ALLA SCOPERTA DEI BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA

Bitetto e Il Santuario del Beato Giacomo

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Santuario del Beato Giacomo - Bitetto

Questa Città

Padre Bonaventura da Lama, (16501739) appartenente all’ordine dei frati minori riformati, storico, scrittore e poeta, sostando a Bitetto apprezzò molto sia la dolcezza del clima, la salubrità dell’aria, la prosperità del suolo, sia le virtù morali della sua gente, lo studio, l’eloquenza, tanto da dedicarle questi versi (1723-24):

Haec Urbs

Certabant olim Baccus cum Pallade, Phillis;

Quae saedes nobis? Quaenam erit apta domus?

Haec Urbs, Liber ait: grandis, si parvula quodam,

Legibus , atque armis splendida facta, potens,

Quam decorant mores, Pietas, et copia fraudi,

Infula nata aliis; Infula nata sibi,

Quam ditant vitis fructus, et amigdala, oliva,

frugibus, et laetis undique plenus ager.

Hic igitur stemus, dixerunt Numuna; et omnis

sub proprio laetus Numine mansit ager.

Quid manet ultra Urbi, Gloria ait, nisi

currere avitum corsum? et pro pedibus planta Jacobus erit.

Questa Città

Una volta o Fillide, gareggiando tra loro Bacco e Pallade:

Quale sarà la nostra sede? Quale sarà la dimora più adatta?

Questa città, disse Bacco: se fu piccola una volta è divenuta grande

per le leggi, splendida e potente per le armi,

ora l’adornano i buoni costumi, la Pietà e la ricca eloquenza,

essa è sorta per essere sede vescovile per altri e per sé.

La vite, il mandorlo, l’ulivo, gli alberi da frutta l’arricchiscono

e il territorio è da ogni parte pieno di cose liete.

Qui dunque saremo dissero i Numi; e tutto il territorio

fu lieto di rimanere sotto la protezione del suo proprio Nume.

Che altro rimane alla città, disse la Gloria se non

percorrere l’antico cammino? E Giacomo sarà il bastone

che verrà in aiuto di tale cammino.

(Padre Bonaventura da Lama, Cronica de’ minori osservanti - Riformati della provincia di S. Nicolo’ Lecce. Stamperia di Oronzo Chiriatti, 1723 -1724 pag. 269)

Bitettorimane ancora oggi un’accogliente cittadina che ha visto nel corso degli anni

aumentare la sua popolazione, soggetta ad un costante ampliamento edilizio; sarà per l’amenità del clima, per l’accoglienza e l’impegno della sua gente ma anche per la presenza del Beato Giacomo che richiama tanti pellegrini, favorendo un clima sereno e distensivo lungo le sue strade, sulla “diritta via” che porta al convento.

Il 27 Aprile 2020 ha avuto inizio l’anno giubilare Giacomiano dedicato al Beato Giacomo, patrono e protettore della città di Bitetto, in occasione dei 525 anni dalla morte; si conclude il 27 Aprile del 2021. Una festa solenne che quest’anno sarà celebrata in maniera molto semplice, per il rispetto delle norme anticovid. Per molti le varie celebrazioni liturgiche non potranno che essere a distanza. La novena, la processione, la fiaccolata, la Santa Messa.

Era il 27 aprile di non so quanti anni fa, tanti! Il mio paese era in festa e così la mia casa, piena di ospiti. Un’atmosfera di gioia pura. Era il giorno della mia prima Comunione e coincideva con la festività del Beato Giacomo che si venera a Bitetto sin dal 1500.

La festa fu fantastica! La ricordo non per i doni, non per la festa in sé, le giostre, il cibo, i fuochi d’artificio ma per l’abbraccio dei miei cari, per l’emozione che l’evento suscitò in me, per la processione per le vie del paese che vide tutti noi ragazzi protagonisti. Ricordo il convento come luogo di preghiera e di incontro, per i ritiri, i momenti di riflessione, per eventi culturali, serate musicali, di poesia, mostre di presepi. Quest’anno è l’anno del covid ed è diverso.

Il Santuario del Beato Giacomo Varingez sorge nella periferia a sud-ovest della Città, attuale sede dei Frati francescani Minori. Fondato nel 1432, per circa due secoli è stato abitato dai frati minori osservanti e ceduto nel 1625 ai frati minori Riformati che vi rimasero fino alle soppressioni degli Ordini religiosi del 1866. Nei decenni successivi a gestire i locali fu la Confraternita del Purgatorio mentre i frati vi fecero ritorno solo nel 1908. Attualmente è la sede di formazione per i chierici di teologia, luogo di accoglienza per religiosi anziani.

