ALLA CONQUISTA DELL’UNIVERSO E DELL’ASSOLUTO

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Fra le tante contraddizioni che caratterizzano anche questa nostra epoca si evidenzia, soprattutto, quella che porta alla ribalta di ogni scenario: da una parte, l’esaltazione della fisicità e del pragmatismo; dall’altra, il bisogno di travalicare i confini del razionale in una dilatazione cui sacrificare il nostro “IO” tendente, da sempre, alla ricerca che ci appalesi quell’Assoluto da cui proveniamo.

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D’altra parte, se lo scopo primario della sopravvivenza ha portato la Scienza a studiare, nell’al di qua, il contatto del visibile con il tangibile, la materia da dominare attraverso la conoscenza di fattori dimostrabili ripetibili e traducibili in altro, anch’esso sostanzialmente praticabile; tuttavia, la sensazione di termini riduttivi di una realtà chiusa nei quattro elementi di primaria constatazione ha portato ad ipotizzare e cercare, oltre terra fuoco acqua e aria, l’invisibile elemento che già più di 2000 anni fà i Greci indicarono come “Quintessenza”. In relazione a questo elemento cui, nell’era moderna, si è dato il nome di Antimateria o Materia Oscura, perché rimasta celata con la sua carica opposta a quella della prevalsa materia visibile in base alla quale si formò tutto ciò che conosciamo; oggi, segniamo un passo importante che sembra premiare i tentativi di giungere ad una constatazione diretta di quanto, nei secoli teorizzato e in base alla Fisica acquisita collocato in un 25% dell’intera compagine dell’Universo, ancora non era tangibile conquista dello scibile umano.

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La notizia che desta clamore, date le ricadute che potranno aversi nell’evolversi della conoscenza, riguarda gli “Strani Segnali dall’Universo” captati dal cosiddetto “cacciatore” Ams-02 (Alpha magnetiK spectrometer) strumento che, portato sulla stazione spaziale ISS con lo shuttle Endeavour dall’astronauta Roberto Vittori, grazie ai suoi potenti rivelatori ideati e costruiti dall’Istituto nazionale di fisica nucleare INFN, dal 2011 ha cominciato a “cacciare” l’antimateria elementare sino all’acquisizione degli attuali 70 miliardi di particelle captate con antiprotoni che, rivelando una enorme energia di 450 GeV (miliardi di elettronvolt), fanno presumere l’esistenza di una particella sconosciuta invisibile anche all’acceleratore Lhc data la sua massa che, essendo mille e anche duemila volte più grande di un protone, potrebbe essere l’effetto di collisioni tra particelle di quella Materia Oscura della cui esistenza e costituzione sarebbero una prova indiretta. Secondo Rolf Heuer, direttore del Cern (istituto di ricerca di Ginevra), poichè i dati rilevati dall’Ams sono inspiegabili alla luce dei modelli attuali circa il comportamento dei raggi cosmici, potremmo essere alle porte di una nuova scoperta di altre sorgenti astrofisiche oppure di un nuovo mistero.

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Risulterebbe altro mistero, oppure un tutt’uno con quell’inafferrabile Assoluto la cui ricerca, nell’intuirne una scintilla dentro di noi, collochiamo al di là di quanto conosciamo del nostro essere uomini? I mezzi della Scienza sembrano non poter sostenere una tale ricerca che, da sempre, si pone come opera individuale di relativa interpretazione. Ma, nello sforzo di penetrare un enigma che, per quel tanto ancora indefinito dentro di noi, pure ci ingloba; andiamo prospettandoci, di volta in volta, spiegazioni che restano solo un apporto tensivo, filosofico o religioso, sempre poco concludente perchè proiezione, comunque, di un emisfero razionale che non può penetrare l’essenza stessa dell’IO; ciò che, si ritiene, richiederebbe una potenziale osservazione dal di fuori di sè. Ma come cercare di proiettarsi al di là del proprio “IO” per acquisirne quel quid che, intuibile al di là della materiale consistenza, sembrerebbe essere la chiave per schiudere il mistero dell’Assoluto che, pure inglobandoci, ci trascende?

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Riecheggiando le stesse parole di GESU’di NAZARETH: << Colui che cerca non smetta di cercare finchè non trova e quando avrà trovato sarà commosso e quando sarà commosso comprenderà e regnerà su tutto>>, dalla Metascienza giunge lo sprone ad acquisire la potenzialità del “me agere” che, da sempre, è stata anche la spinta primordiale dello scienziato, fattosi “mago” di ogni nuova conquista assecondando una ineludibile forte intuizione. Così, in definitiva, quel tendere “spirituale” ad un entusiastico compenetrare il divino dentro di noi finisce col ritrovarsi sulla stessa lunghezza d’onda su cui s’innesta il percorso dello scienziato nella ricerca del rapporto con l’invisibile materia che si nasconde nell’Universo e, in questa ottica, davanti ad un mistero che sembra non avere una reale dualità, lo smarrimento si liquefa in un senso di familiarità nella nuova coscienza del tutto universalmente collegato che, anche se al momento sembri essere oltre, lo si conquista nell’ intuire con immaginazione vivida e ottimista e nel fortemente volere e coraggiosamente agire.

Rosa Cavallo

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