ALLA SCOPERTA DELL’APPENNINO TOSCO ROMAGNOLO...

Sulle orme di Dante - Di Lorenzo Bosi (Scrittore)

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L’immagine stereotipata della Romagna ci racconta di ampie coste sabbiose, di parchi divertimento tematici e di discoteche psichedeliche; una sorta di luna park a cielo aperto. Bellissimo certo ma rimane geograficamente circoscritto al litorale o alle immediate adiacenze. Ad onor del vero, non è tutto qui! Naturalmente, nulla da eccepire alla straordinaria capacità e all’indiscutibile estro dei romagnoli per aver saputo trasformare una zona non particolarmente dotata dal punto di vista paesaggistico, in una delle più attrattive e allettanti mete turistiche a livello mondiale…ma cosa si potrebbe aggiungere, a tal proposito, che non sia già universalmente condiviso? Direi, ben poco…

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Spostiamoci quindi all’estremità opposta di questa porzione di territorio italico orfana d’identità politica e saliamo sulle dolci pendici dell’Appennino Tosco Romagnolo; luoghi accoglienti su cui, secoli or sono, e precisamente dal 10 marzo 1302 al 1321, posò i propri piedi il Sommo Poeta… A mio avviso, Dante e l’Appennino rappresentano la massima espressione della sinergia tra cultura e natura. La bellezza dei luoghi viene esaltata e resa immortale dai versi della Divina Commedia.

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Ad esempio, in un famoso passo dell’opera, il poeta cita San Benedetto in Alpe, paragonando lo scrosciare del fiume Flegeonte alle cascate dell’Acquacheta.

Come quel fiume c’ha proprio cammino

Prima dal Monte Viso ‘nver’ levante,

Da la sinistra costa d’Apennino

Che si chiama Acquacheta suso, avante

Che si divalli giù nel basso letto,

E a Forlì di quel nome è vacante. (Inferno, canto XVI)

Anche il Purgatorio evoca l’errare di Dante in Romagna. Nel canto XIV Dante accusa il borgo di Castrocaro di essere causa dell’estinzione di una nobile civiltà.

Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia;

E mal fa Castrocaro, e peggio Conio,

Che di figliar tai conti più s’impiglia…

Naturalmente l’enorme popolarità dell’Alighieri è causa di per sé del germogliare di numerose e affascinanti leggende.

Ci sono passi ad esempio in cui non risulta chiara l’identificazione dei personaggi nominati.

Ché le città d’Italia tutte piene

Son di tiranni, e un Marcel diventa

Ogne villan che parteggiando viene.

Il “Marcel” citato nel canto VI non è inequivocabilmente individuato. Potrebbe trattarsi del Console Caio Claudio Marcello, oppure di Marco Claudio Marcello che contribuì alla vittoria di Siracusa nella seconda guerra Punica. Al contempo invece, una narrazione tradizionale vestirebbe a tale Marcel i panni di un soldato fuggito da Roma ai tempi di Caracalla, accusato di congiura contro l’imperatore. Il fuggiasco trovò asilo nelle terre di Romagna e parrebbe essere il fondatore del comune di Premilcuore; altra tappa molto importante dell’attuale Cammino di Dante.

Ma ancor più peculiare e fantasioso è il luogo dove, presumibilmente, tutto ebbe inizio, in poche parole, la supposta “musa ispiratrice” della più grande opera letteraria di tutti i tempi. In effetti alcune singolari coincidenze rendono questa versione, quantomeno, verosimile.

A pochi chilometri da Portico di Romagna, luogo in cui ha sede Palazzo Portinari, residenza estiva della famiglia di Beatrice, si trova il vulcano più piccolo del mondo; in realtà si tratta di un fenomeno denominato “Fontana ardente” emissioni spontanee di idrocarburi gassosi e gas naturali.

E’ situata nel comune di Tredozio ma la vera particolarità è l’esatta collocazione della “fontana” che per l’appunto avvampa in località INFERNO…e non da poco tempo!

Testimonianza scritta di questo fenomeno si ha fin dal XVI secolo. Leandro Alberti nel libro dal titolo “Descrittione di tutta Italia” scrisse:

Poscia da Portico un miglio discosto vedere un luogo da gli habitatori del paese dimandato Inferno, ov’è la terra negra et poderosa, nella quale vi è un buco largo da piedi quattro ov’esce una fiamma di fuoco…”

Considerato il fatto che tutt’ora è attiva, è molto probabile che lo fosse anche ai tempi di Dante e che nel suo peregrinare in questa zona, il poeta l’abbia incontrata.

Ai giorni nostri è difficile individuare il confine tra leggenda e realtà ma, a ben guardare, è davvero tanto importante? Direi di no, penso piuttosto che nel VII centenario della sua morte potrebbe essere stimolante ricalcare le orme del Sommo Poeta e visitare i luoghi che l’hanno ispirato a realizzare il suo più grande capolavoro.

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