La struttura architettonica è formata: dalla chiesa seicentesca, dal chiostro con i suoi affreschi; dal convento che ha subito vari rifacimenti nel corso degli anni, a partire dal 1500; da un ampio parco verde all’interno del quale c’è la Via Crucis, la grotta della Madonna, la cappella dell’estasi e la cascata con la statua di san Francesco.

Da visitare non solo per la bellezza del luogo ma soprattutto per la grande spiritualità che si respira.

La chiesa ha una caratteristica facciata “a volute”, realizzata nel 1761. La zona superiore, conclusa da una cuspide polilobata e terminante con acroteri laterali, è aperta al centro da una monofora nella quale è collocata la statua in pietra della Vergine degli Angeli. Alle estremità del cornicione sono collocate le statue in pietra di san Pasquale Baylon (a destra) e di san Pietro di Alcantara (a sinistra). Il tema mariano è presente anche nelle campiture della volta della navata centrale, in cui sono state racchiuse i dipinti a tempera del pittore Giuseppe Musso che, nel 1762, vi raffigurò i sei Misteri mariani. Un vero scrigno d’arte l’altare in legno dorato, intagliato tra il 1651 e il 1657 da fra Giuseppe da Soleto. Notevole testimonianza artistica dell’edificio quattrocentesco è l’affresco, sulla parete destra di controfacciata, che raffigura la Vergine col Bambino, risalente alla prima metà del XV secolo e ascrivile alla Scuola pittorica di Giovanni di Francia. Nella sagrestia si conserva un’altra preziosa opera tardo-rinascimentale: la piccola icona attribuita al pittore neobizantino Scupola.

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La facciata del Santuario del Beato Giacomo (XVIII secolo)

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Santuario del Beato Giacomo -Beato Giacomo in preghiera

Beato Giacomo da Bitetto

Fra Giacomo Varingez, figlio di Leonardo Varingez e Beatrice, detto anche "Illirico" da Illiria, l’antica provincia romana che includeva la sua terra d’origine, nasce a Zara, in Dalmazia, intorno all’anno 1400. Giunge in Puglia all’età di 18-20 anni seguendo alcuni mercanti suoi concittadini. Rimane presso il convento seguendo gli ideali di san Francesco e veste l’abito francescano proprio a Bitetto, attorno al 1437.

Verso il 1463, si trasferisce a Bari, nel convento francescano costruito in quegli anni. Dopo il 1469 vive a Cassano delle Murge, nel convento di Santa Maria degli Angeli, cui lo legano alcuni episodi. Dal 1480 al 1483 torna a Bitetto, che era stata colpita dalla peste; nonostante la tarda età, offre il suo sostegno alla popolazione, prodigandosi nella preghiera, nella cura e nell’assistenza agli ammalati.

Fra il 1483 e il 1485 è presso il convento di Santa Maria a Conversano; ritorna a Bitetto ed è solito rifugiarsi in preghiera presso la chiesetta della Benedetta, poco lontana dal convento, oggi restaurata e circondata da un accogliente parco. Il Beato Giacomo muore nel convento il 27 aprile 1496.

Negli anni di vita francescana, svolge l’umile e preziosa mansione di cuoco, alternandola con la questua porta per porta e il lavoro di ortolano, portinaio e sagrestano. Viene ricordato per la costante preghiera, che spesso sfociava nell’estasi, e per la sua instancabile carità verso i bisognosi. Alcuni episodi gli attribuiscono il dono della profezia. Molto noto l’episodio che riguarda il duca Andrea Matteo III Acquaviva che,avendo partecipato alla Congiura dei baroni rischiava la vita. Chiede aiuto al Beato Giacomo il quale gli predice che sarebbe stato perdonato dal re e avrebbe avuto un figlio maschio. Questo evento viene ricordato ancora oggi con un corteo storico per le vie della città.

La stima e la devozione dei cittadini verso questo umile frate è cresciuta con la comparsa delle prime testimonianze di miracoli, molti dei quali compiuti quando era ancora in vita, soprattutto in favore dei bambini.

Il suo corpo è stato riesumato nel 1505; rinvenuto incorrotto e ancora flessibile; oggi è esposto alla venerazione dei fedeli in una pregevole teca di cristallo, realizzata da Luigi Sylos nel 1913.

