AMICI

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cms_23856/1.jpgQuante volte iniziamo e terminiamo la giornata in solitudine, avendo come unico compagno di viaggio noi stessi e il nostro lavoro o studio? E quante volte anche un incontro veloce con un nostro amico o un “sms” che ci arriva mentre siamo di ritorno in auto, in treno, seduti soli o accanto ad un finestrino che l’ultima volta di mattina era illuminato dal sole e ora è buio…ci fa sobbalzare e sorridere?

Sovente, mi sorprendo a interrogarmi: in questa assurda società, carica di valori inconsistenti, che posto occupa l’amicizia? Non solo, ma aggiungo – forse, con un po’ di cinismo – c’è ancora posto per l’amicizia o è stata surrogata da brutte copie di un sentimento che non si incontra più?

Ci sarebbe tanto da dire sul tema dell’amicizia, stranamente ancorato alla nozione di tempo che tutti noi abbiamo a disposizione – e che si assottiglia sempre di più – lasciando pochi brandelli per quel valore aggiunto che dovrebbe arricchire a dismisura ogni essere umano e che viene invece evitato con fastidio.

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Nella vita sciatta di tutti i giorni, noto con triste ripetizione lo sbandieramento quasi sfrontato (e a tratti cafone) di inutili trofei di relazioni, segno dei tempi.

Più la gente disconosce principi e valori o, comunque, carica di valori inconsistenti la propria quotidianità, più la società diventa di massa, più l’amicizia diventa difficile e impraticabile. A meno di non intendere con questa parola amori che non si ha il coraggio di intraprendere, rapporti di coppia resi esangui dall’abitudine, conoscenze utili a scambi di favore, relazioni un po’ ipocrite e un po’ convenzionali nella speranza che un giorno possano tornare vantaggiose.

Ho l’impressione che oggi si sia quasi dominati da una sorta di grammatica delle relazioni basata esclusivamente sul “singolare” e il “plurale”.

Nel “singolare” incontriamo la solitudine dell’anima che vagheggia mondi e ideazioni che mai avremmo il coraggio di rivelare in pubblico, che si inabissa in dolori che la buona educazione ci induce a non manifestare, a tacere; che si esalta in entusiasmi che sfuggono a ogni misura e moderazione. Al “singolare” conosciamo quello che nel pubblico verrebbe rubricato come eccesso o follia. Anche se è proprio questa follia a darci vita, senso, spessore e coraggio.

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Al “plurale” dobbiamo dar prova di sano realismo che ci chiede di stare ai fatti, di controllare le emozioni, di misurare le parole, di essere più una risposta agli altri che propriamente noi stessi. E tutto questo per essere accettati, riconosciuti, identificati e, nei casi estremi, persino “applauditi”.

Ma l’amicizia non abita il “singolare” e neppure il “plurale”, perché conosce unicamente il “duale”, categoria grammaticale con cui gli antichi Greci coniugavano le loro forme verbali quando il discorso era fra due, carico di quella valenza simbolica del linguaggio, che ben conoscono gli innamorati in quel particolare breve periodo in cui non riescono a concepire se stessi senza l’altro.

Tra l’anonimato del pubblico e la solitudine del privato, l’amicizia, che abita il “duale”, consente di comprendere tutte quelle eccedenze di senso che nel segreto la nostra anima crea. Eccedenze che in pubblico potrebbero apparire come segni di follia, mentre nell’ascolto accogliente dell’amicizia possono manifestarsi e, anziché restare soffocate e inespresse, svelare la nostra intima verità.

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Per questo, penso, non si possano avere molti amici, ma soltanto quei pochissimi che corrispondono alle sfaccettature della nostra anima, a cui svelare il nostro segreto che l’altro segretamente custodisce.

Non solo per confidarci, cercare consenso o conforto, ma anche e soprattutto per vedere che cosa nella comunicazione duale il segreto ha da svelarci. Silenziosamente, a poco a poco, incontro dopo incontro. Perché così chiede il ritmo dell’anima, che vuole mostrarsi e insieme custodirsi, per non spegnere le sue creazioni e nello stesso tempo non disperderle nel rumore del mondo.

Se questa è l’amicizia, spesso la nostra cultura, così incline solo all’anonimato del pubblico e alla solitudine del privato, non è la più idonea a favorire quell’incontro a tu per tu con quello sconosciuto che ciascuno di noi è diventato a se stesso, e che lo sguardo accogliente dell’amico potrebbe iniziare a raccontare e a delineare nei contorni.

Perché in fondo è proprio la scoperta di noi stessi che l’amicizia favorisce, propizia, accoglie.

Essere amici è una grande avventura in cui si conosce cosa significhi volere il bene dell’altro. E’ esercizio di accordo, di armonia, a volte una vera e propria scuola in cui si impara a smussare o a valorizzare alcuni aspetti del proprio carattere. In un certo senso, attraverso l’amicizia, si impara a diventare più autentici, più buoni.

L’amicizia nasce da un incontro inaspettato, appare come un dono gratuito dovuto a Dio. Sboccia come un fiore, presenza gratuita capace di inebriare come un profumo, si nutre di bellezza.

cms_23856/5.jpgNon solo la bellezza fisica ma quella bellezza interiore che traspare anche nei volti e nel vissuto, quei tratti umani che caratterizzano una vita come bella, quei rapporti che fanno dire: “è bello stare qui insieme”. Quelle stagioni che sono belle perché segnate da una qualità squisita di relazioni, dal faccia a faccia affettuoso. Quando questa bellezza fa difetto e affiora il brutto, allora anche l’amicizia si sciupa, decade e può diventare, a volte, addirittura inimicizia.

E’ questa la vera seria minaccia: lo smarrimento del bello causato dalla fusionalità nel rapporto, dal cedimento alla schiavitù del desiderio o all’istinto del possesso e della gelosia.

Oggi, come accennato, l’amicizia si è fatta più rara, quasi sembra scomparire e, sovente, non abbiamo più quell’indispensabile palestra di apprendimento dell’amore.

Ormai ci si incontra non più nella gratuità ma per cene di lavoro…

Non si perde tempo ma si vuole ottimizzare ogni istante, non ci si sorprende più ma si programma ogni cosa.

L’amicizia si offre, non si compra, non si mendica, non si simula: è una presenza sempre offerta.

E’ la gioia della nostra vita.

(Servizio fotografico interno realizzato da Marina Tarozzi)

Fausto Corsetti

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