ANALISI DEL CASO “PANDORA PAPERS”

I nomi dei potenti coinvolti nell’ultima grande inchiesta sui paradisi fiscali

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Un’inchiesta giornalistica internazionale ha coordinato tra decine di avviati la pubblicazione di una serie di articoli sulle centinaia di uomini politici , personaggi pubblici e personaggi famosi, che a nel corso degli anni hanno accumulato cifre importanti di denaro nei cosiddetti paradisi fiscali. L’iniziativa prende il nome di "Pandora Papers" e non rigetta parallelismi con l’inchiesta realizzata cinque anni fa con la distribuzione dei "Panama Papers", che aveva reso pubbliche molte informazioni sugli asset nelle società offshore a Panama e giù di li. La nuova inchiesta è stata condotta dal Journalists International Consortium of Investigative Journalists e i sono apparsi i primi articoli su numerosi giornali in 117 paesi, come BBC News, Washington Post, Le Monde, El País e l’Espresso. Secondo le informazioni fornite dall’ICIJ, i Pandora Papers hanno oltre 11.9 milioni di documenti fiscali e finanziari, per un totale di circa 2.9 terabyte di dati. I meccanismi utilizzati per evitare la tassazione nei paesi sono per lo più meccanismi classici, che prevedono che le società abbiano la loro sede principale in paradisi verso i quali può fluire denaro. Queste società generalmente non hanno dipendenti e si servono di intermediari, che offrono servizi per nascondere i trasferimenti di denaro e ridurne la tracciabilità.

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Alcune di queste attività sono illegali, altre vengono svolte sfruttando scappatoie legislative che derivano dalle fallaci regole tra paesi sui trasferimenti di denaro. Gli stessi paradisi fiscali sfruttano queste scappatoie per attirare grandi capitali e acquisire rilevanza nella politica e negli affari in generale. Il Presidente della Repubblica Dominicana, Luis Abinader, possiede una società registrata a Panama con alcuni membri del suo entourage. Il primo ministro della ​​Repubblica Ceca, Andrej Babis, ha acquistato di nascosto un castello in Francia vicino a Cannes 2009, sborsandolo per circa 22 milioni di dollari. Il pagamento è stato effettuato tramite trasferimenti di denaro all’estero da Isole Vergini britanniche a Washington, quindi tramite la società di Monaco.Il Presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, una delle figure più influenti del Paese da circa trent’anni, ha creato nel 2012 due fondi nelle Isole Vergini tramite una società di intermediazione svizzera.

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Djukanovic ha affermato di aver eseguito l’operazione quando non aveva un incarico pubblico importante e di essere coinvolto nel settore privato. Il presidente del Cile, Sebastián Piñera, ne fondò due nelle Isole Vergini Britanniche attraverso alcune sue società, mentre una società mineraria che possedeva circa un terzo delle azioni effettuava operazioni di vendita di azioni tramite un altro offshore. Piñera ha dichiarato di non essere attualmente coinvolto nella proprietà o nel controllo di società nelle Isole Vergini, ma alcune di queste iniziative sono state portate avanti da membri della sua famiglia. Non ci sono informazioni nei documenti sulle persone più ricche del mondo come l’ex Amazon Jeff Bezos, Elon Musk, CEO di Tesla e il miliardario Warren Buffett. La loro assenza è spiegata in sia dal fatto che le grandi proprietà degli Stati Uniti sono tassate meno che altrove, sia dal fatto che i documenti non si riferiscono a Cayman, uno dei paradisi fiscali più utilizzati da americani.

Francesco Bulzis

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