore sanitario. La coppia è accusata di truffa aggravata ai danni dello Stato e falsa attestazione di servizio; marito e moglie sono stati inoltre segnalati alla Corte dei Conti di Trieste per il danno erariale causato dalle frequenti assenze.

I due episodi si aggiungono alla lunga lista di malefatte “ospedaliere” e “comunali” che sembrano mettere d’accordo lo Stivale da cima a fondo. Non c’è regione che possa vantare un sistema sanitario immune da impenitenti fannulloni, pronti a inventarsi di tutto pur di rimediare un giorno di riposo retribuito, anche a costo di mettere a repentaglio la salute dei cittadini. E’ uno dei tanti paradossi “all’italiana”: c’è chi da anni cerca disperatamente un impiego e chi, invece, disonora il proprio posto fisso, tanto agognato da buona parte dei giovani. Il lavoro, gemma rara e preziosissima in tempi difficili come quello che stiamo attraversando, dovrebbe finire soltanto nelle mani di chi sa ossequiarlo ogni giorno, di chi vuole tenerselo stretto non solo per intascare un lauto stipendio, ma per rispondere a quel dovere morale che dovrebbe albergare in ogni coscienza.

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“Il lavoro nobilita l’uomo” sosteneva il filosofo ed economista Karl Marx; al giorno d’oggi, però, sembra essere vero anche il contrario: è il lavoratore stesso, sacrificando i propri interessi personali, impegnandosi giorno per giorno a favore della collettività, a dover “nobilitare” la propria professione, affinché non divenga un arido e monotono compito da svolgere, ma una missione da compiere per dare un senso all’esistenza.

Federica Marocchino

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