ALESSANDRO COSENTINI E IL PARADISO DELLE SIGNORE

Intervista esclusiva per “La Pagina della Cultura” dell’International Web Post

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cms_21656/1.jpgAlessandro Cosentini, alias Cosimo Bergamini nel Paradiso delle signore. Un personaggio che si è fatto avanti a piccoli passi.

Ha iniziato come l’amico di Riccardo Guarnieri, entrambi figli di papà ma sicuramente lui più responsabile rispetto all’altro.

La morte improvvisa del padre lo butta nel baratro ma riesce a venirne fuori con l’aiuto della moglie Gabriella Rossi, prima Venere e poi stilista del Paradiso.

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Com’è nato l’amore per l’Arte?

Alle scuole medie disegnavo abbastanza bene, il primo approccio con l’Arte è iniziato da lì. Fin da bambino sono sempre stato un divoratore di film ed ero abbastanza attratto dalla recitazione degli attori, mi piacevano soprattutto i film americani degli anni 90 quando ero adolescente.

Nello specifico quali erano i preferiti?

Da bambino ero letteralmente rapito da Jim Carrey, imitavo tutti i suoi film e cercavo di attirare l’attenzione dei miei compagni di scuola, di più amici possibili e dei miei genitori. Il primo film che mi ha completamente stravolto è stato The Mask ma mi sono piaciuti anche gli altri. Ero molto sensibile al genere demenziale ed ero trasportato da quel linguaggio. Ero completamente rapito da Tonino Accolla, la sua voce riusciva ad estraniarmi completamente dalla realtà. E’ stato il doppiatore che ho preferito da sempre. Per me era una sorta di Dio. Crescendo ho cominciato ad apprezzare il cinema d’autore con film come Schindler’ s List e American Beauty. La mia passione per il cinema ed in generale per l’Arte è stata sostenuta dai miei genitori, dai miei fratelli. Per fortuna ho vissuto in un contesto familiare sereno che ha contribuito ad alimentare la mia passione per il cinema. Mio padre mi fece vedere Invito a cena con delitto e Frankenstein Junior. Hanno cercato di alimentare in noi una curiosità sempre più crescente.

In TV hai lavorato in “Rocco Chinnici E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte”. Ricoprivi il ruolo di Manlio Averna, il marito di Caterina, la sorella del Magistrato ucciso dalla Mafia.

cms_21656/2.jpgE’ stata una cosa ex novo perché avevo lavorato in “Cento Vetrine” ma partecipare è stata un’esperienza molto significativa. Siamo stati a Palermo, abbiamo conosciuto la famiglia, abbiamo girato nei luoghi dove si sono svolti eventi tragici. Essendo del Sud è stato un po’ come trovarsi a casa.

Ho avuto la possibilità di cimentarmi in un lavoro diverso.
Non ho avuto altre esperienze perché lavoro nel Paradiso delle Signore da tre anni e sono molto impegnato. All’inizio la mia presenza era legata a poche scene, più che altro facevo l’amico stronzetto di Riccardo Guarnieri. Avevo un ruolo piuttosto marginale. Con il daily siamo riusciti ad avere dei notevoli risultati di ascolto. Sono soddisfatto perché è un lavoro impegnativo e corale anche se sono nati molti pregiudizi. Secondo me è uno dei prodotti più riusciti ed è anche trasversale. Mi chiamano le nonne degli amici, lo vedono i ragazzini. La cosa che più risalta all’occhio dello spettatore è la cura estrema della scenografia, soprattutto quella degli oggetti ed è come ritornare indietro nel tempo. E’ come se per loro fosse un revival e nello stesso tempo fossero accompagnati in un viaggio all’indietro che attraverso dei dettagli fa riemergere nello spettatore delle cose che adesso non esistono più. La scrittura è molto misurata. Gli autori hanno un grandissimo rispetto su tutto. Noi giriamo nell’arco di nove mesi e gli autori spesso prendono spunto da qualcosa che nasce sul set. E’ un lavoro molto stimolante che ci allena tantissimo e ci fa vivere cose che non abbiamo vissuto. Ci arricchisce culturalmente, ci fa rivivere le tendenze degli anni 60 in cui era esploso il boom economico. C’era un’atmosfera totalmente diversa da quella che viviamo oggi. Ci mostra la figura della donna in primo piano, la conquista della propria indipendenza e tant’altro. E’ come se fosse una coperta calda in cui rifugiarsi. Alcuni dicono che in quella mezz’ora spengono il telefono e non vogliono pensare ad altro. Vogliono solo rilassarsi.

Quando gli autori non trovano più stimoli a cui appellarsi chiudono la storia e i personaggi se ne vanno ma a volte tornano. Ne arrivano altri e questo tipo di serialità dà modo agli autori di sfruttare questo tipo di meccanismo.

cms_21656/3.jpegIl tuo personaggio è cresciuto e devo dire che è diventato anche un po’ più simpatico… Dopo la morte di Bergamini senior hai preso le redini dell’azienda paterna e sei andato incontro ad una serie di problemi. Com’è stato il passaggio?

