AMICIZIE-CONFINE

RELAZIONI “VELENOSE”

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Sono per strada. Stringo tra le mani il cellulare, con il suo numero sullo schermo. Devo chiamarla per dirle di venire a prendere le sue cose, quelle che ha lasciato a casa mia dopo la litigata avvenuta circa un anno fa. Dovrei solo chiamarla e dirglielo – niente di più semplice – e invece resto immobile. Basterebbero 5 minuti, ma per me è come un pugno nello stomaco, un’ondata di ansia che mi travolge…

Mi ricordo i giorni in cui eravamo ancora amiche, quando mi diceva tutto ed io facevo lo stesso con lei. Quando eravamo davvero legate. Quando scoprivamo insieme nuove attività. Quando ridevamo e tutto era perfetto.

Ma ricordo anche i giorni successivi, quelli in cui la situazione cominciò a cambiare. Indossando le catene di questa amicizia, non trovavo più spazio per me. Tante volte sentivo l’aria mancarmi, come se la mia crescita fosse stata limitata. Il tempo fuggiva ed io ero semplice spettatrice della mia esistenza.

Dopo il conflitto più grande, mi ero accorta di non sentirmi più a mio agio in sua presenza. Il mio corpo mi stava avvertendo che qualcosa non andava. Da allora, i campanelli d’allarme suonarono uno dopo l’altro:

1. “Tutto per lei, niente per me”

Sembra che nelle relazioni dove l’uno è più disposto a scendere a compromessi rispetto all’altro, sia quest’ultimo a decidere cosa avverrà dopo. Se lei voleva andare a teatro, dovevo andarci anch’io. Anche se preferivo restarmene a casa o tornare nel mio paese d’origine, ero costretta ad andare in vacanza con lei: rifiutarmi sarebbe stato sinonimo di scarso rispetto nei suoi confronti, poiché il mio compito era rispettare le sue voglie. Ciò che lei intendeva fare era più importante dei miei desideri e delle mie abitudini. Se parlavamo, ad un tratto la discussione diventava un “palcoscenico” solo per lei. E se litigavamo la colpa era tutta mia.

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2. “Sono migliore di te”

Capita che gli altri siano migliori in certe cose – che ci piaccia o no – e le loro storie, in questo senso, possono stimolarci alla crescita. Ma che fine ha fatto la gentilezza? Che bisogno c’è di ostentare senza ritegno la propria superiorità? In principio, non facevo caso ad affermazioni del tipo “cucino meglio di te”, “sono più divertente di te” e simili. Poi, a un certo punto, ho cominciato a sentirmi a disagio: nessuno apprezza l’essere paragonato ad altri ogni due secondi.

3. La perenne “girandola di emozioni”

Nelle amicizie tossiche c’è sempre la paura di pronunciare anche solo una parola sbagliata, di commettere un “reato imperdonabile”. A te sembra di non essere limitato da regole né restrizioni, ma allora perché eviti alcune azioni, considerandole inaccettabili? All’improvviso ti ritrovi in un territorio sconosciuto, e cominci a regolare i tuoi comportamenti secondo un calendario ben preciso: io mi ritrovavo ad essere egoista il lunedì, un’amica vera il martedì. Il mercoledì mi accusava di essere ingrata, di non capirla e di non fare abbastanza per lei. Il giovedì mi voleva bene e mi ringraziava per il mio sostegno; allora pensavo che andasse tutto bene, ma mi sentivo stranamente preoccupata. Il venerdì, infatti, il circolo vizioso riprendeva riproducendosi all’infinito.

4. “Ho deciso che devi cambiare”

La richiesta è naturalmente assurda, ma solo raramente le intenzioni sono espresse in modo chiaro. Di solito sentirai “cosa non va nel vostro rapporto”, le cose che fai “sempre” o “mai”, o addirittura che non sei come “dovresti”.

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Secondo la ricerca “Social relationships and physiological determinants of longevity across the human life span”, pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, “l’integrazione sociale è correlata a un migliore funzionamento fisiologico e a minori rischi legati a disturbi fisici”. I ricercatori hanno trovato che, all’aumentare delle connessioni sociali, tali rischi risultano ridotti (Yang, Y. C., Boen, C., Gerken, K., Li, T., Schorpp, K., & Harris, K. M., 2016).

L’amicizia è qualcosa di speciale, ma le relazioni tossiche non fanno altro che danneggiarci. Come affermò Cicerone nel Laelius de amicitia: “Se non si trasferisce tale mentalità nell’amicizia, non si troverà mai un vero amico. E il vero amico è come un altro te stesso”. Impariamo a distinguere le vere amicizie dagli inganni.

Eleni Nikalexi

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