ALL’ESAME IL PROTOCOLLO CHE ‘DIVIDE’ IL GOVERNO E LA LEGA DI A

INTANTO LA UEFA EROGA 236.5 MILIONI DI EURO ALLE 55 FEDERAZIONI

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La Fase 2 per il calcio non è iniziato nel migliore dei modi. Quello che doveva essere il momento della rinascita per il mondo del pallone, infatti, si è rivelato essere un incubo soprattutto per la Serie A convinta di essere stata penalizzata dalle scelte del Governo e discriminata rispetto agli atleti di altri sport, come nuoto e tennis, a cui è stata data la possibilità di allenarsi già dal 4 maggio. Insomma, alla Lega non è andata proprio giù l’idea di dover riprendere gli allenamenti il 18 maggio, anche perché il calendario, nel caso di una eventuale ripartenza del campionato, sarebbe ulteriormente compresso dovendo terminare entro il 2 agosto.

Ma se da un lato si possono capire le pressioni e le esternazioni anche forti da parte di alcuni esponenti del mondo del calcio, dall’altro è ugualmente comprensibile il cauto atteggiamento del Governo che vuole innanzitutto salvaguardare la salute degli atleti e di tutte le persone ad essi collegati e poi, allo stesso tempo, evitare il possibile aumento di contagi.

Al di là dei ruoli e del gioco delle parti, in effetti, la pandemia non è stata ancora sconfitta. Anzi è proprio lì davanti ai nostri occhi che si manifesta, giornalmente, con le migliaia di persone contagiate e soprattutto con le centinaia di vittime. Un prezzo davvero troppo alto da pagare anche per uno sport importante, da un punto di vista economico e sociale, come il calcio.

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Di qui la richiesta del Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, di integrare il protocollo di garanzia sanitaria stilato dal Comitato Tecnico Scientifico della Figc - presieduta dal Prof. Paolo Zeppilli e dal pool di esperti, tra cui Roberto Cauda (Prof. Malattie Infettive Università Cattolica), Massimo Fantoni (Primario unità Covid-19 Policlinico Gemelli), Walter Ricciardi (membro Oms e consigliere Ministero della Salute e Francesco Vaia (Direttore Sanitario Malattie Infettive Spallanzani) – in quanto ritenuto carente in alcuni punti.

Ma quali sono queste criticità rilevate dal C.T.S. (Comitato Tecnico Scientifico) così importanti da indurre il Governo a posticipare la data di ripresa degli allenamenti? Innanzitutto il numero del «gruppo squadra». Tra atleti, preparatori, staff medico e societario - e altro ancora - si arriva a raggiungere 50/ 70 unità, un numero ritenuto dal C.T.S. eccessivamente alto. Poi ci sarebbe la questione della disponibilità e fattibilità dei test da effettuare sul “gruppo squadra”: un problema se consideriamo che non tutti i cittadini oggi possono usufruire di tamponi e test. Inoltre ci sarebbero da modificare le regole previste nel caso di calciatori contagiati dal coronavirus e le norme di sicurezza da attuare durante le trasferte e gli spostamenti ritenuti dal C.T.S. ad alto rischio.

Al di là, tuttavia, delle eventuali modifiche e integrazioni che il C.T.S. potrà apportare, questo protocollo resta di difficile applicazione per tutti i club. Ovviamente, adottare un protocollo così rigido vuol dire escludere, automaticamente, le Leghe minori e le società più deboli. Ma giustamente si ricerca la massima garanzia sanitaria. Premesso, però, che il rischio zero non si potrà raggiungere in nessun caso – a meno di un vaccino – sembrano del tutto motivate e legittime le richieste del Governo nell’ottica di salvaguardare la salute degli atleti e di tutti coloro che gravitano attorno alla sfera calcio.

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FINANZIAMENTI UEFA – Intanto, per andare incontro alle richieste di aiuto delle Federazioni, arrivano importanti finanziamenti dalla Uefa:“Il nostro sport – ha dichiarato il Presidente Aleksander Ceferin - sta affrontando una sfida senza precedenti provocata dalla crisi del Covid-19. Per questo la UEFA vuole aiutare i suoi membri a rispondere in modo adeguato alle loro circostanze specifiche. Di conseguenza abbiamo concordato che fino a 4,3 milioni di euro per associazione, potrà essere utilizzato come i nostri membri ritengono opportuno per ricostruire la comunità calcistica. Quando arriverà quel momento, il calcio deve essere pronto a rispondere alla chiamata”.

Si tratta di un finanziamento – di 236,5 milioni di euro complessivi - erogatodalla UEFA nell’ambitodel «programma Hat Trick»,un’iniziativa di solidarietà nata nel 2004 per sostenere solitamente le Federazioni nello sviluppo delle infrastrutture calcistiche e nei costi di gestione, ma che la stessa organizzazione europea ha consentito di utilizzare in altro modo, in via del tutto eccezionale, per fronteggiare l’emergenza COVID-19.

(Foto da @uefa.com, adnkronos.com Fotogramma e Afp – si ringrazia)

Rino Lorusso

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