AMARO D’AMORE

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Dite la verità: avete mai spiato la cassetta delle lettere anche la domenica, tanto era grande il bisogno di essere ricordati da qualcuno? Avete “sentito” il telefono anche quando non suonava? Siete arrivati, addirittura, a parlare da soli? Forse, e senza forse, noi bipedi esseri umani siamo quelli che abbiamo bisogno di un secondo cuore: possiamo vivere senza fratelli, ma non senza amore.

Per questo l’amore è la cosa più cantata, più urlata, più invocata, più chiacchierata al mondo. E’ giusto e bello che sia così: con l’amore, infatti, non si gioca, si vive!

Amare è avere mani utili. La prima parola dell’amore, infatti, non è “ti amo”, ma “ti do una mano”, “ti servo”. L’amore fa la spesa; porta a casa le uova e le frigge; pulisce il moccio che cola dal naso dei bimbi; porta giù l’immondizia; qualche volta si arrabbia anche… L’amore fa un sorriso, non fa il broncio, chiede scusa, canta, porta allegria.

Eppure, nonostante tanto parlare d’amore, c’è qualcosa che non quadra: non tornano i conti. Milioni e milioni di persone continuano a sentirsi sole e diventano cattive: cattive, proprio perché non abbastanza amate.

Tante volte ci siamo illusi, tante volte ci è sembrato di aver trovato la persona giusta. Poi, all’improvviso, questa persona ha rivelato un altro volto: desideri che ci escludevano, progetti che non ci contemplavano, un passato che non conoscevamo…

L’amore allo stato nascente proietta sul suo oggetto tutte le perfezioni: scartando il buio, vede solo la luce; sordo alle dissonanze, ode solo le melodie dell’amato.

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Ma, dopo le meraviglie dell’incantamento, accade che l’ideale si ridimensioni e che all’illusione faccia seguito la disillusione: il riconoscimento della realtà, della relatività e fragilità di ogni relazione. Più difficile accettare la delusione, sopportare la catastrofica sfiducia nelle proprie capacità di valutare l’altro, di conoscere le proprie reazioni: “Non avevo capito niente…” si dice l’innamorato abbandonato, seduto sulle macerie del suo sogno d’amore. Sono molte le parole che si dicono. Poche quelle che si incarnano, mentre tutto ciò che conta accade nell’inevidenza di storie sepolte dalla ferialità, storie arruffate dalla vita che propone una sequenza di giorni che facilmente si assomigliano uno all’altro. Non si misura il dolore che cresce: lo si attraversa; lo si abita, mentre lo si lascia entrare in quelle stanze interiori dove troppo raramente si è capaci di appartarci per affrontare domande alle quali, soli, si è chiamati comunque a dare risposta.

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Quasi tutti abbiano sofferto per un amore troppo presto finito...

Quando i fallimenti si susseguono, però, qualche cosa dentro si frantuma e il cuore, come un vaso incrinato, non riesce più a contenere un nuovo versamento d’innamoramento. La mente cerca di indurlo ad accettarlo ma, nonostante tutto, continua a emergere un senso di alienazione, di perturbante “non familiarità”. Il cuore potrebbe essersi irrigidito, oppure l’altro potrebbe essere così roccioso da rendere impossibile rimodellarsi a vicenda.

L’amore richiede che due esseri si fondano fino a generare un’inedita presenza nel mondo, una terza persona che ingloba l’io e il tu. Se questa fusione non accade scende l’ombra, si incunea il gelo dell’estraneità.

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Amare è lasciarsi amare. Questo è il capitolo più difficile dell’arte d’amare. Lasciarsi amare significa rendersi amabile, darsi una ripassatina al carattere fumantino, petulante, permaloso, freddo, variabile…per rivestirsi di un “io” gioviale, festivo, attento, tenero, generoso; di un “io” – va tanto di moda – diciamo “solare” perché impara dal sole, simbolo dell’amore: difatti il sole dà, mentre la luna prende!

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C’è nell’amore una componente di ignoto, un’oncia di mistero, un margine di rischio che nulla potrà mai dissolvere. E forse sono proprio questi elementi che rendono l’avventura d’amore coinvolgente, affascinante, irrinunciabile, indimenticabile.

Siamo chiamati a giocare con il tempo e con la vita per il gusto di vivere, di amare, di essere amati. Siamo invitati al tavolo delle cose che crescono piano, della vita che si concede giorno per giorno. Siamo in viaggio, sempre e di nuovo, alla scoperta delle cose del mondo, per capirle, alla ricerca di ogni incontro che ci rende vicini, intimi, compagni di un andare che favorisce condivisione e partecipazione. Nessuno è mai troppo distante.

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C’è una profezia contenuta, anzi gelosamente custodita, nello scricchiolio di ogni zolla di terra che mal sopporta di lasciarsi calpestare: la speranza.

(Servizio fotografico realizzato da Francesco Orlando)

Fausto Corsetti

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