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Santuario del Beato Giacomo -Altare con l’urna realizzata da Luigi Sylos nel 1913

Il processo canonico viene avviato solo il 1629, poi sospeso e ripreso nel 1694 durante il vescovado di mons. Odierna e, a conclusione dell’iter processuale, riconosciuti i carismi di Giacomo Varingez e la secolare devozione tributatagli da Bitetto e dai paesi circostanti, il 29 dicembre del 1700, Clemente XI lo dichiara Beato.

Ripresa la causa di canonizzazione nel 1986 con la ricognizione del suo corpo, è stata istruita l’inchiesta sulle virtù eroiche esercitate dal Beato Giacomo con la redazione della Positio super virtutibus studiata dalla Congregazione delle Cause dei Santi; è stata predisposta tutta la documentazione necessaria per la proclamazione della sua santità. Il 19 dicembre 2010 la Congregazione delle Cause dei Santi ha promulgato il decreto sulle virtù eroiche del frate. Il Martirologio Romano lo ricorda il 27 aprile.

Dopo più di tre secoli dalla beatificazione e dopo 5 secoli di culto e devozione a lui attribuiti in maniera interrotta, oggi siamo in attesa che la Chiesa riconosca la sua santità.

Molti gli episodi miracolosi che gli vengono attribuiti. La storia narra che il frate piantò nell’orto del convento il suo bastone e da questi ne crebbe un albero. Attualmente il tronco del suddetto albero è visibile nel giardino del Santuario.

La popolazione ha attribuito al frate anche il fatto che Bitetto rimase immune dalla peste che colpì il Regno di Napoli nel 1656 e lo elesse suo compatrono.

L’episodio più significativo riguarda la reliquia del dito che oggi viene portato in processione durante i solenni festeggiamenti del 27 aprile.

Nel 1619, Donna Felice di Sanseverino, duchessa di Gravina, viene in preghiera al convento. Chiede che le venga aperta l’urna per baciare la mano del Beato. In tale circostanza sottrae un dito al fine di procurarsi una reliquia personale ma, dinanzi al "terribile temporale" che impediva di partire, la donna confessa la sua colpa e restituisce il frammento sottratto, per la conservazione del quale dona poi un piccolo reliquiario d’argento. La reliquia del dito ancora oggi, viene portata in processione.

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Reliquia del dito del Beato Giacomo, presso la Cattedrale di Bitetto

Il “Museo della Devozione e del Lavoro”

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Museo della devozione e del lavoro – Santuario del Beato Giacomo

La storia di Bitetto può essere efficacemente ricostruita attraverso le numerose testimonianze della civiltà contadina e devozionale che oggi si conservano presso il “Museo della Devozione e del Lavoro”, custodito nel cenobio quattrocentesco dell’antico Convento francescano, in quelle che in origine erano le cucine e le celle dei frati del vecchio convento. Sono stati ricostruiti scenari della vita domestica, del lavoro femminile, dell’attività del ricamo, dell’istruzione, della vita campestre e dei mestieri ormai quasi totalmente scomparsi, sellaio, vasaio, cestaio, bottaio, documentati da attrezzi, materiali e strumenti ormai in disuso. Completa l’apparato museale una serie di costumi popolari di fine Settecento, realizzati dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bari. Negli stessi ambienti museali, durante il periodo natalizio, è allestito il Presepe Vivente, che è meta di innumerevoli visitatori.
Mi congedo con una semplice preghiera e l’invito a visitare questi accoglienti luoghi in terra di Bari. Non siete curiosi di conoscere le altre sue chiese?

Per chi volesse saperne di più: https://web.tiscali.it/beatogiacomo/

In preghiera da Te

Vengo da te

nella Tua chiesa vuota

dove ogni pietra è sudore

dove il silenzio è parola

sconfinata preghiera

Io vengo da te

ho mani vuote

ma il cuore trema

come la luce tremula

delle candele sull’altare

Anche tu in cammino

per strade deserte

hai pianto la fame e la sete

sorretto i corpi sorpresi dalla peste

Sii ancora per noi

confidente e maestro

dispensatore d’incensi

Riparaci sotto la tua umile tunica

non ti è nuovo questo ancoraggio

Lungo la strada che porta al convento

ci siamo tutti

in preghiera da Te

(Dati, foto e notizie tratte dal sito del Convento)

Dina Ferorelli

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