ALLA SCOPERTA DEI BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA: CALTABELLOTTA

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Caltabellotta è un magico borgo medievale, situato su di un altopiano naturale che offre una spettacolare terrazza sul mare Mediterraneo e nella stagione invernale con le condizioni climatiche, neve e nebbia la avvolgono nel mistero, nell’entroterra della zona sud occidentale della Sicilia arcaica, sulle propaggini meridionali dei monti Sicani con più di 3000 abitanti, quasi 900 m s.l.m.

Le origini di Caltabellotta risalgono con l’antica città Sicana di Kamikos (Camico) fondata dal re Kocalos nell’era del bronzo tra il 1500 ed il 1200 a.c. che accolse Dedalo fuggito da Creta inseguito da re Minosse, sulle cui rovine sorse la greca Triocala a cui deve il suo nome a tre caratteristiche naturali che la circondano: la rocca che la rendeva inespugnabile come posizione naturale di difesa, l’abbondanza delle acque e la fertilità delle sue campagne.

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In epoca romana fu teatro della seconda guerra servile ( dal 104 al 99 a.c.) ma il suo massimo splendore fu raggiunto all’epoca di Salvio Trifone, che a capo di servi fuggitivi, installò in questa città la sua corte.

Eresse un palazzo regale e regnò fino al 99 a.C., quando il Console romano Aquilio, in una delle guerre servili, la rase al suolo.

Riedificata, subì ancora la sorte della devastazione per mano degli Arabi, i quali vi eressero il "Castello delle querce, in arabo "Qal’at Al-Ballut" da cui discende l’attuale nome di Caltabellotta.

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Quando in Sicilia giunsero i Normanni, Triocala venne conquistata da Ruggero I d’Altavilla nel 1090.

Il sovrano inflisse una dura sconfitta agli Arabi ed a perenne ricordo edificò sul monte un tempio in onore di San Giorgio con doppio ordine di colonnati, di cui oggi non rimane traccia.

Nel castello nuovo costruito dai normanni nel 1190 dopo che strapparono il territorio dagli arabi, nel 1194 si rifugiarono la regina Sibilla ed il suo piccolo principe Guglielmo III per sfuggire a re Enrico VI di Svevia che con un diabolico inganno li ricondusse a Palermo per farli arrestare e condotti in esilio in Germania.

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Il 31 agosto dell’anno 1302, nel castello nuovo del Pizzo venne firmata la tregua tra angioini ed aragonesi, la celebre Pace di Caltabellotta, consentendo alla Sicilia un breve periodo d’indipendenza, per il quale Federico III d’Aragona venne riconosciuto Re di Trinacria, con l’impegno a convolare a nozze con Eleonora d’Angiò, sorella di Roberto Re di Napoli, ponendo termine alla Guerra del Vespro.

La contea di Caltabellotta nacque nel 1338 quando Federico III di Sicilia la concesse al suo ammiraglio Raimondo Peralta. Fu successivamente dominio dei Luna, dei famiglia Moncada, e degli Alvarez de Toledo.

Borgo antichissimo che dalla preistoria e dal mito, i Sicani tramite le pietre giganti attorno al suo territorio sulle sommità delle montagne del Kratas ( Pizzo), Kristaredda, Vitadda, Taja, Gammauta e Mulara, realizzarono i calendari archeoastronomici.

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Negli ultimi 150 anni da indagini iniziate dall’archeologo tedesco Schumbring con le scoperte archeologiche e storiche delle necropoli sicane che narrano di vicende, segreti e miti lontani da 35 secoli ( 3500 anni ) con la nascita del Cristianesimo con la fondazione della Chiesa Cattolica costituite nel I secolo d.c. il quale fu sede vescovile con il protovescovo San Pellegrino che sbarcato a Capo Bianco, nella cosiddetta Piccola Cartagine, proveniente da Lucca di Grecia, quando giunse in questa città, sconfisse un mitologico dragone che dimorava in un antro nutrendosi giornalmente di un giovane pasto umano. Il Pellegrino, fece precipitare la bestia in un burrone e prese a dimora quella stessa grotta, fino alla fine del suo passaggio terreno, vivendo in santità.

Con la conquista araba, la sede vescovile fu trasferita a Sciacca ed infine con i normanni ad Agrigento.

Nel cuore del borgo medievale sorsero le chiese che furono fondate dall’ XI° al XVII° secolo tra cui le piu’ importanti:

Basilica di Maria Santissima Assunta del XI secolo, Chiesa di Sant’Agostino del XVI secolo, Chiesa e Monastero di San Pellegrino, Chiesa del Carmine preesistente dal 1575, Chiesa dei Cappuccini del XVII secolo, Chiesa della Pietà dal V al VI secolo d.C., Chiesa dell’Itria, ex Anime Purganti del XVI secolo, Chiesa del Collegio.

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La Badia, monastero dell’Ordine benedettino, le quali custodiscono importanti opere di pittura, scultura, arti figurative ed arti decorative di pregevole fattura quali affreschi, crocifissi lignei, statue lignee, statue marmoree, monumenti funebri in marmo, custodie, arredi sacri, tavole, pale, vare, tabernacoli, fonti battesimali che sono stati realizzati dai piu’ rinomati artisti Siciliani e non, che hanno lasciato la loro impronta tra cui Antonello Gaggini, Antonino ed Orazio Ferrara.

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Il Museo Etno Antropologico del Contadino e del Pastore si trova all’interno di un’ampia grotta di San Cono composta di sei vani che custodiscono numerosi oggetti di lavoro ed arnesi con i resti della civiltà contadina ed artigiana dal 1800 alla prima metà del 1900, un vero scrigno della memoria ormai quasi scomparsa.

Museo Civico di Palazzo della Signoria, nell’omonimo palazzo, ospita una mostra permanente di opere dello scultore Salvatore Rizzuti.

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I campanili, i monumenti, vicoli, cortili, archi, fontane, piazze, palazzi ed abitazioni nel centro storico hanno diverse strutture architettoniche, che si sono mescolate nel tempo tra cui quelle dallo stile romanico, gotico chiaramontano, rinascimentale, manieristico e barocco.

La ricchezza d’acqua e la fertilità delle terre puntano sulle risorse agricole e pastorali, favoriscono una vegetazione di carrubbo, mandorli, ulivi, agrumi e vigneti che esaltano gli odori del fiori stagionali tipicamente Siciliani.

I prodotti tipici sono legati alla zootecnia autoctona della zona; olio extravergine d’oliva e miele sono tra i prodotti principali a kilometro zero.

Tregor Russo

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