Molto stimolante! Prima ero quasi un personaggio bidimensionale, da quando la produzione mi ha fatto entrare nel vivo degli intrecci della serie e attraverso il rapporto con mia moglie, Gabriella, c’è stata una sorta di cambiamento radicale perché Cosimo si è ritrovato di fronte ad una donna che lo ha messo in crisi e gli ha fatto abbassare un po’ la cresta.

Eri un figlio di papà come Riccardo Guarnieri, tu forse eri un po’ più responsabile!

All’inizio della serie sono stato un figlio di papà, una figura composta, affettata, arrogante e non potevo cambiare la dimensione del mio personaggio, un giovane della Milano bene che in qualche modo viene un po’ stordito da una figura femminile positiva forte e che riesce a farlo riflettere e maturare. Ha avuto un processo di sensibilizzazione molto forte da parte di Gabriella e piano piano le cose sono andate avanti. Il passaggio drastico c’è stato dopo la morte del padre perché si è trovato a gestire tutto da solo sia in famiglia che in azienda. Aveva un rapporto poco sereno con lui e ne era anche succube. Il percorso di crescita ed il superamento degli ostacoli più significativi sono avvenuti dopo la morte del padre. Ha cercato di gestire la madre malata di Alzheimer, il fallimento della sua azienda. Il profilo psicologico del personaggio ha subito una devastazione che grazie alla forza dell’amore di sua moglie, lo ha salvato. Un uomo che decide di vivere ed affidarsi a lei. Da solo non ce l’avrebbe mai fatta! Con lei è riuscito a toccare delle sfere emotive e sentimentali completamente nuove, la gentilezza, la bontà d’animo, la generosità. Gradualmente ho cercato di addolcire questo personaggio. Nelle ultime puntate vediamo un Cosimo che sta rientrando nella sua sfera di calcolatore perché è ossessionato dalla verità sulla morte del padre e non vuole fare dei passi indietro anche se poi dovrà farli. Il percorso più critico del mio personaggio avverrà in queste ultime puntate. Sarà sempre un po’ in bilico tra il vendicare la morte del padre e fare chiarezza sui fatti. La sua crisi si soppeserà tramite il sostegno che gli darà la moglie.

cms_21656/4.jpgHai fatto un videoclip con Brunori sas!

E’ stato un bel lavoro, eravamo tra amici e conoscevo Giacomo Triglia il Regista perché avevo già lavorato con lui. Ho avuto la fortuna di conoscere Dario Brunori. Sono molto soddisfatto del risultato perché è molto significativo per me. Racconta una dimensione che un po’ mi appartiene, il ritrovarsi in una situazione e raccontarla con una certa leggerezza, come avviene sempre nei testi che scrive Dario. E’ stato girato nella mia città, Cosenza. La scrittura, la musica e la regia si sono incastrati alla perfezione e mi hanno portato ad andare avanti nel mio lavoro, per riprovare le stesse emozioni.

Con la pandemia cosa è cambiato sul Set?

E’ stato molto intenso, al di là dei protocolli che sono stati molto severi, com’è giusto che sia ma è stato molto stancante il barcamenarmi tra sentimenti contrastanti.

Avete già finito di girare gli episodi del Paradiso delle Signore, sei impegnato in altre cose?

Non ho nessuna prospettiva. In primis devo un po’ riposare e riprendermi dalla stanchezza che mi porto dietro. In seguito come tutti gli attori cercherò di fare più provini possibili e spero di poter girare un film per il cinema. Nei tre anni di lavoro al Paradiso ho fatto dei progetti indipendenti a teatro.

Cosa ne pensi della riapertura dei teatri all’aperto, il 26 aprile?

cms_21656/5.jpgCi sono molte contraddizioni perché se sono aperti i Set che di solito hanno anche duecento persone perché non aprire i teatri e i cinema con le dovute precauzioni? In questo modo si lasciano a casa una miriade di persone che sopravvive e vive con il mondo dello spettacolo e che da più di un anno vive in cassa integrazione o con gli aiuti dello Stato. Per me non è stata una scelta lungimirante. Significa non aver ragionato bene sulla cosa ossia sedersi ad un tavolo e affrontare bene la gestione del pubblico e quant’altro. Non c’è stato un approfondimento e neanche il tentativo di giungere ad una soluzione. Ricordiamo che il nostro mondo non è composto solo da attori ma anche dalle maestranze. Siamo stati molto responsabili nel rispondere alla criticità del momento e l’avrebbe fatto anche chi frequenta i Teatri e i Cinema. Bisognava trovare un modo per far sì che si potessero aiutare le piccole realtà teatrali.
Quando c’era stata quella piccola parentesi di apertura, il pubblico teatrale aveva già dimostrato la propria responsabilità. Nell’arco di un paio d’ore si riesce a vedere uno spettacolo con la mascherina.
Non c’è stata l’intenzione di trovare una soluzione a sostegno dell’artista che ha smesso di esprimersi perché costretto ad interrompere il suo lavoro. Le conseguenze sono non solo dal punto di vista economico ma anche psicologico.

Elisabetta Ruffolo

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