ALLARME RANSOMWARE IN ITALIA

Dopo la Siae, nel mirino degli hacker San Carlo e Artsana

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Le aziende italiane dei settori più svariati stanno subendo numerosi attacchi hacker negli ultimi tempi. Dopo il caso della Siae, commentato da diversi personaggi famosi del calibro di Albano Carrisi, è stata la volta del gruppo San Carlo-Unichips, noto produttore di snack salati, e di Artsana Group, attivo in campo sanitario e non solo. Si parla, nella fattispecie, di attacchi ransomware, che prevedono cioè una richiesta di riscatto da parte dei cybercriminali in cambio delle varie informazioni sottratte. Il sistema infettato dal malware (“virus maligno”, letteralmente) diventa inaccessibile da parte dei proprietari in quanto controllato dagli hacker, che promettono di sbloccarlo solo dopo il pagamento del riscatto.

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Il ransomware è un genere di attacco sempre più insidioso e diffuso, specie nel nostro paese, come affermato dal fondatore e Ceo della società di sicurezza Yoroi, Marco Ramilli, ai microfoni Ansa: “Nel corso dell’anno l’Italia è stata colpita da un’epidemia di ransomware. Abbiamo analizzato 80 grandi imprese italiane nel settore alimentare, della moda, delle automobili e scoperto che il 50% è a rischio ransomware a causa delle esposizioni su Internet dei loro sistemi Secondo diverse stime i danni di questi attacchi sono stati di decine di milioni di euro”.

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Intanto, il gruppo San Carlo-Unichips ha fatto sapere che “sono state immediatamente attivate tutte le procedure di sicurezza per isolare e contenere la minaccia. Al momento alcuni servizi informatici sono solo parzialmente funzionanti, ma l’operatività del Gruppo è comunque garantita, dalla produzione, alla distribuzione, alla vendita dei nostri prodotti”. Anche Artsana ha rassicurato i consumatori sul fatto che l’attacco informatico abbia provocato solo “una temporanea indisponibilità di parte della propria infrastruttura tecnologica. Il Gruppo ha prontamente attivato un insieme strutturato di attività volte ad accertarne le cause e a ripristinare al più presto la normale operatività dei sistemi in uso, ha informato le autorità competenti e sta mettendo in atto tutte le azioni necessarie per risolvere la situazione". Al momento "non ci sono evidenze relative a un’esportazione di dati”.

Massimo Favia

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